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Racconti dal Nord: vivere ad Amsterdam senza bicicletta (e senza luce)

“Quando sono andata a vivere ad Amsterdam, ero convinta che avrei preso la bicicletta e non l’avrei più abbandonata. Non vedevo l’ora di trasferirmi al Nord, dove l’aria è pulita, la gente va in giro a piedi o su due ruote e d’estate non si soffoca dal caldo. Invece la bicicletta non l’ho ancora presa. In compenso, ho collezionato dieci ombrelli, di tutti i colori, che si sono puntualmente rotti non appena li ho aperti sotto la bufera.” Comincia così il racconto di Gemma, italiana emigrata nella capitale olandese per lavorare in un museo, Aveva lasciato un’Italia messa in ginocchio dai 40 gradi estivi e si era innamorata subito delle temperature miti del Nord. Poi, però, è arrivato l’inverno. Gemma ha cominciato a guardare la città con gli occhiali appannati dall’umidità, non con quelli rosa della sognatrice. E vivere ad Amsterdam ha mostrato anche i suoi lati oscuri.

Vivere ad Amsterdam: i vantaggi

 “La vita qui è più facile, in un certo senso. Io abito in un appartamento in condivisione nel Jordaan District, il quartiere latino olandese. Le case di mattoni rossi mi ricordano Londra, così come i caffè dove i giovani passano le giornate a studiare o a lavorare, se sono freelance. Nel weekend posso scendere in pigiama a fare la spesa nel supermercato sotto casa e nessuno mi degna di uno sguardo. Ad Amsterdam puoi vestirti come vuoi, tingerti i capelli color ciclamino, indossare le ciabatte in pieno inverno e non ti senti in imbarazzo. Non importa se non hai la macchina, tanto non la usa nessuno. In Italia soffrivo per il fatto di non potermi permettere un’auto; la sera non uscivo più, perché avevo paura a usare i mezzi. Mi sembrava un sogno procurarmi una bicicletta e andare ovunque. Giovani, vecchi e bambini, qui escono di casa e inforcano la bici. No matter what.

Il bello di vivere ad Amsterdam

Un ritmo rilassato e un sistema efficiente

Chiedo a Gemma quali sono gli altri vantaggi di vivere ad Amsterdam e non mi sorprende sentire che la burocrazia è snella, i mezzi pubblici funzionano e non c’è inquinamento. “La città è piena di giovani, perché è una delle mete preferite per l’Erasmus, gli stage e i primi contratti di lavoro. Se non ti importa di vivere con sconosciuti e vuoi uscire a bere birra nel weekend e goderti gli scorci più belli di Amsterdam, ti trovi bene.” Già, perché Amsterdam è affascinante, suggestiva, piena di angoli incantevoli. I musei, le vie alberate, i canali, i locali, i parchi, il mare. “Non nego che, nelle domeniche di sole, andare a fare un brunch in un caffè del quartiere mi rende felice. La gente in genere è rilassata, non esiste la frenesia di Milano o Londra. E con il treno si raggiungono facilmente villaggi pittoreschi, mulini a vento e altre capitali europee come Bruxelles e Parigi. Andare in aeroporto è semplice e veloce”.

Bambini e cultura olandese

La maggior parte dei colleghi di Gemma sono sposati e lei ha avuto modo di osservare come crescono i bambini. “La struttura urbana facilita la gestione della famiglia, perché ogni quartiere ha la sua scuola, farmacia, negozi, aree verdi, palestra, uffici amministrativi. I bambini possono giocare nei parchi senza problemi, l’aria è buona e loro sono abituati alle temperature rigide. Le mamme sono meno ansiose di quelle italiane. Incoraggiano le attività extra-scolastiche, ma passano anche molto tempo con i figli. La vita in famiglia, nel fine settimana, è molto simile a quella italiana: si va a trovare i nonni, si cucina, si guarda la tv. Oppure si parte per una gita.” Il sistema scolastico funziona, tanto più che i piccoli olandesi crescono bilingue.

