Le due stagioni di Stoccolma: racconti e ricordi della capitale svedese

La prima volta che sono stata a Stoccolma faceva così freddo che ricordo con autentico piacere solo il caffè in cui mi sono rifugiata a Gamla Stan, dove una signora sorridente mi ha fatta sedere accanto al fuoco e servito una cioccolata fumante per aiutare il disgelo. Non ero vestita in modo adeguato per le temperature invernali. Mi ero fatta prestare un piumino che, detto tra noi, qualsiasi persona dotata di buonsenso metterebbe in autunno. E non avevo quelle sciarpe di lana che avvolgono come bozzoli, né un berretto caldo o guanti da sci. Regola numero uno quando si va al Nord in inverno: coprirsi. Gli strati non sono mai troppi. In un clima irreale, con il sole che tramontava nel primo pomeriggio e il ghiaccio sulle strade, mi ero innamorata però della città vecchia, simile a un borgo di streghe e gnomi.

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RICORDI DI STOCCOLMA D’INVERNO

Erano gli ultimi giorni dell’anno e la Svezia era coperta di neve. Io e la mia amica ci eravamo messe in testa di passare il Capodanno al Nord, perché chi non vorrebbe provare l’emozione di stare vicino a Babbo Natale? Il passaggio a Copenhagen e il vento gelido, spietato, del castello di Amleto avrebbero dovuto fare vacillare il mio credo sulla bellezza dell’inverno nordico. E invece no. Dall’aereo, le isole dell’arcipelago di Stoccolma illuminate mi sembravano le dimore delle fate. L’albergo, in centro, caldo e accogliente, mi aveva illuso che tutto sommato non facesse “poi così freddo”.  In una delle cortissime giornate nordiche, approfittando delle ore di luce, mi ero avventurata nello Skansen, il museo all’aperto, sentendomi come una delle anatrine congelate sul laghetto. Il primo giorno dell’anno mi ero trascinata a Uppsala, la città universitaria. Quel giorno era una distesa bianca da cui spuntavano i tetti delle case. Nel viaggio di ritorno, guardando i palazzoni moderni alla periferia di Stoccolma, la mia amica disse, sconsolata: sembrano cimiteri. Io invece, ostinata nel mio amore per ogni cosa nordica, negavo. Ma no, sembrano tante lucine. Intanto, una signora svedese raccontava storie di streghe che si riunivano intorno al fuoco.

Stoccolma - barche

strane esprienze nordiche a stoccolma

La sera di Capodanno, incerte sul da farsi, chiedemmo a un conoscente dove andare a cena. Lui, giovane e naturalmente biondo, sorrise e senza dubbio alcuno ci prenotò un tavolo in un locale “cool”. Già. Il locale era bello davvero, buona musica, gente giovane e affascinante. Qualcosa, però, non tornava. Erano quasi tutti uomini, tranne che per qualche sparuto tavolo di ragazze alte, magre e sorridenti. Solo a mezzanotte, l’ora degli auguri e delle effusioni, scoprimmo l’arcano. Era un locale gay. Allora mi ricordai che ero in Svezia, paese libero e laico, lontano dai pregiudizi del Sud. Il biondo conoscente aveva dato per scontato che fossimo una normalissima coppia. Il giorno dopo, di ritorno da Uppsala, ci incontrammo con un’amica italiana che conviveva con uno svedese. Bello, biondo, altissimo. Ci scarrozzò per le vie di Stoccolma e ci portò a cena in un ristorante italiano, forse pensando che non avremmo gradito renna e salmone. Ma fu divertente. La casa dove abitavano era bianca, con comodi divani, lanterne e tutti gli oggettini Ikea che mettono a dura prova la carta di credito. Mi innamorai dell’arredamento nordico all’istante.

RITORNO IN SVEZIA

Anni dopo, ovviamente, decisi di tornare. Un’amica di famiglia decantava le meraviglie della Svezia d’estate, il ponte sul mare, i boschi, le isole, i musei. Come potevo perdermi tutto questo? Quando mi trovai davanti uno speciale di Dove, la rivista che leggevo come fosse la Bibbia, dedicato alla Scandinavia, pensai: kismet. Destino. Ci devo tornare. Convinsi i miei genitori a intraprendere un viaggio in macchina da Milano a Stoccolma, passando per Copenhagen, con una lunga esplorazione della Svezia meridionale. Fu un viaggio di quelli che, anni dopo, ricordi come un miraggio, un’esperienza che sei grato all’universo di avere fatto. E fu la conferma che io sono nata nel paese sbagliato. Io sono nordica dentro. Non c’è niente da fare.

