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Cape Tribulation, dove si celebra il matrimonio tra Reef e Foresta

È naturale, quando si visita la Daintree Rainforest, arrivare fino a Cape Tribulation. La splendida strada costiera che conduce verso il nord del Queensland si chiama proprio così, Cape Tribulation Road. Quando l’esploratore britannico James Cook giunse in prossimità di queste coste nel 1770, la sua nave rimase incastrata e venne danneggiata a causa del reef. I primi coloni arrivarono nel 1930, ma trovarono difficile adattarsi all’ambiente della foresta e al clima tropicale. Coltivazioni di frutta, commerci, allevamenti non duravano a lungo, anche a causa della difficoltà dei trasporti. Quando si arriva nei pressi di Cape Tribulation, in effetti, viene spontaneo pensare che questo è il regno della Natura, non degli uomini.

Cape Tribulation

Cape Tribulation, la spiaggia “mistica”

Dalla strada, il sentiero chiamato Dubuji Boardwalk porta alla spiaggia attraverso le mangrovie. Sta piovendo quando arriviamo, ma all’improvviso si alza il vento e ci rendiamo conto che le gocce d’acqua sono soltanto quelle che cadono dalle foglie degli alberi. La spiaggia è immersa in una luce irreale, quasi mistica. Non c’è nessuno. La foresta pluviale si adagia dolcemente nell’oceano, allungandosi sulla sabbia color cipria. Il mare è piatto, scintilla al sole che fa capolino tra le nubi. Invisibile, al largo si trova il reef, la barriera corallina più estesa del pianeta.

Camminiamo senza toglierci le scarpe, stringendoci nella felpa per proteggerci dal vento, dal sole, dalla luce che acceca. Qualche coppia di turisti sbuca dalla foresta, ma io non oso addentrarmi: la vegetazione è fitta e il rischio di perdersi è concreto. Così concreto che, quando ci rendiamo conto di esserci attardate troppo sulla spiaggia, non riusciamo più a trovare il sentiero. La guida è costretta a venire a cercarci, ma facciamo avanti e indietro per la spiaggia due volte prima di incontrarci. Il povero Aussie è sudato e preoccupatissimo, temeva che ci fossimo perse nella foresta. Adesso comincio a capire il motivo del nome: Cape Tribulation attira guai!

Eco-lunch e Daintree Ice Company

Mentre riprendiamo la strada nel verde che mi aveva incantato all’andata, penso che sì, la spiaggia di Cape Tribulation è davvero suggestiva. Fa una strana impressione pensare che è rimasta come tanto tempo fa, non toccata dall’uomo. Ma devo confessare che la immaginavo diversa. Non so spiegarvi come; quando si idealizza un posto, forse si crede che sia diverso da qualsiasi altra cosa si sia vista finora, mentre si scopre che è quasi familiare. Finalmente è tornato il sole, le nuvole si sono disperse del tutto. Ci fermiamo per pranzo in un eco-resort nella foresta. La struttura, tutta realizzata in legno, si nasconde tra la vegetazione.

La spiaggia di Cape Tribulation

La sala da pranzo all’aperto si affaccia sul fiume, dove si può – se si ha il coraggio – fare il bagno. In questa stagione l’acqua è freddissima, ma limpida e invitante. Ci servono il barramundi, un pesce locale simile al salmone che è diventato una sorta di piatto nazionale, accompagnato da diversi contorni. Si sta bene, qui. Non c’è lusso, ma estrema pulizia e ordine, silenzio, cura dei dettagli. Il marchio dell’ospitalità australiana. Saltiamo il dessert perché la guida ci porta in un luogo meraviglioso: la Daintree Icecream Company. Tra piantagioni di frutta tropicale esiste un baracchino che vende il gelato migliore che abbia mai mangiato: cremoso, dolce al punto giusto, divino. I gusti sono locali: mango, frutto della passione, jackfruit (giaco) e durian. Mangiando la mia coppetta mentre riprendiamo il viaggio, provo la gioia immotivata che il buon cibo sa dare.

spiaggia di Cape Tribulation

Ritorno a Port Douglas

Dopo la crociera sul Daintree River di cui ho già parlato, torniamo a Port Douglas, il centro turistico più noto del Queensland. Anni fa, quando la vidi per la prima volta, mi aveva colpito con le sue ville, i palmeti e il suo gioiellino, la chiesa di Saint Mary By The Sea. Una chiesetta sul mare, di fronte alla quale nel fine settimana si tiene un mercatino tropicale. Allora avevo comprato una pie ripiena di verdure e formaggio e l’avevo mangiata sulla spiaggia, la celebre Four Mile Beach. L’amica con cui avevo condiviso un lungo inverno australiano era scioccata dal vento forte che increspava il mare. Io ero corsa incontro alle onde, lasciando che mi colpissero le gambe nude. In quel momento mi ero resa conto di quanto amassi l’oceano, la sensazione di libertà infinita che mi trasmetteva. Non c’erano confini, non c’erano restrizioni. La natura potente e bellissima mi toglieva il fiato.

