STATI UNITI VIAGGI

Da Sanibel a Orlando, a cercar conchiglie nel cuore della Florida

Tempo fa ho raccontato di un viaggio nelle Keys, continuato lungo la costa occidentale della Florida fino a Naples e poi a Sanibel. A volte dimentico di esserci stata, perché è uno Stato così lontano dalle mie solite mete, fredde e nordiche. Eppure, a dispetto del caldo e dello stile “vacanziero americano” che non mi appartiene, la Florida è bella. Un lembo di terra che si allunga nel mare, immersa nella luce del sole. Una penisola che gli americani usano come parco divertimento, casa della pensione, luogo di vacanze. Una parola mi viene in mente, pensando alla Florida: relax. Chill out. Adesso che l’estate si avvicina, voglio tornare con il pensiero alla terra azzurra, verde e bianca che profuma di salsedine. Stavolta partiamo da un’isoletta sul Golfo del Messico e andiamo a Orlando, passando per il Crystal River.

La spiaggia di Sanibel Island

Sanibel e i cercatori di conchiglie

Non ne avevo mai sentito parlare. Sanibel, non distante da Fort Meyers, è un’isoletta che fa parte della barriera corallina del Golfo del Messico. Ed è una delle mete preferite dai cosiddetti shell seeker, i cercatori di conchiglie. Le sue spiagge sono formate da frammenti color madreperla e conchiglie “disabitate”, portate a riva dalle maree. Se volete provare a cercare le conchiglie, camminate a riva, lungo la linea lasciata dalle onde più alte. Quando si ritirano, troverete i fossili tra la sabbia. Così ci ha detto un vecchio pescatore che abitava in una casetta blu sull’isola, in riva al mare. Come Captiva Island, anche Sanibel conserva un fascino selvaggio e silenzioso ed è il regno degli aironi, dei pellicani e delle tartarughe di mare, che trovano rifugio nelle baie e tra le mangrovie.

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 Attraversata da due strade che portano agli hotel, al faro e alle spiagge, Sanibel vanta spiagge meravigliose. La più appartata è Lighthouse Beach, bianca e dominata da faro. Lo visitiamo verso il tramonto, quando la luce dorata si riflette nell’acqua. La più appartata è invece Bowman Beach e la più romantica Blind Pass. Così dicono. In realtà, l’intera isola è romantica nel senso letterario del termine: suscita emozioni e commuove con la sua bellezza. E ancora più bella è Captiva Island, più selvaggia nonostante le ville nascoste tra le palme. Il vento che soffia dal mare rende sopportabile il caldo torrido nelle ore centrali della giornata. Si cammina all’infinito sulla sabbia bianca, nel mare trasparente.

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CATAPULTATI NEGLI ANNI VENTI

Il ritorno alla macchina è un trauma. Parcheggiata sotto il sole, è rovente. Ancora bagnate, facciamo una sauna indesiderata mentre torniamo a Naples, dove dormiamo. L’hotel ci accoglie con l’aria condizionata e la promessa di un raffreddore. Il giorno seguente ci mettiamo in viaggio verso Nord, in direzione della baia di Tampa e Saint Petersburg. Nei dintorni, vale una sosta Sarasota per visitare Ca’ d’Zan, il simbolo americano dei ruggenti anni Venti, una villa in stile gotico veneziano con sale sontuosamente arredate, una splendida terrazza sul mare e un parco con alberi secolari. All’interno del museo sono custodite opere d’arte americane, europee e giapponesi. Una sezione speciale è dedicata al circo, con modellini, tende e tendoni. I proprietari della villa, John e Maple Ringling, possedevano infatti il più grande circo del tempo.

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Saint Petersburg e la sua baia

La Skyway Highway ci porta a Saint Petersburg, affacciata sull’omonima baia. I grattacieli si intravedono da lontano, oltre le ville che si affacciano sul mare. Una sosta lungo il molo permette di ammirare una Floating Chapel, una cappella costruita sull’acqua per le coppie che vogliono fare un matrimonio diverso dal solito. Proseguiamo verso il St Pete Pier, a cui stanno lavorando due team di architetti per la ristrutturazione. Da qui si riesce ad avere una splendida vista sulla baia, fino a Tampa.

Saint Petersburg è una città poco appariscente.

