Il deserto della California

Itinerario da Calico a Las Vegas, tra cowboy e deserto

L’idea di un itinerario nel Far West e nel deserto californiano mi ha sempre attirato, fin da bambina. Immaginavo villaggi polverosi tra i canyon rossi, con i pistoleri che uscivano dai saloon e si calavano il cappello sugli occhi. Mi divertiva l’idea di vedere quello che, nella mia mente, era più il set di un film che un luogo reale. In effetti la sensazione che si prova è quella di non essere in un posto come gli altri, dove vive la gente comune. Si possono tracciare diversi itinerari tra California e Nevada, ma ve ne descrivo uno che da Los Angeles porta a Las Vegas, costeggiando il deserto del Mojave e proseguendo nella Death Valley.

Verso gli Stati Uniti

Quando le coste del Canada appaiono negli sprazzi di cielo tra le nuvole, si scorgono le coste selvagge sulle quali si infrangono le onde e le cime innevate dei monti che contrastano con l’oceano. È un paesaggio aspro e bellissimo, che ricorda agli uomini quanto siano piccoli rispetto alla natura. Guardare gli Stati Uniti dal finestrino dell’aereo è come leggere un libro e rendersi conto che è diverso dalla sinossi in quarta di copertina. Un mosaico verde, color ruggine e ocra, solcato dalle linee curve che corrispondono ai fiumi e dalle rette delle autostrade.

È l’America del Midwest, dei contadini e degli allevatori che non si vedono nei film ambientati a New York, Boston, Miami o Los Angeles. L’America agricola, il paese dei campi e del deserto, lontano dalle mete turistiche. Sorvolando il Missouri,si nota che è il Mississippi a dominare il paesaggio: un serpente blu che attraversa un’immensa pianura.

Mentre l’aereo scende su Los Angeles, ecco comparire la distesa di casette con un fazzoletto di giardino, che riempiono lo spazio tra le colline e il mare. Il grumo di grattacieli scintillanti che si vede anche nei film. E più in là, l’oceano, con le grandi spiagge e le palme altissime accarezzate dal vento.

Calico, il villaggio fantasma

Da Los Angeles, imboccata la Interstate 15, si raggiunge la contea di San Bernardino, caratterizzata da un territorio per lo più desertico e montuoso. È una zona molto estesa, incastrata tra i sobborghi di Los Angeles e il confine con il Nevada e il Colorado River. Le montagne di Calico erano sede di miniere di argento alla fine dell’Ottocento, e il centro abitato più importante era il villaggio di Calico. Quando il prezzo dell’argento crollò, tuttavia, Calico fu abbandonata e si trasformò in una città fantasma.

Gli americani ne hanno sfruttato il fascino selvaggio per trasformarla in una località turistica, un villaggio in stile Far West costruito a ridosso di una collina rocciosa, sotto un cielo terso. D’estate, sembra di essere in un forno. Il termometro tocca picchi notevoli, ma in fondo bastano un paio d’ore per girare tra le case di legno, curiosare nei negozi e fare una sosta per riprendersi dalla calura. Le botteghe vendono candele profumate, bamboline di stoffa, biscotti e caffè, conservato in sacchetti di yuta e scatole di latta vintage.

All’ingresso, un cartello invita a far controllare le pistole e a parcheggiare i propri veicoli, a metà fra tradizione e attrazione turistica. Dentro l’ufficio postale si trova ancora la carta da lettera, accompagnata da vecchi francobolli e foto d’epoca. In una sorta di caffetteria, i tavoli sono botti e le sedie sgabelli altissimi, su cui si ci arrampica per mangiare ciò che offre la cucina. Inutile elencare le poco invitanti offerte del menu: con 40 gradi all’ombra, solo gli americani e gli irriducibili riescono a mangiare salsicce e patatine. Se, come me, vi portate sempre qualcosa da sgranocchiare nella borsa, state certi che si trasformerà in un prodotto ben riscaldato.

Il deserto del Mojave

La strada prosegue costeggiando il deserto del Mojave, che ospita numerose basi dell’esercito americano e dei marines. Alcune sono segretissime e, naturalmente, le zone in cui sorgono sono inaccessibili. La parte più affascinante del deserto è la cosiddetta Mojave National Preserve, che non è proprio un parco naturale, ma è una delle zone meno conosciute e più selvagge del Paese. Non si paga alcun entrance fee, ma all’interno non esistono distributori di benzina. I visitatori sono avvisati.

Scriveva Edna Brush Perkins in The White Heart of Mojave, del 1922: “How could rock and sand and silence make us afraid and yet be so wonderful?

Il Mojave è il regno della solitudine dorata, dei colori accesi e dei panorami immensi, delle dune (le Kelso Dunes) e della sabbia. Per addentrarsi nel Mojave conviene dormire a Barstow, la classica cittadina americana in cui non c’è nulla, e organizzare un’escursione di prima mattina, quando la temperatura è quasi tollerabile. Così non si rischia di trovarsi sperduti nel nulla, senza acqua e senza carburante. I più coraggiosi possono percorrere a piedi un tratto delle dune, per provare l’emozione di essere soli in mezzo al deserto.

Il mondo artificiale di Las Vegas

Dal Mojave a Las Vegas la distanza è breve. Vale la pena fare una sosta a Kelso Depot, un’oasi verde in mezzo al deserto, una vecchia stazione ferroviaria che è stata trasformata nel visitor center della Mojave Preserve. Da qui, seguendo la ferrovia e poi la strada si ammirano i Joshua tree o Yucca tree, con i loro ciuffi verdi formati da foglie aguzze.

