L’armonia segreta di Venezia

La luce filtra attraverso le tende, disegnando cerchi sul muro e creando un’armonia segreta. L’aria è frizzante e profuma di erba bagnata dopo il temporale notturno. La strada sotto la finestra è ancora silenziosa; si sente soltanto il canto degli uccellini. È una mattina qualunque in una cittadina di provincia, sonnacchiosa dopo un fine settimana movimentato da un festival culturale. In stazione, gli ultimi ospiti dell’evento sono in attesa del treno insieme ai pendolari e agli studenti: si riconoscono dai trolley e dalle borse di stoffa piene di libri, dall’abbigliamento casual e dall’aria di chi, tutto sommato, si sente in vacanza. Salgo sul treno sentendomi anch’io in vacanza, contenta che il cielo sia blu e il sole riscaldi questo lunedì qualunque di fine estate. Direzione, Venezia.

Venezia San Marco

Di nuovo a Venezia

La pace e la tranquillità della provincia svaniscono non appena superiamo il ponte sull’acqua e arriviamo a Santa Lucia. Credo di non essere mai scesa a Venezia senza provare la sensazione di essere risucchiata dalla folla. È come se la città stessa tendesse le mani e ti stringesse in un abbraccio bello e soffocante al tempo stesso, incanalandoti lungo le vie che tutti percorrono, guidati dai cartelli gialli che indicano due direzioni soltanto: Rialto/San Marco e Ferrovia/Piazzale Roma.

Essendo stata a Venezia in tutte le stagioni, so che c’è un periodo, durante l’inverno, in cui le calli si svuotano e si può quasi avere la città tutta per sé, se si ha il coraggio di affrontare la nebbia che rende il paesaggio evanescente e misterioso, l’umidità che sale dall’acqua e penetra nelle ossa, le ombre della sera che scendono presto e i piedi bagnati, quando si mette a piovere e i ponti si trasformano in passerelle scivolose sotto gli stivali di gomma. D’autunno, invece, nei giorni luminosi in cui il sole tramonta tardi e il mare scintilla d’argento, i turisti riempiono ogni angolo, ogni via. Eppure.

Armonia segreta in un cortile di Venezia

Eppure è il momento più bello per passeggiare senza fretta, scoprendo angoli nuovi e fermandosi per un gelato o un caffè, guardando le gondole che dondolano sul mare a San Marco e fotografando finestre veneziane, panni stesi, mercati sull’acqua.

Passeggiare a Venezia

Poter andare a Venezia quando si vuole è un lusso. Significa ignorare i musei senza rimorsi, evitare la fila per entrare nella Basilica e ammirare le sue cinque cupole, i fregi, i marmi, le sculture e i mosaici da fuori, sulla piazza, spostando lo sguardo verso l’elegante Palazzo Ducale per poi tornare sulla chiesa, senza mai stancarsi. Significa deviare dal percorso classico per tentare nuove strade, a volte piacevoli, altre deludenti, come è successo quando, da San Marco, abbiamo seguito le indicazioni per l’Accademia e poi, superato il ponte, ci siamo ritrovati nella zona universitaria, tra muri imbrattati ed edifici in cemento. È difficile accettare che Venezia sia anche questo. Che il lavoro splendido degli antichi sia stato rovinato dalle costruzioni del dopoguerra.

Armonia segreta

Ma tra Cannaregio e Castello, se si guarda con attenzione si può vedere una signora con le borse della spesa che attraversa un ponte ignorato dalla folla. Seguendola, ci si trova in una piazzetta sconosciuta, in un cortile deserto con due seggiole di ferro battuto e una pergola d’uva, davanti all’ingresso di un piccolo hotel o davanti a una fontana che zampilla, circondata dalla quiete. Voglio provare, quindi, a fissare gli scorci e i momenti che hanno reso particolare una normalissima passeggiata in città, in un giorno qualunque, di passaggio a Venezia. Inseguendo la sua Armonia segreta.

panni stesi a Cannaregio, Venezia

Ghetto ebraico

Dalla stazione, percorrendo Lista di Spagna con i suoi negozi e le pasticcerie che esibiscono kranz con l’uvetta, pandolce e amaretti, oltre Campo San Geremia e il Ponte delle Guglie, ci si trova in Rio Terà San Leonardo. Qui si cammina tra le bancarelle di frutta e verdura, ordinate, pittoresche, e i balconcini fioriti, con i terrazzini che respirano in questa via piuttosto ampia per gli standard veneziani.

