A San Francisco, seguendo i pensieri che si perdono nella nebbia

Sono una voce fuori dal coro, quando si nomina la città del Golden Gate. San Francisco non mi ha conquistata, anche se ci sono stata più volte. Eppure in un certo senso comprendo il suo fascino, la sua anima moderna e hippie al tempo stesso, tecnologica e bizzarra. Non posso negare che mi abbia affascinata, quando l’ho vista comparire all’orizzonte. Perché la vista di San Francisco da Oakland Bay Bridge è mozzafiato. Lo skyline scintilla all’orizzonte, l’isola di Alcatraz si intravede da lontano. Le navi attraccano al porto, dove un grosso orologio scandisce la vita della città dei contrasti, tra il sole e il freddo, l’eleganza e la sporcizia, i grattacieli e le case vittoriane.

San Francisco, case vittoriane

A San Francisco con un libro

Mentre viaggio verso San Francisco sto leggendo un romanzo, Il segreto della libreria sempre aperta di Robin Sloane. Una storia curiosa e ben scritta, che unisce la conoscenza della tecnologia moderna con la passione per i libri antichi e i misteri che si celano nella tradizione tipografica. Si sa, la città del Golden Gate è legata a Zuckerberg, che ha qui il suo quartier generale. Menlo Park è uno strano mix tra un campus universitario e uno shopping mall, in cui è vietato fotografare i dipendenti. E nel libro si parla anche di quest’aspetto della città.

Poche ore dopo il mio arrivo, però, scopro che le maggiori librerie di San Francisco, come Barnes and Noble, hanno chiuso. I cittadini ormai comprano soltanto su Amazon. Una città senza librerie? Mi guardo intorno e, in effetti, non ne vedo nemmeno una. Sono nei pressi di Union Square, una piazza sulla quale si affacciano i negozi più noti, da Tiffany a Saks Fifth Avenue. Davanti a me, un botteghino vende biglietti scontati per i concerti. L’Ammiraglio George Dewey mi guarda dal suo monumento. Se cercate un hotel di lusso come il Grand Hayatt, qui lo troverete.

Nob Hill, San Francisco

Lombard Street, San Francisco

I colori del mercato

A piedi percorro la via che porta verso il mare, Market Street, passando nel Financial District. Grattacieli, banche, uomini in giacca e cravatta che parlano al cellulare e intanto mangiano un’insalata seduti ai tavolini dei caffè. Non mi fermo perché voglio raggiungere l’Embarcadero, la zona del lungomare. La zona è stata riqualificata dopo il terremoto del 1989 e il Ferry Building, che prima era un edificio fatiscente, si è trasformato in un luogo incredibile. Ora si chiama Ferry Building Marketplace ed è un mercato coperto dove la gente passeggia, compra frutta e verdura, biscotti e utensili.

Dal lungomare si vede tutta la baia, avvolta dalle nuvole. Non ho mai visto San Francisco con il sole, e le foto ne risentono. Il freddo mi convince a fermarmi a prendere un caffè da Coffee Bean, proprio davanti al mare. Mi siedo con un muffin e un cappuccino accanto a un giovane che sta leggendo un libro. Vero, di carta. Gli chiedo se ci sia una libreria vicina, e me la indica. Proprio davanti al mare, è sopravvissuto un piccolo bookshop in cui il proprietario scrive dei bigliettini e li appende agli scaffali, con i suoi consigli per i lettori. Una miniera di sorprese, questo luogo inaspettato.

San Francisco, Embarcadero

Una mela caramellata sul molo

Il vento che soffia gelido dalla baia rende difficoltosa la passeggiata verso il Fisherman’s Wharf, una delle zone più note della città. Il “pontile del pescatore” è ancora la sede della flotta dei pescherecci di San Francisco, ma più che altro è un polo di attrazione turistica. Il Pier 39 è una tappa obbligata, se non altro per prendere una mela caramellata da mangiare passeggiando, assistere agli spettacoli di strada e vedere l’Aquarium of the Bay. Non dimenticate di  fare una visita agli inquilini più particolari della città, i leoni marini che si rifugiano nella baia dopo la stagione dell’accoppiamento. Ma di inquilini bizzarri San Francisco ne ha parecchi.

