Stili di vita: i motivi per abitare in campagna (oppure no)

Ogni volta che vado a trovare la mia amica Chiara, scrittrice toscana, nella sua bella casa vicino a Lucca, lo penso. Abitare in campagna è un’altra cosa. Cerco di ricordare a me stessa che la Toscana è un mondo a parte, con le sue dolci colline, i cipressi e i casali, il profumo dell’olio e del pecorino, i borghi e le fonti. I colori, qui, sono diversi, più intensi. I muri delle case hanno colori caldi, quel rosa salmone che mi è sempre piaciuto, e portici sotto i quali si insinua la luce dorata del tramonto. Tra il mare e le colline, il paesaggio è splendido. D’altra parte, l’Italia non è il paese delle metropoli e dei grattacieli. In Italia si vive bene nei piccoli centri, nelle cittadine che spesso snobbiamo come “provinciali” per incastrarci come sardine nell’ennesimo appartamento carissimo di Roma o Milano. E la campagna?

Lo spazio: uno dei motivi per abitare in campagna

I MOTIVI PER ABITARE IN CAMPAGNA

Da fanciulla cresciuta in campagna, so cosa significa vivere in un paesino tra campi e colline, con la bicicletta come migliore amica e con il mondo che ha i confini del giardino. A fasi alterne, l’ho amata e odiata, mi sono sentita attratta e respinta. Nelle grandi città, il mio quartiere preferito è sempre quello che assomiglia a un villaggetto, come Hammersmith a Londra e Wollahara a Sydney. Non so stare lontano dal verde e soffro se non riesco a vedere l’orizzonte da casa mia. In un’epoca in cui le case costano sempre di più e gli stipendi non sono adeguati, il “ritorno” alla campagna non è solo un’idea romantica da scrittori. Perché i vantaggi di abitare in campagna ci sono, eccome.

Il senso dello spazio

In campagna ci si può permettere una casa più grande, perché nei paesi gli immobili costano meno che in città. Soprattutto, spesso la casa arriva con il giardino, che d’estate fa la differenza. A Milano, la sera, se spengo il computer accendo la televisione, perché la vista sul brutto muro davanti non mi regala grandi emozioni. Quando invece ho a disposizione una terrazza, o un giardino, mi capita spesso di restarmene seduta a guardare il cielo che attraversa le sfumature di rosa e di blu. Penso a tutto oppure a niente. Ascolto il rintocco delle campane della sera, sento il profumo di pomodoro e cipolla che arriva dalla cucina del vicino. Riesco a vedere l’orizzonte.

I bambini crescono più liberi

I ricordi migliori della mia infanzia sono legati alle infinite ore passate a giocare in giardino, a piedi nudi, oppure sui pattini nel viale dietro casa. I campi innevati d’inverno. Le sere trascorse sull’altalena a guardare le stelle e ad ascoltare la musica da adolescente. Quando vedo i bambini a Milano, ammassati nei giardinetti polverosi, mi dispiace per loro. È più facile essere attivi e passare meno tempo davanti alla tv, soprattuto d’estate, quando si ha spazio a disposizione. E senza pagare un euro.

MENO TENTAZIONI, PIù minimalismo

Con la scusa dello spazio a disposizione, c’è gente che accumula il superfluo e vive immersa negli oggetti. Ma nei paesini le tentazioni sono minori che in città, per il semplice motivo che non si è circondati dai negozi. Se ci si mette d’impegno e si abbraccia la filosofia del “vivere con poco”, stare lontani dalle metropoli può aiutare, 

Il lavoro assume una prospettiva diversa

Se penso alle persone che vivono per lavorare, mi viene in mente Milano. Non i paesini e nemmeno le cittadine di provincia. Gli spostamenti meno agevoli, la presenza di un giardino o di un orto richiede cure e sposta almeno in parte l’attenzione dall’ufficio alla casa. Mi sono sempre chiesta cosa facciano gli uomini in pensione in città… E non son sicura di volerlo sapere. Meglio pensarli a coltivare verdure, a piantare basilico e a potare piante.