Una storia australiana

Stavolta, Port Douglas mi appare più che altro come l’avamposto dei ricchi in vacanza. La cittadina è davvero piccola. Sulla strada principale si affacciano ristoranti e boutique, mentre le abitazioni sono costruite lungo le spiagge. Sono ville circondate da giardini tropicali, molte di proprietà dei pensionati che si trasferiscono qui dalla fredda Melbourne o da Adelaide. Un simpatico signore di origini inglesi mi racconta la sua storia. Lui e sua moglie vivevano nello stato del Victoria, lei è una pittrice, lui agente di polizia. Stanchi del clima ballerino, hanno venduto tutto e sono venuti nella fascia tropicale. Ma lavorano più di prima: lui accompagna i turisti nei resort, lei insegna arte. Amano chiacchierare con gli stranieri e tenere la mente sveglia.

Le seconde volte

Bisogna stare attenti a tornare due volte in un posto che amiamo. Non parlo di città, ma di luoghi che, in apparenza, non hanno nulla di speciale, ma che sono stati speciali per noi.  L’entusiasmo della prima volta, forse, mi aveva portato a fissare nella mente un’immagine tutta mia di Port Douglas. O forse il mercato, la chiesetta sul mare, mi avevano offerto la faccia più suggestiva della cittadina. Cerco la Port Douglas dei ricordi e non la trovo. Al buio, la St Mary ha un aspetto diverso. Sembra messa in disparte dal caos dei ristoranti affollati di turisti, poco invitanti, senza personalità. Il locale più carino, il Betty’s Bohemian Beach Café, è aperto solo durante il giorno. Credo che conserverò i ricordi della prima volta come tesori, perché non è detto che tornando si ritrovi ciò che si era lasciato. Tutto cambia, anche noi.

DOVE, COME, QUANDO

Il periodo migliore per visitare il Queensland è la stagione secca, che va da maggio a settembre. Cape Tribulation si raggiunge in macchina percorrendo la Cape Tribulation Road, oppure prenotando un tour giornaliero che parte da Cairns e passa tra i vari hotel della zona. Se volete fermarvi a dormire nei dintorni, qui trovate le soluzioni tra cui scegliere.

A Port Douglas, il locale più grazioso è Betty’s Bohemian Beach Café, 2/56-64 Macrossan Street. Peccato che non sia aperto la sera.

Non lontano da Port Douglas si trova il Thala Beach Nature Reserve, un eco resort meraviglioso, affacciato su una spiaggia selvaggia. Se non si temono gli insetti e si cerca la solitudine, è il posto perfetto.

  1. Io prima o poi ci devo arrivare in Australia. Perché un luogo tanto magico non posso perderlo. E’ vero, a volte incappiamo e ci blocchiamo su un’idea mentale, che si differenzia da quella che è la realtà. A me capita addirittura di guardare le foto di un luogo, farmi un quadro mentale che non rispecchia la verità…e poi trovarmi momentaneamente spaesata!
    Eppure, ci vuole poco per innamorarsi di un luogo, quando merita. Soprattutto in spazi come questi, ampi e selvaggi, dove si ascolta e si vive la natura, si mangia in mezzo alla natura. Persino la gelateria è un banchetto immerso tra piantagioni tropicali!
    Ottimi i suggerimenti che hai dato per Port Douglas, quando le zone diventano troppo turistiche, di quel turismo che urla soldi, perdono parte del loro fascino. Ma è importante trovare comunque un modo per riuscire ad apprezzarle 🙂
    Un sogno questo post!
    baci,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Grazie davvero, Claudia, del tuo bel commento. Esatto, è quella la sensazione: anch’io spesso mi costruisco un’immagine tutta mia dei posti e poi, quando li vedo, non mi ci ritrovo. Mi è successo così con Cape Tribulation… e non dico che mi ha delusa, ma chissà perché me l’ero immaginata totalmente diversa. In questo periodo soffro la città e ho bisogno di natura, per cui parlare di Australia è la mia medicina! Un bacio

  2. Mi ha colpito molto quello che hai scritto a proposito della gioia data dal mangiare del cibo buono: in alcuni casi un gelato, un panino o un dolce mangiato in un determinato posto contribuiscono a rendere quel posto più speciale. Poi io sono un po’ fissata per cui mi capita di pensare: ah sì, il Golden Gate Park, lì ho mangiato un pain au chocolat strepitoso. Per cui sono sicura che quella spiaggia e quel gelato mi avrebbero fatta piangere di gioia 😍

    • Blueberry Stories

      Sapevo che avresti capito! Qualcuno mi guarda con espressione perplessa quando dico che un tè con biscotti davanti a un bel film o un gelato sulla spiaggia mi cambiano l’umore e mi regalano attimi di beatitudine. Eppure è così. Il cibo è un piacere e quando scegli esattamente ciò che ti piace di più, nel posto che ti trasmette sensazioni belle… vorresti solo che il tempo si fermasse!

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