Da Sanibel a Orlando, a cercar conchiglie nel cuore della Florida

Tempo fa ho raccontato di un viaggio nelle Keys, continuato lungo la costa occidentale della Florida fino a Naples e poi a Sanibel. A volte dimentico di esserci stata, perché è uno Stato così lontano dalle mie solite mete, fredde e nordiche. Eppure, a dispetto del caldo e dello stile “vacanziero americano” che non mi appartiene, la Florida è bella. Un luogo azzurro, verde e bianco, immerso nella luce del sole. Adesso che l’estate si avvicina, voglio raccontarvi di un’altra parte di quel lembo di terra che si allunga nel mare.. Stavolta partiamo da un’isoletta sul Golfo del Messico e andiamo a Orlando, passando per il Crystal River.

La spiaggia di Sanibel Island

Sanibel e i cercatori di conchiglie

Non ne avevo mai sentito parlare. Sanibel, non distante da Fort Meyers, è un’isoletta che fa parte della barriera corallina del Golfo del Messico. Ed è una delle mete preferite dai cosiddetti shell seeker, i cercatori di conchiglie. Le sue spiagge sono formate da frammenti color madreperla e conchiglie “disabitate”, portate a riva dalle maree. Se volete provare a cercare le conchiglie, camminate a riva, lungo la linea lasciata dalle onde più alte. Quando si ritirano, troverete i fossili tra la sabbia.

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Così ci ha detto un vecchio pescatore che abitava in una casetta blu sull’isola, in riva al mare. Come Captiva Island, anche Sanibel conserva un fascino selvaggio e silenzioso ed è il regno degli aironi, dei pellicani e delle tartarughe di mare, che trovano rifugio nelle baie e tra le mangrovie. Per gli amanti dei fari, una tappa obbligata è Lighthouse Beach. Qui si trova un suggestivo faro da visitare al tramonto.

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CATAPULTATI NEGLI ANNI VENTI

Da Sanibel si fa ritorno sulla terraferma attraverso un ponte nel blu e si procede verso Nord, in direzione della baia di Tampa e Saint Petersburg. Nei dintorni, vale una sosta Sarasota per visitare Ca’ d’Zan, il simbolo americano dei ruggenti anni Venti, una villa costruita in stile gotico veneziano con sale sontuosamente arredate, una splendida terrazza sul mare e un parco con alberi secolari. All’interno del museo sono custodite opere d’arte americane, europee e giapponesi. Una sezione speciale è dedicata al circo, con modellini, tende e tendoni. I proprietari della villa, John e Maple Ringling, possedevano infatti il più grande circo del tempo.

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Saint Petersburg e la sua baia

La Skyway Highway ci porta a Saint Petersburg, affacciata sull’omonima baia. I grattacieli si intravedono da lontano, oltre le ville che si affacciano sul mare. Una sosta lungo il molo permette di ammirare una Floating Chapel, una cappella costruita sull’acqua per le coppie che vogliono fare un matrimonio diverso dal solito. Proseguiamo verso il St Pete Pier, a cui stanno lavorando due team di architetti per la ristrutturazione. Da qui si riesce ad avere una splendida vista sulla baia, fino a Tampa.

Saint Petersburg è una città poco appariscente.

Eeppure trasmette un’impagabile sensazione di libertà. Siamo in un piccolo hotel sul mare, tutt’altro che bello, a dire il vero, ma circondato dal silenzio. La mattina, sulla spiaggia, gabbiani e altri uccelli marini sono gli unici compagni della nostra passeggiata solitaria. La sera raggiungiamo la zona dei ristoranti a piedi nudi, camminando sulla sabbia. Si può cenare in uno dei locali sul mare, che servono pesce fresco e piatti di sapore messicano, godersi l’atmosfera allegra e il profumo di sale.

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LE SPUGNE DI TARPON SPRINGS

Il giorno seguente è domenica, che trascorriamo a Tarpon Springs. Prima, però, ci fermiamo – attratte dal nome – a Clearwater, dove non troviamo nulla di sensazionale. Finiamo da Starbucks per rispondere al caldo torrido con un caffè ghiacciato con panna. Tarpon Springs, invece, mi sorprende. Sede di una nutrita comunità greca che per anni si è dedicata al commercio delle spugne, la cittadina è un agglomerato di case dai colori vivaci, negozi che vendono spugne e pescivendoli. Nei ristoranti si mangiano Yemista (peperoni o pomodori ripieni di riso), insalata con salsa Tzatziki, Dolmades (foglie di vite ripiene di riso, cipolle, pomodoro e spezie) e dolci della tradizione ellenica.