Proseguendo si incontra il Rio della Misericordia, lungo il quale si può passeggiare indisturbati. I panni stesi al sole sfilano lungo il canale; le barchette ormeggiate, le botteghe con vecchie insegne scrostate, tutto parla di un quartiere defilato e per questo affascinante.

A sinistra, tra Rio della Misericordia e Rio del Ghetto si trova Campo di Ghetto nuovo, una piazza ariosa al centro del quartiere ebraico. Negozi e osterie kosher, poca gente, solo il rumore dell’acqua e il profumo del pane sfornato dietro una porta chiusa. Sarà suggestione, ma sembra di sentire i fantasmi di chi visse in questo luogo ricco di storia, di speranza e sofferenza. La Venezia delle boutique e dei palazzi sontuosi è molto, molto lontana.

Ghetto, Venezia

Santi Apostoli

Proseguendo in direzione di Rialto si arriva alla Chiesa dei Santi Apostoli, su una piazza deliziosa dove fermarsi a osservare l’andirivieni della gente. Esplorando le calli intorno alla piazza, ho scoperto un negozio di tè in cui si respira profumo di spezie e di fiori, vaniglia, liquirizia e gelsomino.

Peter’s TeaHouse non è un luogo tipico veneziano, ma si inserisce bene in quest’angolo di città quasi civettuolo, con minuscoli locali bio ed enoteche da scoprire. Seguendo il Rio dei Santi Apostoli e allontanandosi dal Canal Grande ci si imbatte in numerose osterie e cortili nascosti, in cui si arrampica edera e le felci riempiono vasi di pietra.

Rialto, Venezia

 Rialto

Il ponte di Rialto ha un suo fascino particolare, così come i palazzi che si affacciano sul Canal Grande, ciascuno con la sua storia e le sue bellezze artistiche. E’ difficile resistere, almeno una volta, alla tentazione di sedersi a un tavolino lungo il canale e godersi un pigro pranzo, seguito da un caffè e magari da un tiramisù, il dolce tipico da queste parti.

Pausa da Vinaria

Quasi per caso ho scoperto un locale in cui si può farlo, senza spendere più del dovuto e senza rinunciare a piatti buoni e semplici. La Vinaria si trova in un angolo splendido, in fondo a Riva del Vin, accanto alla fermata del vaporetto di San Silvestro. Guardando il canale da uno dei suoi tavolini all’aperto o dentro il giardino, al riparo dalla ressa, ci si innamora una volta di più dei momenti speciali che viaggiare, vicino o lontano, può offrire – cose “piccole” in apparenza, come una pizza alle verdure cotta bene e il cielo blu contro cui si stagliano le case di Venezia.

Canal Grande presso Rialto

Santa Maria del Giglio

Dall’altra parte del canale, alla fermata di Santa Maria del Giglio, c’è una panchina proprio davanti al sontuoso Hotel Gritti Palace. Sedersi per qualche minuto aiuta a ritrovare le energie dopo una lunga camminata, magari con un gelato al pistacchio salato e gianduia preso vicino a Rialto, da Suso, in Calle della Bissa. La calle è ombreggiata nel primo pomeriggio, i gondolieri nelle loro magliette a righe chiacchierano di fronte alle gondole parcheggiate sull’acqua.

finestre veneziane, Santa Maria del Giglio

Osservo le finestre dei palazzi intorno: rettangolari, a sesto acuto, bizantine, a tutto sesto, con piccoli davanzali abbelliti con vasi di gerani scarlatti e balconcini di pietra con tre colonne. Persiane di legno verde scuro, color caffelatte e cioccolato. In fondo alla via, la facciata bianca, barocca della chiesa di Santa Maria del Giglio. È incredibile quest’armonia di colori, così naturale, così piacevole alla vista. L’armonia segreta di Venezia.


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