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Quaderni giapponesi e il sogno di una città incantata

Come ho scoperto qualcosa di più del Giappone attraverso una graphic novel, scritta da un autore italiano con la passione per il Paese del Sol Levante.


Ho preso in mano il libro Quaderni giapponesi sapendo che me ne sarei innamorata. Pur non essendo un’assidua lettrice di graphic novel, la combinazione di parole e immagini mi attira da sempre. Non a caso ho scelto di studiare cinema. Di questo volume mi ha parlato Cristiana di Viaggevolmente, che ringrazio. Poi l’ho visto in libreria e, quando finalmente l’ho trovato in biblioteca, sono rimasta incantata dai disegni delicati, dallo stile essenziale e pulito. Una semplicità che rispecchia la cultura minimalista giapponese. Anche se il mondo scandinavo e quello nipponico sembrano in apparenza agli antipodi, ci sono molte cose che li legano. Ricordo che, durante la discussione della tesi sul teatro norvegese, un professore mi invitò a studiare il teatro nō.  Lo disse ridendo, ma il collegamento c’era. 

IMMAGINI DI UN GIAPPONE NASCOSTO

Il mio Giappone è tutto nella mia testa. Si compone di strade strette sulle quali si affacciano case storte e ammassate le une contro le altre, di biciclette e mattoni, di gatti che sonnecchiano sulle porte e di chioschi che vendono onigiri. Più in là, in un altro quartiere, vedo case moderne e pulite, dalle linee geometriche, con aceri in giardino e aiuole ben curate. Trovo mercati del pesce, bancarelle di verdura, distributori automatici di cibo e bevande, vecchie case dal tetto tradizionale e il cancello di legno. Incontro stazioni del treno oltre ponti rossi, calpesto foglie autunnali e oltrepasso i pendolari e le signore che vanno a fare la spesa. So che il treno porta nella Tokyo moderna, tra i grattacieli e i rumori e le luci che non si spengono mai, nel caos ordinato della capitale. Ma non è quello il Giappone su cui mi soffermo.

UN LUOGO DELLA MENTE

Sono lieta di ritrovare il Paese che ho in mente nelle pagine del libro di Igort. È lo stesso del mio film preferito, “Umimachi Diary” di Kore’eda Hirokazu, tratto proprio da un manga. So che quel Giappone esiste, perché lo vedo nelle foto di Stefania Sabia di Prossima Fermata Giappone, quando descrive i quartieri meno noti di Tokyo. Mi piace rifugiarmi in queste immagini, in questi sogni ogni volta che ho bisogno di evadere. Mi diverte pensare al Giappone come a un rifugio, la certezza di un posto bellissimo, misterioso e curioso che ancora non conosco, ma che voglio scoprire prima con la mente, accarezzandone l’idea, coccolandola, senza farmela rovinare da niente. Per questo leggo tanti libri sul Giappone, o romanzi scritti da autori giapponesi.  

TRA LE PAGINE DEI QUADERNI GIAPPONESI

“Prima di metterci piede per la prima volta, sognavo il Giappone da almeno dieci anni”. Già queste parole mi hanno reso simpatico l’autore dei Quaderni Giapponesi, Igort. Perché mi piace chi coltiva i sogni con pazienza, si informa, conosce, aspetta. Mi piace chi vive con pazienza, cura e amore. Poco dopo, Igort dichiara: “Questo libro racconta l’inseguimento di un sogno, e la resa davanti all’evidenza che i sogni non li si può afferrare.” È vero. Realizzare un sogno non è un traguardo, soltanto un passo. I sogni sono perfetti, la realtà non lo è. Ma va bene così, perché non potremmo sopportare la perfezione. Lo sanno bene i giapponesi, che considerano un bene la breve durata dei fiori di ciliegio. Altrimenti, troppa bellezza sarebbe insopportabile. 

Sfogliando…

Attraverso le parole e i disegni, Igort racconta la sua esperienza in Giappone, dove ha lavorato come fumettista. I ritmi folli delle giornate, la mole di lavoro, le scadenze strette, ma anche le piccole abitudini quotidiane riempiono le pagine, accanto a disegni di templi, persone, oggetti, case. Scopriamo alcuni tratti tipici della cultura nipponica, i difetti e gli atteggiamenti per noi difficili da comprendere. Igort parla di storia, di tradizioni, degli incontri che hanno segnato la sua esperienza. Ci accompagna nei quartieri defilati di Tokyo, come Asakusa, dove vivono i burakumin. Sono persone che facevano lavori considerati degradanti ed erano costretti a vivere nei ghetti. Ancora oggi i loro discendenti sono discriminati, in alcune zone del Giappone.  

Nelle pagine sono raccolte storie del mondo antico e moderno, perché il Giappone è uno scrigno che racchiude aneddoti, racconti, immagini e momenti che i poeti fissano negli Haiku. Vorrei potervi mostrare i disegni di Igort, ma basterà aprire il volume per subirne il fascino. Sempre velato da una sottile malinconia.

IN LIBRERIA

Quaderni giapponesi, Igort, Fandango 2016

  1. L’autore sognava il Giappone anni prima di scrivere la graphic novel, ma io l’ho sognato di nuovo attraverso le tue parole, le tue foto e il tratto delicato di Igort.
    Grazie ♥

    • Blueberry Stories

      Grazie a te, Alessia 🙂 Il Giappone è come un miraggio per me, ho in testa immagini e scorci che probabilmente non corrispondono alla realtà… ma amo coccolare questo disegno mentale e perdermi nelle foto, nei fumetti, nelle parole di chi lo conosce bene.

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