Terzani, un Indovino e il senso del Viaggio

Un indovino mi disse, tra tutti i romanzi di Tiziano Terzani, è quello che amo di più. Mi ha aperto gli occhi, mi ha indicato una strada. È diventato un talismano grazie al quale ho imparato a guardare la realtà in modo diverso, più sfumato. Lo sguardo del giornalista. Lo sguardo dello scrittore che non si accontenta di ciò che appare, ma cerca ciò che è nascosto. Terzani mi ha insegnato a osservare il mondo in modo diverso, cercando sempre di andare oltre l’apparenza. Mi ha mostrato come viaggiare, perché un viaggio non è un semplice spostamento, ma l’incontro con una cultura, una storia, un patrimonio di tradizioni e abitudini, una religione, un paesaggio, una cucina. Ed è difficile viaggiare bene.

Casa cinese - Hangzhou e Suzhou

UN INDOVINO GLI DISSE

Le storie hanno il potere di far pensare, di mostrare la realtà da un punto di vista nuovo e diverso. Per questo mi piace leggere tanto, prima e dopo un viaggio. Non c’è altro modo, credo, di avvicinarsi alla cultura di un luogo. Però vanno scelti i libri giusti, quelli che scavano a fondo, che raccontano senza filtri né pregiudizi, né facili entusiasmi. E la storia di Terzani mi ha trascinato in un Oriente che non conoscevo. Era il 1993 e Tiziano viveva in Thailandia, a Bangkok, quando decise di vivere per un anno senza prendere gli aerei. La profezia di un indovino di Hong Kong su un pericolo che avrebbe corso se avesse osato volare lo colpì suo malgrado, spingendolo a prenderla – per una volta – sul serio. E la “maledizione” si è trasformata in un’occasione incredibile. L’occasione di viaggiare sul serio, attraversando i confini e vivendo sulla sua pelle il mutare delle culture e dei paesaggi. Intanto le navi, i treni e gli autobus lo portavano da un paese all’altro, dall’Asia all’Europa.

Viaggiare secondo Terzani

Il suo racconto diventa ben presto una riflessione sull’animo umano, sulla politica e sulla storia, scritto con uno stile ironico, brillante, profondo. Lo stile di Terzani, che insegna a non porre dei limiti alla conoscenza. Invita a essere curiosi, a desiderare di scoprire il mondo, la gente, le abitudini e i cibi stranieri. Voglio essere ricordato come un viaggiatore, afferma Terzani nel libro. Ma chi è il viaggiatore? Non è certo il turista, né l’eremita che si ritira nei luoghi remoti per fuggire dal mondo. Il viaggiatore si tuffa, invece, nel mondo, per cercare di capire, di conoscere quanto è nascosto. Il viaggiatore si pone delle domande. Sale in vetta a una montagna e osserva il paesaggio, per capire quanto siamo piccoli di fronte alla natura e quanto le siamo legati. Studia la storia di un popolo e ne osserva le abitudini, si adegua alle sue regole, per non rompere l’armonia.

Una strada di Hengdian, in Cina.

…e sua moglie Angela

Dietro ogni grande scrittore, c’è una grande donna. Ma Angela Terzani non è soltanto la moglie di Tiziano, la compagna di una vita e di tanti viaggi ed esperienze. È una scrittrice, che in Giorni Cinesi e Giorni Giapponesi è riuscita a descrivere un mondo diverso, la società orientale vista attraverso gli occhi di un’occidentale e con la sensibilità femminile. Moglie e marito hanno sperimentato la vita quotidiana in diversi Paesi dell’Asia, trovando il modo di sentirsi a casa. Eppure, hanno avvertito la distanza culturale, la fatica e lo sconforto, anche, di chi vuole cercare di capire ma sa che non potrà mai farlo davvero. Hanno visto con delusione il processo di occidentalizzazione dell’Asia, la globalizzazione che ha divorato le vecchie tradizioni. 

GIORNI CINESI, GIORNI GIAPPONESI

Leggendo i due diari asiatici di Angela, si impara che è difficile entrare nella vita quotidiana di popoli così distanti da noi, geograficamente e culturalmente, ma è sempre possibile arricchirsi nel confronto e nella condivisione. Non si nascondono le difficoltà, i dubbi, i momenti di crisi, in cui lo “straordinario” risulta estraneo e la nostalgia dell’ordinario fa sentire il suo richiamo. Al Salone del Libro di Torino, Angela ha ricordato le esperienze di cui parla nei libri. E ascoltarla ha reso chiara la distanza tra chi guarda il mondo come lei, come loro, e chi si limita a sfiorarlo. Parlerò a suo tempo di questi libri meravigliosi.


Leggi anche: Giorni Giapponesi, un libro che fa pensare



SCRIVERE IL VIAGGIO

Da Angela e Tiziano ho imparato infine che non è facile scrivere il viaggio. Esistono molti modi per farlo e ognuno deve trovare il suo. Un indovino mi disse è un travel journal, sì, ma anche una raccolta di pensieri e riflessioni, un saggio di storia, un’autobiografia. L’Asia di Terzani è l’Asia di molti anni fa. Oggi le cose sono cambiate e lui è stato profeta, quando ha parlato della facilità con cui i cinesi spazzavano via il passato per fare posto al nuovo. Aveva ragione dicendo che il turismo di massa stava violentando il mistero delle culture antiche e dei luoghi nascosti, un tempo quasi irraggiungibili. E sapeva che, in nome del progresso, l’uomo avrebbe distrutto ogni cosa bella, sacra e pura. Non ci resta che scavare per scoprire la verità.

“Ogni posto è una miniera.

“Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.”

Un indovino mi disse, Tiziano Terzani, ed. Longanesi