Sul lago Vattern: monasteri, aringhe, casette rosse e storie svedesi

Nella smania di minimalismo che mi perseguita, sto eliminando tutto l’eliminabile e, tra uno scatolone polveroso e l’altro, ho trovato una foto. Una di quelle stampate, in formato grande, che ero solita incollare negli album. Rappresenta una foresta di abeti stagliati contro il cielo azzurro, percorso da nuvole bianche. In primo piano, un cartello con la figura stilizzata di un alce. Sorrido al ricordo di quando e dove è stata scattata. In Svezia, nella lunga traversata da Helsingborg a Stoccolma. Era estate e la temperatura era perfetta. Dopo alcuni giorni di sole a Copenhagen, mi ero illusa che il mito del maltempo perenne in Scandinavia fosse uno scherzo, una voce messa in giro per scoraggiare la gente a trasferirsi a Nord. La questione dell’immigrazione è piuttosto spinosa nei paesi scandinavi. Felici nel loro mondo quasi perfetto, gli svedesi, così come i cugini norvegesi, stanno bene da soli. 

QUESTIONI METEOROLOGICHE

Invece no. Subito dopo avere attraversato in traghetto lo stretto che separa Danimarca e Svezia, il cielo è cambiato. In Svezia si ha l’impressione che i temporali arrivino dal nulla, improvvisi: un momento il cielo è sereno, l’attimo dopp si addensano nubi minacciose e ti ritrovi sotto una cascata d’acqua. E non uso il termine “cascata” a caso: nom si vede più niente, l’aria so fa gelida e diventa difficile guidare. È successo, per esempio, mentre cercavamo di raggiungere un villaggio svedese con le costruzioni tradizionali, non lontano dal lago Vattern. La pioggia era così forte da non lasciarmi quasi scendere dalla macchina. E quando ci ho provato, ho percorso qualche metro affondando nel fango, prima di arrendermi all’evidenza: non ero attrezzata per un’escursione sotto il diluvio. 

VI PRESENTO JÖNKÖPING, SUL LAGO VATTERN

Per fortuna, tra uno scroscio e l’altro, ci sono tregue di pace che riconciliano con il mondo. La prima tappa era Jönköping, sul lago Vattern. La strada da Helsingborg attraversa distese di prati, foreste e località piccine, offrendo l’immagine della Svezia che abbiamo tutti in mente: casette rosse perse nel nulla e tanti, tanti alberi. Siamo nella provincia dello Småland, ricca di laghi e boschi, praterie e aree coltivate. Jönköping è la città più popolosa della provincia ed è famosa per la sua industria di fiammiferi, per la fiera di legname e per l’università. Ah, e qui si trovano anche i magazzini centrali dell’IKEA. Non ha un passato felice, questa città. Fu devastata da guerre e incendi, ricostruita e resa un centro industriale. Il cuore della città è Osta Torget, la piazza, dove si trovano il municipio, la Kristinekyrkan – una chiesa del Seicento – e la corte d’appello, il Gota hovratt. 

ARINGHE E TRAMONTI

Tra i musei, il più importante è il Lansmuseet, dedicato ad arte, archeologia e industria; il più curioso è il museo del fiammifero all’interno della fabbrica originaria. Ma il più caratteristico è il Friluftsmuseet, un museo all’aperto che ospita le antiche case di legno dello Småland, una chiesa del quindicesimo secolo e il campanile di Solberga. Di Jönköping, però, ricorderò qualcosa di diverso. Un crepuscolo sul lago, con l’odore acre delle aringhe affumicate. Sul molo, infatti, sono allineati gli affumicatoi dove si preparano i pesci alla base della cucina locale. Ceniamo in un ristorante sull’acqua che assomiglia a una barca, dove il piatto si sceglie indicando su una parete il disegno del pesce che si vuole mangiare. C’è una tranquillità che rilassa, un senso di calma che, come ho imparato presto, caratterizza i paesi scandinavi.

