EUROPA NORD VIAGGI

Felicità è (anche) bere un caffè sui gradini di casa

Si parla molto, ultimamente, della “ricetta della felicità” dei Paesi del Nord. Per spiegare come mai gli inverni infiniti non tolgano il sorriso ai nordici, si fa appello alla filosofia hygge, al welfare, al contatto con la natura, agli elfi, alla vicinanza con Babbo Natale. Ma c’è di più. Perché la felicità non è intesa come euforia, ma come soddisfazione personale, serenità, benessere generale. Non pensiamo alla felicità come all’assenza di problemi e, soprattutto, non identifichiamola con il successo o il riconoscimento sociale. Piuttosto, cerchiamo di immaginare una sensazione di calma interiore, la capacità di godersi il momento, la valorizzazione di ciò che abbiamo. Anche l’Olanda rientra nel novero degli stati con l’indice di felicità più alto del mondo. Anche qui l’inverno è lungo, freddo, piovoso, buio – in una parola, insopportabile. Non ci sono montagne vicine dove andare a sciare, laghi cristallini per le gite del weekend, e le spiagge non sono propriamente caraibiche. Eppure, osservando gli olandesi, ho la sensazione che le statistiche abbiano ragione.

felicità è bere un caffè sui gradini di casa

Fuori dagli schemi

È sabato, fa caldo, il sole picchia come in Italia ma, grazie al vento fresco, si sopporta senza fatica. Il cielo è blu terso, come accade di rado a queste latitudini. I canali di Amsterdam sono trafficati. Barche piene di olandesi che mangiano, bevono, ridono, scivolano sull’acqua color fango. Quando arriva l’estate, giovani e meno giovani si divertono così. In costume, con patatine, birre, succhi di frutta, biscotti, frutta fresca. C’è un traffico che mi ricorda Milano nell’ora di punta. Solo che qui sono tutti allegri.

Le case a piano terra, con le porte aperte e le finestre senza tende, lasciano intravedere gli interni. Una ragazza è seduta sui gradini con un libro e un caffè. Una coppia anziana si è sistemata sulla panchina accanto alla porta con due tazze di tè. Una famiglia ha portato fuori il tavolo e sta cenando, come se fosse in un ristorante all’aperto. Qualcuno ha perfino allestito un picnic in una piazzetta “londinese”, tra le case di mattoni rossi. Quando torno a casa, passo davanti alla Nordic Bakery di fianco al portone e vedo una donna seduta fuori, con un piatto di non so cosa (meglio non saperlo): si è tolta le scarpe e si è messa comoda a gambe incrociate.

L’arte di saper godere di ciò che si ha

All’improvviso mi sento in vacanza anch’io. Mi sembra di essere in un villaggio turistico, quando si torna dal mare, verso sera, e si sbircia nei bungalow delle persone che preparano la cena. Arriva profumo di cibo che si mescola a quello del mare. Si sentono le grida dei gabbiani. Ma basta girare l’angolo, attraversare un ponte e si precipita nel centro, più simile a una metropoli caotica che a un paesino. L’atmosfera allegra, comunque, non cambia. Parlando con chi vive in città da tempo, comincio a farmi un’idea di cosa possa essere questa famosa “felicità” olandese.

Qui nessuno ha aspettative troppo alte. Nessuno si lamenta, non in pubblico almeno. Quando piove, la gente va in bicicletta e si bagna. D’inverno non c’è niente da fare? Si godono la casa. Vanno in palestra. Oppure si si sfondano di birra, fumo e musica nei locali. Aspettando l’estate, quando il sole tramonta alle dieci di sera. Sanno che il bel tempo dura poco, perciò lo sfruttano al massimo. Gite in barca, weekend al parco oppure in spiaggia, porte spalancate, cene in piazza, e chi se ne frega se i passanti curiosi (stranieri) guardano. Colgono ogni occasione per stare all’aperto e divertirsi con quel che hanno.

La felicità è sedersi sui gradini di casa e stare bene

Quando si riesce a sfruttare al massimo ciò che si ha, essere soddisfatti è più semplice. Forse, più che chiederci cos’è la felicità, dovremmo interrogarci su cosa ci rende infelici nella vita di tutti i giorni, anche quando non c’è un motivo grave per esserlo. Volere sempre di più, per esempio, rende insoddisfatti. Desiderare una vita perfetta, anche. Ci insegnano che per essere contenti bisogna arrivare in alto, abitare in una casa con vista su Central Park o su una spiaggia californiana, lavorare in un grattacielo, fare carriera e viaggiare come trottole, il più lontano possibile. Ma una persona che ottiene tutto questo, è davvero felice? Avrà il volto sereno della ragazza seduta sui gradini di casa, a piedi nudi e con un caffè? Il successo ha sempre un prezzo, e non è detto che valga la pena pagarlo. Non è che ci convinciamo a volere certe cose perché pensiamo che servano per essere felici, senza preoccuparci di conoscerci a fondo e capire cosa serve a noi

Il punto, però, non è non avere sogni o ambizioni, sfondarsi di birra e andare in barca sui canali. Il punto è sfruttare quello che abbiamo a disposizione nel modo migliore per noi. Non spostare la felicità altrove, ma trovare il modo di averla vicina.

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