EUROPA TEATIME

Pad Thai, il sorriso del Buddha e la cucina thailandese

Era da un po’ che non andavo a cena in un ristorante dall’atmosfera e dai sapori orientali, come Vietnam Mon Amour, per intenderci. Complice una serata a lungo rimandata con un’amica, e il clima piacevole di una serata di inizio autunno, sono tornata da Thai Gallery. Questo delizioso locale milanese, a Porta Nuova, è un angolo di colori e sapori tipicamente thai, con una saletta dove è possibile accomodarsi su comodi tatami. Pregustavo un’immersione nella cucina thailandese, una delle mie preferite, ma non pensavo che mi sarei ritrovata a fare riflessioni che, forse, sono state ispirate dal Buddha seduto davanti a me, nella sala.

MANGIA

Eravamo sedute su un divanetto basso, senza scarpe, accanto a uno specchio d’acqua su cui galleggiava una ninfea, davanti a un piatto di Pad Thai. Ero seriamente indecisa tra questo squisito piatto della cucina thailandese e il curry verde con il riso allo zenzero. Se ha vinto il Pad Thai, è solo perché sapevo che da Thai Gallery è preparato a regola d’arte. Gamberi morbidi e ben cotti, tagliolini di riso, uova, arachidi e peperoncino a parte, lime da spremere. Il tutto avvolto in una crêpe sottile, come un cestino. Anche l’altra sala, con le vetrate e le candele sui tavoli, è molto bella. Stessi cuscini colorati, stessa atmosfera cordiale e rilassata. Ma se volete il tatami, ricordatevi di chiederlo quando prenotate. 

Prima del Pad Thai, però, ordiniamo zuppa di zucca fresca con latte di cocco e gamberi, dopo avere perso almeno un quarto d’ora a studiare tutti gli antipasti. Tofu croccante, crocchette di gamberi e altre gustose tentazioni che rendono difficile scegliere. La cucina thailandese ha il dono di saper bilanciare i quattro sapori fondamentali, aspro, dolce, salato e amaro, in ogni piatto. 

PREGA

Di fronte a me, un Buddha sorride e medita sereno, tra le piante. Ho letto un libro sul Buddismo, di recente. Di questa filosofia, ad affascinarmi è l’assenza del concetto di peccato e la presenza della parola “felicità”. Tutti gli esseri umani hanno diritto di essere felici. Nella vita esiste la sofferenza e bisogna prenderne consapevolezza, ma non va dimenticato che tutto è transitorio. Niente dura per sempre; le emozioni, gli stati d’animo, le situazioni positive e negative sono come onde che vanno e vengono. La sfida è imparare a non farsi travolgere. Il Buddismo insegna a diventare padroni della mente, perché nel nostro pensiero risiede il potere di cambiare la nostra vita. La felicità, quella vera, non è un’estasi fugace, ma una solida pace interiore che permette di reagire alle difficoltà e accettare anche la sofferenza, cercando di trasformarla in una spinta al cambiamento.

Vedo troppe persone che si lasciano risucchiare dal buio di una vita che avrebbero voluto diversa. Mentre chiacchiero con la mia amica, mi rendo conto di quanto tempo io stessa abbia perso inseguendo scadenze, angosciata dal lavoro, dai problemi, mentre sognavo di fuggire lontano. Annaspavo, e non mi soffermavo neppure a chiedermi se avesse senso andare avanti in quel modo.

Zuppa di cocco, cucina thailandese da Thai Gallery a Milano

AMA

Poi, un giorno tocchi il fondo e ti chiedi: ma cosa sto facendo? come posso buttare via la mia vita, il mio preziosissimo tempo, nelle lamentele e nell’ansia, facendo qualcosa che non mi rende serena? Te la prendi con te stessa, e puoi reagire in due modi. Il primo è quello di odiarti e, in un certo senso, punirti continuando così, perché tanto la vita è sofferenza. Il secondo, invece, è comprendere che non è mai tardi per cambiare, che meritiamo di essere amati – prima di tutto da noi stessi. Non si può aspettare che qualcun altro venga a salvarci. Magari non riusciamo a cambiare subito, però possiamo iniziare dalla presa di coscienza che così non va più bene. E fermarci a chiederci cosa vogliamo davvero, e cosa possiamo fare per ottenerlo.

Penso e parlo di tutto questo mentre mangio il dolce, una torta di banana con il cocco fresco. Probabilmente riprenderò il discorso, ma per ora voglio godermi il dolce dal profumo tropicale. Forse la digressione filosofica è merito della cucina thailandese, che ha saputo staccarmi dalla routine quotidiana e accendere nuovi desideri. 


Per leggere della Thailandia, andate qui.

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