Affitti e meteo, i tasti dolenti

Ma, come sempre, non è tutto oro quello che luccica. Vivere ad Amsterdam ha i suoi lati negativi. Gemma mi spiega come mai non abbia ancora comprato la bicicletta, nonostante l’entusiasmo iniziale. “Non appena è arrivato il brutto tempo, ho capito perché è faticoso abitare nei paesi del Nord. Piove tanto, ma non è solo quello. La pioggia è accompagnata da raffiche di vento che ti spazzano via. Gli ombrelli si distruggono. Dopo l’ennesima vittima, un collega mi ha guardato con compassione e mi ha svelato un segreto. Nessuno di loro usa l’ombrello. Portano sempre un cambio completo e il phon e, una volta in ufficio, si sistemano. Addio scarpe col tacco, capelli lisci e borse di pelle. Dopo diverse settimane così, con il cielo cupo, la luce assente, gli scrosci di pioggia a sorpresa, ho cominciato a diventare isterica. E di pedalare nella bufera non se ne parla nemmeno, per me.” Inoltre, il sistema sanitario è caro, bisogna stipulare un’assicurazione che viene tolta dallo stipendio. E non conoscere la lingua locale, anche se gli olandesi parlano inglese, fa sentire a disagio.

Che belle le case di Amsterdam. Ma quanto sono care

L’altro problema è il costo degli affitti. Gemma non è sposata, non convive, perciò può contare solo su se stessa. E ha superato da un pezzo l’età in cui ci si adatta a condividere bagno e cucina con uno o più sconosciuti. Permettersi una casa in città, da soli, è quasi impossibile, a meno che non si abbia la fortuna di avere uno stipendio astronomico. “Ho trovato un appartamento carino, ma solo perché una mia amica già viveva ad Amsterdam e lo condividiamo. Dobbiamo fare i conti della serva per permettercelo, ma volevo stare a pochi minuti a piedi dall’ufficio. È un vantaggio enorme: così torno a casa a pranzo, visto che mangiare fuori è troppo caro per me. E  la cucina olandese, diciamolo, non è proprio invitante. Poi, la corsa sotto la pioggia è limitata, anche se il raffreddore è diventato ormai il mio compagno inseparabile”. Il suo palazzo è pulito, elegante, ovviamente senza ascensore, con quelle scale strette ricoperte dalla moquette che si trovano anche nei paesi anglosassoni.

In assenza del sole

Gemma confessa di non amare il centro storico e di non andarci mai. “Troppa gente, troppi turisti e negozi fatti apposta per loro. In realtà, Amsterdam è piccola; una volta visti i musei e la parte vecchia, non hai molto da scoprire. Ti crei la tua routine e cerchi di visitare i dintorni. Ma per me, cresciuta al sole, questo clima e questo stile di vita da Erasmus sono motivo di sconforto. Capisco perché i danesi hanno inventato la filosofia hygge, perché i nordici in generale si mettono in maglietta e spalmano la protezione 50 non appena spunta un raggio di sole. Devono convivere con l’inverno e l’assenza di luce. Imparano ad apprezzarla, quando c’è. Ma allo stesso tempo sanno farne a meno. Per chi è cresciuto a sud, è diverso.” Io che preferisco il freddo polare al caldo torrido, le ricordo l’incubo dell’estate a Milano. “Bisognerebbe abitare sei mesi all’anno in un posto e sei mesi in un altro” dice lei, ridendo. Ha ragione. Ma i traslochi costano e sono una scocciatura. 

“La verità è che non esiste un posto perfetto”, è la conclusione di Gemma.

“Dovevo picchiarci il naso. Non so dove andrò o cosa farò, ma di una cosa sono certa: abitare in un luogo non è come viaggiare. Bisogna stare dove ci si sente a casa, dove c’è qualcosa di intimo, di emotivo, che ci fa sentire al sicuro. Spero di trovare il mio nido, prima o poi.” Lo spero anch’io. Nel frattempo, un altro weekend ad Amsterdam lo farei volentieri. Ma aspetterò che il meteo sia clemente. 

NB: Le fotografie sono state volutamente scattate in uno dei rari weekend di sole e luce, la bellissima – non si può negare – luce del Nord.