Eppure trasmette un’impagabile sensazione di libertà, con il suo stile informale e noncurante. Siamo in un piccolo hotel sul mare, non bello, ma circondato dal silenzio. Si gira a piedi nudi, perché dalla stanza usciamo direttamente sull’ampia spiaggia. La mattina, gabbiani e altri uccelli marini sono gli unici compagni della nostra passeggiata solitaria. La sera raggiungiamo la zona dei ristoranti in pareo, camminando sulla sabbia. Ceniamo in uno dei locali sul mare, con tavoli di legno e lampade di carta. La gente è allegra, beve birra e mangia pesce fresco. Ordiniamo anche noi gamberi e riso con una salsa piccante, e l’immancabile torta al limone.

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LE SPUGNE DI TARPON SPRINGS

Domenica. C’è aria ancora più vacanziere del solito. Decidiamo di raggiungere Tarpon Springs, che ci incuriosisce per la sua storia. Prima, però, ci fermiamo – attratte dal nome – a Clearwater, dove non troviamo nulla di sensazionale. Finiamo da Starbucks per rispondere al caldo torrido con un caffè ghiacciato con panna. Tarpon Springs non delude, per fortuna. Sede di una nutrita comunità greca che per anni si è dedicata al commercio delle spugne, la cittadina è un agglomerato di case dai colori vivaci, negozi che vendono spugne e pescivendoli. Nei ristoranti si mangiano Yemista (peperoni o pomodori ripieni di riso), insalata con salsa Tzatziki, e dolci della tradizione ellenica. Pranziamo con un delizioso Dolmades, foglie di vite ripiene di riso, cipolle, pomodoro e spezie. 

Crystal River

Esplorando il paese, ci ritroviamo in una chiesa ortodossa dove stanno celebrando un battesimo. Decise a visitarla, fingiamo di essere interessate ad assistere alla cerimonia: una ragazza vestita di bianco viene solennemente “liberata” dai suoi peccati con gesti rituali che sembrano non finire più, finché, intimidite dalle occhiate poco incoraggianti dei parenti della fanciulla, decidiamo di defilarci. Torniamo dalle nostre spugne e dai nostri pescatori, indugiamo ancora un’oretta nell’atmosfera allegra del posto e poi ripartiamo.

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I lamantini del Crystal River

La Florida è una lingua di terra che si può facilmente attraversare da ovest a est, ed è così che, lasciato il mare, ci si trova tra campi da golf e lagune. Il viaggio prosegue in direzione di Crystal River, dove ci fermiamo al Plantation Inn, un resort elegante e accogliente, un’oasi di silenzio in mezzo al verde pistacchio dei prati, sotto un cielo che si tinge di tutte le sfumature del rosa. Ville lussuose, barche che pigramente risalgono il fiume, le palme che ondeggiano leggere, tutto parla di un mondo di gente privilegiata, gli Americani che possono trasferirsi qui e passare le giornate a giocare a golf. Sembra il set di una serie tv, e non è la prima volta che, negli Stati Uniti, provo la sensazione di trovarmi in un film. È la realtà che imita la fantasia, o viceversa?

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VERSO ORLANDO

A Crystal River, la mia coraggiosa amica fa il bagno con i lamantini. Sono buffi mammiferi chiamati “mucche del mare”, erbivori che pascolano nell’acqua. Noi pigre ce ne stiamo in piscina, prima di metterci in moto verso Orlando. Il paesaggio cambia in fretta. Lungo la strada si incontrano boschi di cipressi intervallati da paesini isolati e grandi dimore in stile Via col Vento. Ci fermiamo in un locale lungo la strada, uno di quelli frequentati dai motociclisti. Infatti incontriamo un gruppo di pittoreschi poliziotti in moto che ordinano pizza e birra. Qui serve una piccola parentesi. Non dimenticate mai golf e sciarpa quando entrate in un hotel o in un ristorante. Io detesto caldo e umidità, ma l’aria condizionata è peggio. Il raffreddore è assicurato.