Mi fermo per cena in uno dei ristoranti del molo, lasciandomi guidare dall’istinto. Qui il piatto più famoso è il clam chowder, la zuppa di vongole servita in una ciotola di pane. Mi ricorda Rhode Island, altri tempi, altre persone. Come fanno gli anni a passare così veloci? Davanti al molo sferragliano i tram, che mi ricordano Milano. E in effetti, mare a parte, qualcosa di Milano affiora nelle vie di San Francisco. I contrasti, per esempio. Basta attraversare una piazza e ci si trova in un quartiere dove è meglio non mettere piede. L’alternanza tra edifici anonimi e dimore storiche. Gli homeless per strada. I prezzi dei ristoranti.

La San Francisco delle cartoline

Il giorno seguente, il tempo migliora. Fa caldo quando esco dall’hotel per raggiungere a piedi Alamo Square. Da Union Square percorro Market Street, lasciandomi il mare alle spalle. Sulla sinistra scorgo i senzatetto che giocano a carte su tavolini improvvisati, fatti con degli scatoloni rovesciati. Alcuni sono ubriachi. Non ricordavo questo aspetto della città, i negozi di lusso da una parte della strada, la povertà dall’altra. Svolto a destra all’altezza della San Francisco Public Library e dell’Asian Art Museum, che purtroppo non riesco a visitare.

Attraverso la grande piazza chiamata Civic Center Plaza, su cui affaccia il monumentale City Hall, per poi imboccare Grove Street con le sue case basse, fino all’incrocio con Steiner Street. L’ultimo tratto, in salita, porta proprio ad Alamo Square. Case vittoriane dai colori pastello, in legno, chiamate Painted Ladies danno lustro a questa zona collinare che attira i turisti a frotte. Perché? Per l’effetto cartolina. Mi siedo sui gradini di una casa dalla facciata azzurro cenere e penso a come sarebbe vivere qui. Non riesco a rispondere. In un mondo ideale, vorrei vivere in tante città diverse per conoscerle, diventarne amica, scoprire qualcuno dei suoi segreti.

A spasso con l’americano

Sono vicina a Haight-Ashbury, o “The Haight“, dove nacque negli anni Sessanta il movimento hippie e dove si trovano case di musicisti, caffè alternativi, negozi che vendono dischi in vinile. Ma non ho tempo di esplorare il quartiere. Mi fermo a pranzo in un caffè della zona, The Mill, con un toast preparato con ingredienti di stagione. Mi dicono di evitare il caffè e di comprare una pagnotta fresca, casomai mi venga l’idea di fare un picnic nel parco. Invece devo scappare, c’è qualcuno che mi aspetta a Union Square. Stavolta prendo un autobus . Il ragazzo che ha promesso di farmi fare un giro per la città mi saluta, complimentandosi perché non mi sono persa senza Google Maps. Non gli dico che, in realtà, ho scaricato le mappe offline.

Vista di San Francisco

Saltiamo sul tram che sferraglia su per la collina di Nob Hill. Scopro una zona elegante, dominata dalla Grace Cathedral e dalle case fatte costruire dai magnati d’industria alla fine dell’Ottocento. Attraversiamo Huntigton Park per ammirare l’hotel Fairmont, sul lato est, che fu costruito nel 1907.  A nord di Nob Hill si trova invece Lombard Street, una strada tortuosa fatta di curve che si snodano intorno ad aiuole fiorite. L’americano mi porta qui per il panorama: secondo lui, San Francisco va vista dall’alto. In effetti, da qui mi accorgo di quanto la città sia mossa, un continuo saliscendi che, chissà perché, mi ricorda Capetown. Mi piace creare collegamenti tra le città, fili sottili che uniscono i ricordi.

Il tram a San Francisco

Dragoni e cimiteri

Il terzo giorno mi riprometto di fare un salto a Chinatown, che ha ospitato la prima comunità cinese degli Stati Uniti. L’ingresso si trova tra Grant Avenue e Bush Street, indicato dal Dragon’s Gate, vicinissimo a Union Square. Il quartiere cinese è una città dentro la città, da esplorare a piedi: negozi, ristoranti, mercati, templi si affollano nel quartiere dai colori vivaci e dal ritmo frenetico. Nella mia mente affiora l’immagine della cucina di un ristorante cinese, un gatto randagio che rovista nella spazzatura, un piatto di ravioli indigesti. 

Manca ancora la zona più antica di San Francisco, The Mission, dove i francescani spagnoli costruirono una missione. Il complesso religioso Dolores Mission, che risale al 1791, ospita un cimitero che troviamo in Vertigo di Alfred Hitchcock, ambientato a San Francisco. Il regista amava questa città e la rese protagonista di molti suoi capolavori. Mission è anche il quartiere dei murales, vere e proprie opere d’arte che si possono ammirare lungo Balmey Alley. 