Comunque: del viaggio in sé magari parlerò un’altra volta. Torniamo a Stoccolma, che con il sole mi sembrò una città diversa. Nuova, anche se familiare. Per strada diluviava, perché la Svezia è così: grandi acquazzoni sulle strade deserte, con i cartelli che avvertono di fare attenzione al passaggio degli alci. Ma, quando la capitale cominciò ad apparire all’orizzonte, le nuvole si dissolsero. Entrammo a Stoccolma sotto un cielo azzurro e sgombro di nubi, con un vento piacevole che soffiava dal mare. 

Le viuzze strette di Gamla Stan a Stoccolma.

STOCCOLMA D’ESTATE: UNA CITTÀ D’ACQUA

Una cosa che ho imparato vedendo Stoccolma d’estate, è che per capirne l’essenza bisogna viverla sull’acqua. Prendere i traghetti, attraversare i ponti, osservare la gente che fa il bagno. Si tuffano dai moli di legno, approfittando del momento di grazia dei 28 gradi. L’ho sempre pensato, in realtà: le città costruite sulla baia hanno una marcia in più. Sono immerse in un’atmosfera particolare, data dall’incontro tra uomo e natura. Stoccolma è un arcipelago, un mosaico di isole verdi che si raggiungono in barca, alcune abitate, altre deserte. Dal Municipio, un traghetto porta al palazzo di Drottingholm, su un’isola a ovest della città. Si attraversano baie e isolotti verdi, e l’invidia mi ha colto impreparata di fronte alle case con il molo privato, immerse nel verde. Il palazzo reale si stagliava contro il cielo blu, maestoso e severo con le sue torri e le sue guglie. Faceva caldo, ma non troppo. Il clima ideale. Ah, quanto amo l’estate nordica. Il palazzo si visita con la guida, attraverso sale lussuose ma discrete, come è tipico della cultura scandinava che è nemica dell’ostentazione. Anche i giardini sono sobri, ma eleganti. Un’isola-rifugio dal mondo. 

Alci a Skansen, Stoccolma

Indietro nel tempo: la nave vichinga

Un’isola è anche Djurgården, dove si trovano lo Skansen e il Vasa Museum. Non dimenticatevi di andare a vedere la nave vichinga, aveva detto la già citata amica di famiglia. E così, eccoci nel museo Vasa, dove è conservato un maestoso vascello vichingo di legno del diciassettesimo secolo. Fu recuperato dal fondo del mare dove era affondato a causa del peso eccessivo dei cannoni. Di quella visita, ricordo la meraviglia. Ero a bocca aperta davanti alla nave così ben conservata, con le vele che sono ancora quelle originali. 

SKANSEN SOTTO IL SOLE

E finalmente, arrivò il momento di tornare dalle anatrine, che in quella stagione scivolavano beate sulla superficie del lago. Skansen aveva un altro aspetto con il sole e il caldo. Il museo all’aperto era un trionfo di verde. Le case di legno, dipinte di giallo, rosso, bianco, color cioccolato, erano aperte al pubblico, mentre in inverno le avevo trovate desolatamente chiuse. D’accordo, è una splendida trovata turistica, una di quelle che manda in un brodo di giuggiole i turisti che non sanno più cosa fotografare e quali ninnoli comprare. Ma le case tradizionali svedesi sono affascinanti, con il loro aspetto di dimore delle bambole. E tra stufe, pentole e cuffiette, si finisce per subirne l’incantesimo. Una delle soste più gradite è stata quella nella panetteria che sforna i kanelbullar, i dolci tipici svedesi con tanta cannella. I bambini erano più interessati agli alci e agli altri animali che popolano lo Skansen, raccolti qui per la gioia dei visitatori. 

Gamla Stan, Stoccolma

ADORABILE GAMLA STAN

Visto che si sta parlando di isole, non si può che approdare a Gamla Stan. Sì, proprio lei, la città vecchia. Grazie alle mie conoscenze di norvegese, so che gamla è il femminile dell’aggettivo che significa “vecchio”, una parola che mi piace tanto. Non ha un suono caldo e accogliente, che ricorda una vecchina che fila la lana? Il nucleo storico di Stoccolma è una cartolina, un presepe, un villaggio di gnomi, l’incarnazione del Nord come tanti se lo immaginano. D’inverno mi era sembrata ancora più misteriosa, più magica, con la neve e i piccoli caffè in cui infilarsi per ordinare torta e cioccolata calda, o i negozi a tema natalizio in cui perdersi per ore.

D’estate ha un altro aspetto. Ci siamo andati la sera, tutte le sere, in realtà, a caccia di ristoranti per la cena. Sulla piazza principale, con la fontana al centro, si affacciano le case colorate dai tetti ricamati. Arancioni, color ocra, azzurro chiaro. Nelle viuzze circostanti si scovano negozietti, panetterie, cabine telefoniche artistiche, gallerie, botteghe che vendono berretti, calzini e altre amenità molto utili nella lunga stagione fredda. 

