Un caffè (americano) con Elena per scoprire la sua San Francisco

“…una città che sta scomparendo, in un’epoca in cui la conoscenza globale è a portata di click, e sembra non esserci più troppo spazio per il mistero”.
Non avevo mai pensato a San Francisco, a cui la frase si riferisce, in questi termini. A differenza di molti, non sono rimasta affascinata dalla metropoli californiana. Lo confesso a Elena Refraschini mentre prediamo un caffè (rigorosamente americano) da Hug, a Milano, e chiacchieriamo del suo libro. Si intitola San Francisco – ritratto di una città, è uscito nel 2017 ed è uno di quei testi che i viaggiatori desiderano avere in valigia. Un libro che mi ha aperto un mondo, portandomi in un luogo che ho visto più volte senza conoscerlo davvero. Un libro di quelli che ti trascinano, ti fanno dimenticare la routine quotidiana e ti portano via, lontano, ma non in un sogno: nella realtà.

San Francisco. Ritratto di una città.

Chiedo a Elena che cosa l’abbia spinta a scrivere di San Francisco. Sono curiosa di sapere dove è nato il suo progetto, come le è venuta quest’idea. Bisogna tornare indietro nel tempo, al 2004, quando un viaggio studio l’ha portata per la prima volta in California. Aveva scelto la meta sull’onda della passione per la beat generation, Kerouak e gli scrittori americani che hanno segnato un’epoca. Ma il suo primo impatto è stato con una casetta nello stile tipico della California del Nord, rivestita di glicine. Ad accoglierla c’era una signora che è diventata la sua nonna americana, una persona così importante nella sua vita che si sentono e si vedono appena possibile. “San Francisco non potrebbe esistere senza di lei, né lei senza San Francisco” dice Elena mentre mi racconta di questo legame speciale.

San Francisco

Un luogo di pionieri

Che cos’è che l’ha attratta della città? “L’aria oceanica”, risponde e capisco subito cosa intende. Non è soltanto il profumo di salsedine che si respira al porto. Non è nemmeno la vista sulla baia, o il clima mutevole. Piuttosto, penso si riferisca alla sensazione di trovarsi al confine del mondo – davanti, solo l’oceano. Se la California era la destinazione finale degli Stati Uniti all’epoca dei pionieri, San Francisco è la destinazione finale della California. Eppure non spaventa, perché è più raccolta di Los Angeles e, per noi europei, ha un’aria vagamente familiare.

Tante cose sono nate nella sua baia, comprese le famose startup che hanno cambiato il volto della Silicon Valley. A Elena, però, interessa piuttosto il lato umano della città, quello che sta scomparendo. I suoi mille strati, le sue tante sfaccettature. Credo che il libro rispecchi la struttura complessa di San Francisco, che conserva più stratificazioni di storia di qualsiasi altra metropoli americana. E lo stile di Elena scende in profondità, con una squisita attenzione ai dettagli e alle suggestioni, e una sensibilità poetica che trascina il lettore nell’anima dei luoghi.

I mille strati di San Francisco

“Non lo direste mai, ma passeggiando per queste stradine perpendicolari ombreggiate dai lauri e contornate da ristoranti e negozi alla moda riusciremo a riportare in vita la turpe città di frontiera fatta di saloon, bordelli e case da gioco.”Così leggiamo all’inizio del secondo capitolo, “Delitto e Castigo”, dedicato alla storia del crimine cittadino. Il più difficile da scrivere, confessa Elena. E uno dei più interessanti, aggiungo io. Non sapevo quante storie cupe e raccapriccianti si nascondessero nella storia del luogo, come quella della feroce Miss Piggot, barista in un saloon. Somministrava ai malcapitati un cocktail micidiale e… be’, lo scoprirete leggendo.

Elena - Storie di San Francisco

Raccontare tanti aneddoti, tanti luoghi, tante vicende umane non è stato semplice. Mi sembra un’impresa titanica, a dire il vero. Elena mi spiega di avere fissato ogni argomento su un post-it, fino a ottenere un mosaico di fogliettini che l’ha aiutata a costruire la struttura del testo. Dalla musica alle rivoluzioni, dai cinema ai ponti, dal crimine ai musei, percorriamo San Francisco e ci accorgiamo che, per quante volte possiamo averla visitata, in realtà ci è sempre sfuggita. Ma finalmente, condotta per mano dalle parole di una scrittrice che sa raccontare, che sa incantare, comincio a vedere le cose che non ho mai visto. A capirla, questa città che attraversavo senza toccarla. E viene voglia di fare lo stesso con tante altre città, che in fondo sono come persone – con un’anima, un carattere, una personalità. Una storia.

Città di nebbia

“Le città aperte, trasparenti, luminose sono quelle che ci conquistano senza sforzo. Eppure, sono sempre capitolata di fronte all’enigma dei profili più evasivi ed enigmatici, di Praga sotto la pioggia invernale, di Tallinn sferzata dal vento, di Mosca sotto un cielo gravido di smog e umidità. Tra queste San Francisco è la regina del mistero, sempre a sottrarsi all’improvviso dal nostro sguardo indagatore. Quando una coperta di nebbia si deposita scivolando sinuosa sui suoi colli, trasformando le certezze in dubbio, le visioni in illusioni, allora un’inquietudine nel corpo ci spinge sempre più avanti: tra i boschi di cipressi nel Presidio, accanto ai laghi appartati nel Golden Gate Park, sulla sabbia fredda agitata dal vento di Ocean Beach.”

Elena Refraschini, San Francisco – ritratto di una città, Odoya


Il viaggio continua sul blog di Elena, Storie di San Francisco.
E nelle prossime settimane ci racconterà un altro aspetto della sua città del cuore.
A presto, dunque.

[Le foto inserite nell’articolo sono di Elena Refraschini.]