Golden Gate Bridge

Golden Gate Bridge

Dal Financial District si prende il bus numero 38 (Geary Boulevard) fino alla fermata di Park Presidio, poi il 28 in direzione nord. Probabilmente il ponte arancione affiorerà dalla nebbia fitta che lo ricopre, tanto che il colore acceso fu scelto per consentire alle navi di avvistarlo. Durante il giorno è possibile attraversarlo a piedi e raggiungere la zona di Marin County, nota per le sue bellezze naturali e per Sausalito, una cittadina in cui si affollano le botteghe degli orefici. Così leggo sulla guida. Riporto le informazioni sul mio quaderno, prima di mettermi in cammino verso il Golden Gate Bridge. Vorrei dirvi di essermi emozionata. Di avere percorso il ponte a piedi. Invece sono rimasta ferma, ripensando a quando, la prima volta qui, sono andata a Sausalito. Non riesco a ricordare com’era. Con che criterio seleziona la memoria? Perché fissa certe immagini e ne perde altre? 

I fantasmi di Alcatraz

Oltre il porto, nella bruma, si intravede il profilo di Alcatraz, l’isola resa famosa dalla storia e dal cinema. Un tempo fu sede di un carcere di massima sicurezza, che però venne chiuso nel 1963 per gli elevati costi di gestione. Sull’isola sono stata anni fa, durante la mia prima visita a San Francisco. Ricordo le celle anguste in cui erano chiusi i detenuti, la foschia che avvolgeva la prigione. La sensazione di freddo che non passava mai, e non per il clima. Non è difficile credere alla leggenda secondo cui tra le mura di Alcatraz dimorano fantasmi di alcuni prigionieri, morti mentre scontavano la loro pena.

  1. Sono molto diverse, io le amo entrambe! Se devo scegliere tra le due città che nomini, ti dico New York. Sulla costa est vale la pena di esplorare il Massachusetts (con Boston) e il Maine, bellissimi. Ma ho un debole per Los Angeles, quindi la California è nel mio cuore.

  2. Pingback: Monterey e dintorni: luci e ombre della California – Blueberry Stories

  3. In effetti San Francisco o ti colpisce al cuore o non ti dice nulla. Io ho un legame particolare con questa città perché il mio primo viaggio negli Stati Uniti anziché avere come meta NY (come succede di solito) aveva San Francisco come unica tappa. E da allora quando ci sono tornata mi ha sempre fatto tornare in mente quel primo viaggio.
    Mi segno il libro che stai leggendo!

    • Blueberry Stories

      E’ un romanzo strano, io devo rileggerlo perché la prima volta mi ha lasciata perplessa. Ma è stato buffo, mi è arrivato tra le mani proprio mentre stavo andando a San Francisco ed era ambientato lì… libri e città sono davvero intrecciati, a volte. Ti capisco sull’amore per la prima destinazione americana, è qualcosa che non si dimentica. Mi rendo conto che SF è una bella città, piena di angoli affascinanti, solo che io non riesco a sentirmi a mio agio, quando sono lì. Paradossalmente mi piace di più Los Angeles, che bella non è di certo…!

  4. Una guida piacevole e dettagliata di una città che, al contrario tuo, io adoro, probabilmente complice il fatto che il fratello di mio marito si è trasferito lì con sua moglie e quindi la lego anche a questo aspetto affettivo. Sono stata a dicembre e già non vedo l’ora di tornare. Ciao cara, grazie per questa passeggiata.🤗

    • Blueberry Stories

      Grazie a te, Alessia! Sì, ho sentito l’affetto che provi per questa città leggendo i tuoi post… è proprio vero che ogni luogo trasmette sensazioni diverse a chi lo visita. Sarà che non l’ho mai vista nelle condizioni migliori, oppure la prima impressione non proprio eccezionale mi ha condizionato… chissà… ma pensa che, a volte, quasi quasi spero che una città non mi piaccia, così è una in meno in cui vorrei trasferirmi! 😀

  5. A me San Francisco affascina tantissimo e vorrei poterla girare in lungo ed in largo. sicuramente non è una città facile da vivere e convivono moltissimi contrasti anche forti, però non so.. Ha quel qualcosa che me la fa proprio desiderare! 💙

    • Blueberry Stories

      Il fascino non le manca! E sicuramente è una città da vedere e da girare in lungo e in largo, come dici tu. Poi le sensazioni individuali sono strane, io non la amo ma ci sono tornata più volte proprio perché, in fondo, mi incuriosisce sempre. Grazie di essere passata!

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