Gamla Stan, piazza

E LA CUCINA SVEDESE?

Arrivo con gioia alla parte sulla cucina, che meriterebbe un manuale. Ma ci accontenteremo. L’idea che generalmente si aveva, in passato, della cucina nordica era ristretta a burro, salmone, carne di renna, aringhe e pane scuro. In effetti, basta entrare in un ristorante tradizionale di Stoccolma per avere la conferma che quelli sono i prodotti classici del posto. Le campagne salutiste e la tendenza degli svedesi a essere sempre “avanti”, però, ha permesso di trasformare i piatti monotoni di un tempo in qualcosa di diverso, combinazioni di sapori e ingredienti che hanno reso la cucina nordica famosa nel mondo. Prima di arrivare in Scandinavia, per esempio, ignoravo in quanti modi si potessero cucinare le aringhe. Oppure come fosse possibile rendere gustoso l’halibut, un pesce bianco dal sapore neutro. Non credevo che l’insalata di patate potesse essere un piatto che chiama il bis, o che il salmone al forno mi piacesse quasi quanto la torta di mele. 

Gamla Stan, case

Se siete vegetariani e non vi posso convincere a lasciare da parte le vostre idee almeno in Scandinavia,  sappiate che esiste un posto chiamato Hermitage (St. Nygatan 11), un ristorante a buffet di stampo vegetariano, con piante verdi e cesti di erbe aromatiche ovunque. E poi ci sono i dolci svedesi. La torta di mele. Il cinnamon roll. Chokladkoppen, Stortorget 18, è uno di QUEI posti. Quelli in cui ti ritrovi seduto con una super fetta di torta che vorresti non finisse mai, e un cappuccino in una tazza larga con una schiuma cremosa – ammesso di trovare il barista bravo.

LA STOCCOLMA MODERNA 

Abbandonata la parte vecchia, c’è una città da esplorare. Faccio una premessa: la Stoccolma moderna non mi ha entusiasmato. In realtà, come per Helsinki o Copenhagen, bisognerebbe viverci per un po’, per capire cos’hanno di speciale i quartieri meno caratteristici, in apparenza più anonimi. A Stoccolma, per esempio, si va a caccia di design. I negozi di oggetti per la casa, ma anche vestiti e accessori, non si contano. Nelle mie visite alla capitale svedese non mi sono ancora avventurata nel museo della fotografia, il Fotografiska, o in quello di arte moderna, Moderna Museet. Così come non ho preso la metropolitana, che invece è un monumento cittadino. Alcune stazioni sono decorate con luci, graffiti, installazioni, piastrelle colorate. Ho vagato invece per le vie di Södermalm, il quartiere bohémien, dove si trovano negozi di design, di seconda mano e vintage, oltre a tanti caffè. 

Palazzo della Stoccolma moderna.

Tre indirizzi per la pausa caffè

A proposito di caffè: gli abitanti di Stoccolma vanno da Johan & Nyström, un locale in puro stile scandinavo. Oppure da Fabrique, una bakery con diverse sedi dove ci si perde tra pane e dolci cotti nel forno a legna. Se vivessi nella capitale svedese, passerei qualche pomeriggio da Sthlm Rawsulle panche con i cuscini bianchi e verdi, davanti a una raw cheesecake.

Mentre scrivo, mi chiedo come sia vivere a Stoccolma: vederla per pochi giorni non aiuta a rispondere alla domanda. La ragazza italiana incontrata in quel freddo inverno non aveva dubbi che fosse la sua città. Si vive bene, mi aveva detto, è tranquilla ma c’è sempre qualcosa di nuovo da fare. Nei lunghi inverni trascorreva il tempo tra l’università e la casa. Nel weekend andava a pranzo dai suoceri, vedeva tanti film, leggeva tanti libri. D’estate stava all’aria aperta, esplorava il paese. Tutto funziona. Non si respirano lamentele. Ma come sempre, dipende da chi si ha intorno. La solitudine può ferire anche qui, nello Stato felice del welfare.

  1. In questi giorni, in un modo o nell’altro, ho sentito spesso parlare di Stoccolma e di quanto sia magnifica la Svezia. Forse anche questo tuo bellissimo articolo vuole dirmi che è tempo di tornare in Nord Europa. Quanta nostalgia dei kanelbullar e del caffè svedese, del Vasa e dello Skansen! E quell’invidia di cui parli, beh, non ti nascondo che l’ho provata anch’io a vedere certe casette in quel di Hammarby…

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      Ma sai che anch’io sono tempestata di notizie, articoli e storie che riguardano il Nord Europa? Credo che, in qualche modo, ci siano dei “richiami” e forse hai ragione tu, è tempo di tornarci. Ciò che mi manca qui è il senso di tranquillità che si respira in Scandinavia, il verde, il silenzio. E le case affacciate sull’acqua…

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