Si arriva così a Las Vegas, con i suoi grandi centri commerciali che introducono al centro, il regno degli hotel bizzarri e del gioco d’azzardo. Entrare a Las Vegas è come pagare il biglietto di una Disneyland per adulti. Gli alberghi sono giocattoli che scimmiottano gli edifici più famosi del mondo, dalla piramide di Luxor all’Empire State Building, da Piazza San Marco a Venezia, da Bellagio alla Tour Eiffel.

È un mondo finto, curioso, una parentesi dalla vita vera in cui ci si trova a osservare le persone che camminano nei corridoi degli alberghi e per la strip, che giocano al casinò, sorseggiano cocktail o piangono disperati in un angolo sui soldi perduti. Ed è un mondo strano e inquietante. Mi ha lasciata perplessa il fatto che uno dei vizi più pericolosi, quello del gioco, sia associato alle fiabe. Al Bellagio si entra in un giardino di fiori veri, che in questa stagione sono soprattutto girasoli, dove sostano una chiocciola gigante e un faro, simili al paese delle meraviglie di Alice.

La Pepita d’Oro

Se si raggiunge invece la parte “vecchia” della città, l’atmosfera cambia. Qui sorgono i primi casinò come The Golden Nugget, dedicato alla pepita d’oro più grande del mondo e trovata in Australia. La gente proviene dalla lower class. Si respira un’aria più triste ma anche più autentica, da Old West, quando i cercatori d’oro si spinsero nelle terre dell’ovest e si inventarono un business.

Nella Death Valley

Nonostante la temperatura sfiori i 45 gradi, non si può rinunciare a una visita alla Death Valley, uno dei luoghi più affascinanti della zona. Io che odio il caldo, mi sono armata di coraggio e mi sono trascinata all’alba sull’auto diretta nella zona senza ombra. Anche perché, diciamolo: a Las Vegas di giorno non c’è assolutamente niente da fare. Abbandonando la città, si attraversano i quartieri residenziali dove sorgono nuovissimi complessi graziosi ed economici (una casa costa circa 200 mila dollari), circondati dalle palme. Vengono acquistati dai pensionati che si rifugiano in Nevada perché la vita costa meno. Più in là, una distesa di rocce interrotta dalle formazioni montuose modellate dal vento, che si stagliano contro il cielo azzurro.

Raggiungiamo una località persa nel nulla, ma naturalmente fornita di un centro commerciale colorato all’interno del quale si trovano un supermercato, uno Starbucks e altri negozi. Mentre facciamo la fila per pagare le barrette e l’acqua, ascoltiamo la storia di Heidi Fleiss, che a 16 anni gestiva le bambinaie di Los Angeles e a 19 le prostitute per le star. Condannata perché la prostituzione è illegale in California, si è rifugiata in questo paesino del Nevada. Qui ha continuato i suoi lucrosi affari per finire, dopo alterne vicende, ad aprire una lavanderia a gettoni arredata con i pezzi delle vecchie slot machine.

Zabrinskie Point

L’ingresso del parco nazionale è caratterizzato da un paesaggio aspro, quasi primitivo. La temperatura aumenta sensibilmente e soffia un vento torrido, mentre si ammira il silenzioso paesaggio di Zabrinskie Point. Avverto la presenza di una natura indifferente all’uomo, che nei millenni si è modellata secondo le sue regole. La mattina, il paesaggio è bruciato dal sole; meno suggestivo, più violento. Se si arriva al tramonto, l’effetto è diverso. La luce più tenue, il sole basso all’orizzonte addolciscono il paesaggio, sul quale brillano le prime stelle.

Milioni di anni fa qui c’era un lago, Furnace Creek, che si è poi prosciugato dando origine a questa valle desertica. Il terreno è formato da ghiaia, fango salino e cenere delle Black Mountain, una vicina zona vulcanica. Sono rimaste le impronte di animali che l’hanno attraversato nel corso dei secoli, mentre adesso sembra del tutto disabitato. In realtà, uccelli, rettili e alcuni mammiferi si aggirano nella vale, ma soltanto di notte.

La Death Valley è uno dei luoghi più caldi del mondo e appare ai miei occhi come un paesaggio lunare, come se appartenesse a un altro pianeta. Non mi stupisco di trovare una città fantasma nel tragitto verso Las Vegas: Rhyolite, vicino a una miniera abbandonata, è luogo di spettri. Per fortuna, di giorno si nascondono e nei vecchi edifici cadenti si ode solo il silenzio.

ALTRI ITINERARI NEL DESERTO

Sono tanti gli itinerari che portano a scoprire i grandi spazi americani, attraversando Stati diversi. Per ammirare i canyon bisogna raggiungere il Grand Canyon National Park, in Arizona. Per perdersi nei colori delle rocce e nelle leggende dei nativi americani si attraversa il Petrified Forest National Park, un luogo spettacolare che comprende anche il deserto dipinto.  Tra Utah e Arizona, invece, si trova la Monument Valley, nelle terre dei Navajo, caratterizzata dalle celebri “guglie” di pietra che sono diventate l’emblema del West americano. Infine, l’Antelope Canyon, in Arizona, è un luogo magico, visitabile solo su prenotazione e con l’assistenza delle guide Navajo (fa parte della loro riserva).

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  3. Questo on the road rimane nella classifica dei miei viaggi da sogno, insieme alla Transiberiana e all’Orient Express. Ma prima o poi mi prendo un anno sabbatico e svaligio una banca e li faccio tutti questi viaggi 😉
    Las Vegas dev’essere un posto strano, ma in ogni caso mi incuriosisce, nonostante il suo essere fake.
    Buona serata 🙂

    • Blueberry Stories

      Come darti torto? In un film, svaligeremmo davvero una banca e partiremmo! Pensa anche a un on the road negli stati del sud, sulle tracce di Via col Vento…

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