IL MONASTERO INCANTATO DI VADSTENA

Il viaggio è lungo, perciò non indugiamo a lungo in questa cittadina carina, sì, ma non irresistibile. Proseguiamo lungo il lago Vattern, sempre tra sole e acquazzoni, e mi lascio stregare dal fascino ipnotico del lago. A sinistra, acqua. A destra, boschi. Ci fermiamo in un villaggio che scopriamo quasi per caso, seguendo una suggestione letteraria. Si tratta di Vadstena, cittadina medievale che ospita un castello e un monastero fondato da Santa Brigida nel 1350. Non è difficile immaginare di venire qui a meditare, pensare, o semplicemente ammirare il panorama. 

Il monastero di Vadstena sul lago Vattern

Il lago è tranquillo, accarezzato dalla luce magica che segue la pioggia. Le anatrine scivolano placide sulla superficie. La strada principale del paese è rimasta come un tempo. Le case strette l’una all’altra, i negozi, il municipio più antico della Svezia. E i caffè, da cui si diffonde un profumo di zucchero e cannella. Le torte svedesi sono una delizia. La cannella è nella torta di mele, soffice e piena di frutta (e di burro, sospetto) e nella kanelbullar, una sorta di brioche appiccicosa e buonissima. L’hotel che ora è ospitato nel monastero è talmente bello che rimpiangiamo di non avere pensato di dormire qui. Ho l’impressione che, al calar del sole, tra le vestigia del passato spuntino le fate.

NORRKÖPING, dove l’industria si fa arte

Lasciamo il lago Vattern, ma non l’acqua, per dirigerci verso Norrköping, nella regione dell’Östergötland. Si vede subito che è una città industriale. La periferia è trafficata e costellata di palazzi  – diciamolo pure – bruttini, anonimi, tutti uguali. Per capire l’anima di Norrköping bisogna raggiungere la zona detta Industrilandskapet, sul fiume Motala, dove le vecchie fabbriche tessili sono state restaurate e convertite in scuole e musei. Tra gli edifici si snoda una rete di passerelle e ponti pedonali, che rappresenta l’aspetto più curioso della città. Per scoprire il suo passato industriale, vedere alcuni macchinari ancora funzionanti e fermarsi in un bel caffè, bisogna fare una visita allo Stadsmuseum, situato all’interno dell’Industrilandskapet. Di fronte, ma dall’altra parte del ponte, l’Arbetets Museum mostra la vita degli operai. La sua forma a “ferro da stiro” e la vista dal ristorante interno lo rendono ancora più appetibile agli stranieri di passaggio.

A CASA DI ASTRID LINDGREN

Vimmerby non la conoscerebbe nessuno se non fosse per LEI, la scrittrice amata da adulti e bambini, la svedese che ha condizionato il nostro immaginario fin da piccoli. In questa sonnacchiosa cittadina a sud di Norrköping, infatti, nacque Astrid Lindgren. Ricordate Pippi Calzelunghe, vero? Non devo neanche chiederlo. Ecco, è grazie a lei e agli altri personaggi della Lindgren se Vimmelby attira visite. I genitori portano i bambini a vedere il monumento della scrittrice nella piazza principale e la sua casa natale, una bellissima fattoria che conserva gli oggetti della sua vita. La piazza con gli edifici color pastello dà l’impressione di non essere tanto diversa da quella che conosceva Astrid. E nel negozio di caramelle tra le case storiche di Vimmelby non si può certo non entrare. Pensando alle eroine della Lindgren, così intraprendenti e lontane dall’immagine classica della donna, capisco perché non ci sia differenza tra educazione maschile e femminile in Svezia. E mi innamoro sempre di più della cultura di questo Paese.

ALTRE STORIE SVEDESI 

Il viaggio prosegue a Stoccolma, Uppsala e Sigtuna, nel cuore della Svezia.