C’è un senso maggiore di comunità

Si sa, nei paesi ci si conosce un po’ tutti. Saluti il panettiere, prendi un caffè con il direttore di banca, Se hai bisogno dell’idraulico, c’è l’amico dell’amico che lo fa. Impossibile non conoscere il vicino di casa. Il problema, semmai, è come sfuggire al suddetto vicino di casa.

E i motivi per non abitarci

Quando si parla delle differenze tra città e campagna, molti sembrano ancora convinti che lontano dalle metropoli ci sia il Medioevo. Conosco genitori che, pur abitando davanti a distese di spighe e piccoli cimiteri di campagna, mandano i figli alla scuola inglese. Ho amici che hanno viaggiato molto più di me pur avendo sempre vissuto nel luogo dove hanno frequentato le elementari. Ormai si può stare ovunque e fare tutto. Ma anche abitare in campagna ha il suo lato oscuro.

VOGLIO UN GELATO E DEVO PRENDERE LA MACCHINA

Sembra banale, ma non lo è. Spesso mi capita di avere voglia di scendere e prendermi un gelato. D’estate è un’abitudine quotidiana, ma se sono nel paesino dei miei parenti, procurarmi una semplice merenda diventa un’impresa. O meglio,  dovrei prendere la macchina che non ho, perché non guido. Lo stesso se voglio entrare in una libreria, se mi serve il latte di cocco oppure ho finito la crema idratante. Se non guidi, scordati di stare lontano da una cittadina ben servita, altrimenti finisci come Beatrix Potter a disegnare conigli. E non è detto che diventi ricca e famosa come lei.

CHE FATICA GLI SPOSTAMENTI

Se devi prendere un aereo, o il Frecciarossa, non puoi chiamare un taxi e farti portare in aeroporto o in stazione. D’accordo, visto quanto costano i taxi magari non lo fai nemmeno in città, ma sai che è possibile. Se abiti nel bel mezzo della campagna, il viaggio si allunga e diventa più stressante. Per qualcuno non è un problema; per chi detesta le odissee, invece, può essere un fattore chiave per rinunciare alla villetta con giardino nei pressi della stazioncina di paese.  

PRIVACY, QUESTA SCONOSCIUTA

Inutile negarlo: il lato oscuro del “maggiore senso di comunità” è la tendenza a farsi i fatti altrui. Tutti sanno chi sta con chi, se ci sta ancora, se l’ha lasciato e perché, se ha cambiato lavoro e perché, se ha litigato con la madre/sorella/cognato, se ha venduto un quadro per pagare le bollette. La curiosità e il pettegolezzo esistono ovunque, ma nei centri piccoli è più difficile evitarli. Non impossibile, comunque. Bisogna essere molto bravi a farsi i fatti propri e, possibilmente, cercarsi amici intimi in altre città. 

In conclusione

Insomma: abitare in campagna, sì o no? Dipende. Dai periodi della vita, dal carattere, dal lavoro. Una cosa è certa: i pomodori e le zucchine dell’orto non hanno niente a che vedere con la verdura del supermercato. E i colori dell’alba e del tramonto non si vedono dal secondo piano di un appartamento incastrato tra gli altri. Ma le vie di mezzo ci sono. Prima ho citato Hammersmith, l’esempio di un quartiere cittadino in cui sembra di stare in campagna. E Heathrow è a portata di metropolitana. Peccato che i prezzi delle case siano meno agevoli, altro tasto dolente delle metropoli. E se lavori dall’altra parte di Londra, ti ritrovi a vivere la stessa odissea del pendolare di campagna.

Poi, ci sono le città nordiche, non troppo grandi, non troppo piccole, non troppo trafficate eppure con tutto quello che il cittadino cerca in una metropoli. Amsterdam, Oslo, Copenhagen sono forse le città che più si avvicinano all’idea di una vita rilassata pur restando in una metropoli. Unico problema? Il clima… e non è un luogo comune, come dimostra chi ha vissuto almeno un inverno da quelle parti. La perfezione, d’altra parte, non esiste, da nessuna parte.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Selezionando la casella qui sotto e inviando il commento acconsenti alla raccolta dei dati forniti, che saranno salvati da un cookie per il prossimo commento.

Se vuoi saperne di più, leggi la privacy & cookie policy.