Crystal River

Esplorando il paese, ci ritroviamo in una chiesa ortodossa dove stanno celebrando un battesimo… e, per visitarla, fingiamo di essere interessate ad assistere alla cerimonia: una ragazza vestita di bianco viene solennemente “liberata” dai suoi peccati con gesti rituali che sembrano non finire più, finché, intimidite dalle occhiate poco incoraggianti dei parenti della fanciulla, decidiamo di defilarci.

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Sul Crystal River

La Florida è una lingua di terra che si può facilmente attraversare da ovest a est, ed è così che, lasciato il mare, ci si trova tra campi da golf e lagune. Il viaggio prosegue in direzione di Crystal River, dove ci fermiamo al Plantation Inn, un resort elegante e accogliente, un’oasi di silenzio in mezzo al verde pistacchio dei prati, sotto un cielo che si tinge di tutte le sfumature del rosa. Ville lussuose, barche che pigramente risalgono il fiume, le palme che ondeggiano leggere, tutto parla di un mondo di gente privilegiata, gli Americani che possono trasferirsi qui e passare le giornate a giocare a golf. Sembra il set di una serie tv, e non è la prima volta che, negli Stati Uniti, provo la sensazione di trovarmi in un film. E’ la realtà che imita la fantasia, o viceversa?

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VERSO ORLANDO

A Crystal River, la mia coraggiosa amica fa il bagno con i lamantini. Sono buffi mammiferi chiamati “mucche del mare”, erbivori che pascolano nell’acqua. Noi pigre ce ne stiamo in piscina, prima di metterci in moto verso Orlando. Il paesaggio cambia in fretta. Lungo la strada si incontrano boschi di cipressi intervallati da paesini isolati e grandi dimore in stile Via col Vento. Ci fermiamo in un locale lungo la strada, uno di quelli frequentati dai motociclisti. Infatti incontriamo un gruppo di pittoreschi poliziotti in moto che ordinano pizza e birra. Qui serve una piccola parentesi. Non dimenticate mai golf e sciarpa quando entrate in un hotel o in un ristorante. Io detesto caldo e umidità, ma l’aria condizionata è peggio. Il raffreddore è assicurato.

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IN UN PARCO DIVERTIMENTI

Con il nostro bicchierone da asporto, torniamo in macchina e riprendiamo la strada tra i boschi, finché Via col Vento non lascia il posto all’inconfondibile atmosfera da parco di divertimenti che caratterizza Orlando, con un susseguirsi di negozi di souvenir, outlet che sembrano costruiti con i mattoncini Lego e indicazioni per Disneyland ovunque. Cediamo al richiamo dello shopping e ci fermiamo al Buena Vista Lake Outlet, dove non riusciamo a resistere a un’altra tentazione: prendere un caffè Illy in America.

In compenso, ci imbattiamo in una Cheesecake Factory e finiamo sedute a un tavolino, con un’enorme fetta di cheesecake davanti e la consapevolezza che le catene non sono mai la scelta migliore. Ma tant’è, nella città dei parchi a tema abbandono la mia ricerca del caffè carino e accogliente e mi lancio in quest’esperienza mistica. La mia cheesecake alla vaniglia non è male, anche se non la definirei il trionfo della leggerezza. Ma a Orlando, tra le palme, le insegne enormi, Pizza Hut ovunque, Disneyland e Harry Potter, va bene così. Siamo nel mondo dei balocchi.

DOVE, COME, QUANDO

Se non siete già in viaggio attraverso la Florida, potete volare su Fort Meyers, a pochi chilometri dall’isola. Sanibel è attraversata da due strade soltanto. Portano  al Visitor Center, ai negozi, agli hotel, al faro e alle spiagge lungo Gulf Drive.  A Sanibel, le spiagge migliori sono Bowman’s Beach, la più appartata, Lighthouse Beach, bianchissima e dominata dal faro, e la romantica Blind Pass beach, la più settentrionale dell’isola. Splendida è Capitva Island con la sua lunga spiaggia candida e selvaggia, accanto a Sanibel.

La stagione peggiore è l’estate: calda, umida e a rischio tornado. Non a caso la Florida è la meta ideale per le vacanze d’inverno, per gli americani. Sul mare, in realtà, il clima è sempre piacevole, grazie al vento e all’aria fresca della sera.