  1. I due risvolti della medaglia, come in ogni aspetto della vita. Fantastico leggere la verità (per cui fattori positivi e negativi) del vivere all’estero. Troppo facile stare qui, affermando che altrove tutto è perfetto. Solo chi ha il coraggio di buttarsi, come Gemma, può permettersi di tirare le conclusioni.
    E tutto si rifà a quell’ultima riflessione: vivere in un posto, non è come viaggiare nello stesso posto. Quante volte ci sentiamo attratti irrimediabilmente da un luogo ,in cui abbiamo fatto un viaggio. Pensiamo di sentirci a casa, che li sul serio ci vivremmo…ci immaginiamo, persino, parte di quell’esistenza. Un film a colori!
    Peccato che i film, se sono tali, un motivo c’è. La realtà, la vita, è tutta un’altra cosa…
    Complimenti per questo spaccato di verità!
    Baci,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Esatto Claudia, c’è una grande differenza tra stare in un posto per lavoro e crearsi la propria vita quotidiana, e andarci in vacanza. E’ perfino diverso starci per pochi mesi e per anni, perché i periodi limitati non permettono di capire tutte le caratteristiche della società nuova in cui ci si trova a vivere. Io credevo che in Olanda fosse tutto perfetto, invece Gemma mi ha aperto gli occhi. Mi piacerebbe raccogliere le storie delle persone che si sono trasferite all’estero, per condividere esperienze reali, non offuscate dall’entusiasmo del cambiamento. Vediamo se riesco!
      Un bacione e grazie mille

  2. È bello leggere il punto di vista di qualcuno che non è un turista in città, ma nemmeno uno del posto: così si ha una prospettiva che probabilmente è più “vera” di quella che ha chi ci vive o chi si ferma per qualche giorno.
    Nemmeno io sopporto molto il caldo torrido dell’Italia e preferisco il freddo, ma immagino che allo stesso tempo dover affrontare vento pioggia buio ecc non sia semplice.
    In ogni caso ci tornerei volentieri ad Amsterdam – come turista 😉

    • Blueberry Stories

      Anch’io, decisamente! Come dico sempre alle persone, è bello andare ovunque in vacanza, ma scegliere dove vivere è un’altra faccenda. In fondo dipende tutto dalle persone che hai intorno. In un ambiente in cui non ti trovi bene umanamente, la fascinazione per la bellezza o la novità passano presto! Soprattutto se il clima non aiuta 😀

  3. Che bella questa chiacchierata con Gemma che ci ha raccontato degli aspetti che abbiamo potuto provare sulla nostra pelle (affitti a parte!) durante il viaggio ad Amsterdam. Abbiamo analizzato bene il comportamento dei suoi abitanti: tutti in bici anche con il diluvio e tutti senza ombrello. Noi invece disperati e con un ombrello che continuava a piegarsi in tutte le direzioni. Per chi è abituato forse non è un gran problema ma chi nasce sotto il sole deve farci i conti… ed è dura!
    Ma la primavera sta per arrivare… forza e coraggio! Un abbraccio

    • Blueberry Stories

      Infatti pensavo a voi mentre ascoltavo il racconto di Gemma: ricordo il vostro articolo e le foto sotto la pioggia! Certo che, per quanto sia fondamentale per il pianeta e per noi (a Milano non ha piovuto per mesi e l’inquinamento era insopportabile), la pioggia cambia totalmente il volto delle città. Ma poi nelle belle giornate passa tutto. Un abbraccio!

  4. Leggere il punto di vista di un’italiana all’estero è sempre estremamente interessante, perchè spesso idealizziamo i Paesi in cui siamo stati solo in viaggio e pensiamo che viveri lì sarebbe rose e fiori… Senza renderci conto di quante cose dell’Italia, che qui diamo per scontate, poi magari ci mancherebbero. Mi ricordo quando Luca, il mio ragazzo, è tornato a Roma dopo 4 mesi passati in Olanda a lavorare alla tesi di laurea: per giorni non ha fatto altro che parlare di quanta luce ci fosse qui, di quanto non si fosse mai reso conto di come la quantità di luce che abbiamo noi anche in inverno influisca sul suo umore… Purtroppo, certe cose vanno provate per capire se fanno per noi!

    • Blueberry Stories

      Ciao Eleonora, grazie di essere passata! Esatto, certe cose vanno provate, non si può decidere che vanno bene a priori. Leggo troppe volte di persone iper entusiaste dell’esperienza all’estero, oppure smaniose di partire perché in Italia fa tutto schifo. Ora, io sono la prima a vedere i problemi dell’Italia e a esserne profondamente delusa, ma dubito che altrove ci sia il Paradiso. E così ho deciso di andare a cercare storie vere, di persone che raccontano la loro esperienza con realismo… e sto scoprendo che il mio scetticismo è fondato. Buona giornata!

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