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IN UN PARCO DIVERTIMENTI

Con il nostro bicchierone da asporto, torniamo in macchina e riprendiamo la strada tra i boschi, finché Via col Vento non lascia il posto all’inconfondibile atmosfera da parco di divertimenti che caratterizza Orlando, con un susseguirsi di negozi di souvenir, outlet che sembrano costruiti con i mattoncini Lego e indicazioni per Disneyland ovunque. Cediamo al richiamo dello shopping e ci fermiamo al Buena Vista Lake Outlet, dove non riusciamo a resistere a un’altra tentazione: prendere un caffè Illy in America. Il problema, negli Stati Uniti, è che sembra sempre di dover comprare per forza, perché dove lo trovi poi quel paio di scarpe in Italia, a quel prezzo? E così ti ritrovo con capi che sul posto mi sembravano irrinunciabili, mentre a casa rivelano i loro difetti. Almeno, questa è la conclusione che abbiamo tratto dopo svariati acquisti inutili. E da allora ho abbracciato il minimalismo.

Altra cosa americana che travia facilmente: il cibo. Lungo la strada ci imbattiamo in una Cheesecake Factory e finiamo sedute a un tavolino, con un’enorme fetta di cheesecake davanti e la consapevolezza che le catene non sono mai la scelta migliore. Ma tant’è, nella città dei parchi a tema abbandono la mia ricerca del caffè carino e accogliente e mi lancio in quest’esperienza mistica. La mia cheesecake alla vaniglia non è male, anche se non la definirei il trionfo della leggerezza. Ma a Orlando, tra le palme, le insegne enormi, Pizza Hut ovunque, Disneyland e Harry Potter, va bene così. Siamo nel mondo dei balocchi.

  1. Io sono stata in Florida per pochi giorni qualche anno fa, facendo prima tappa a Miami, poi alle Keys: è uno di quei viaggi che vorrei rifare, anche per avere la possibilità di vedere alcuni dei posti favolosi di cui hai scritto tu. Hai colpito nel segno: la sensazione è proprio quella di essere dentro un film!

    • Grazie Silvia! E’ una sensazione stranissima, sarà che siamo tutti abituati fin da piccoli a vedere i film e le serie tv americane, ma quando vado negli Stati Uniti, ogni luogo mi ricorda una storia… è come se quel Paese fosse un immenso set!

  2. Da piccolina adoravo cercare conchiglie sulla spiaggia… altro che castelli di sabbia!
    Penso che mi perderei le ore alla ricerca di quella giusta! <3
    Ahhh, la Florida, un'altra fantastica parte degli USA che vorremmo davvero conoscere a fondo!
    Grazie per averci raccontato di questa tua bellissima esperienza. <3

  3. Grazie a te per averla letta! La Florida è proprio bella, non me l’aspettavo così varia e con tanti posti da scoprire. E non ho ancora raccontato della costa est! Anch’io sono sempre stata una “cercatrice” di conchiglie appassionata <3 Ho anche provato a fare le collane, forandole e infilandoci il cordoncino: da bambina mi facevano sentire molto esotica 🙂

  4. Che bel racconto Ilenia! Mi piacerebbe andare in Florida, ancor più adesso che sto seguendo Bloodline (sono malata di serie tv) ambientata proprio lì (hai proprio ragione quando dici che tutto ricorda un film in America😉). Anche io trovo insopportabile la mania dell’aria condizionata altissima. Quando vado in America purtroppo so che l’antibiotico non può mancare in valigia😞 . Ciao!

    • Grazie mille Alessia! Non so quale sia il problema degli americani con l’aria condizionata, non ce la fanno a tenerla a livelli accettabili… entri negli hotel e sembra di stare al Polo Nord. In Florida è ancora peggio… quindi sì, antibiotico in tasca! un abbraccio 🙂

  5. Che splendore! Credo che mi innamorerei di Sanibel all’istante, io adoro le conchiglie! Credo che si sia già capito dal titolo del mio blog 😛
    Ho citato solo Sanibel, ma l’intero racconto è molto interessante, dal bagno con i lamantini (carinissimi!) alle descrizioni dei paesaggi 🙂

    • Grazie Fabiana! Pensando alle conchiglie, mi è venuto subito in mente il tuo blog.
      Sarebbe bello andarsene in giro per il mondo a cercare conchiglie: così si scoprirebbero le spiagge più affascinanti e nascoste! Chissà, potrebbe essere un’idea 😉

  6. che foto paradisiache…..

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