Cosa vedere a Los Angeles dall’alba al tramonto

Los Angeles non è bella nel senso classico del termine, ma ha un fascino tutto suo. Catapultata nel mosaico di città e di storie, di leggende metropolitane e di paesaggi urbani, mentre la attraverso mi sembra di essere in un altro mondo. Un mondo a metà tra la realtà e la fantasia, dove è difficile distinguere i ricordi reali dalle immagini viste su uno schermo. Vi ho parlato di San Francisco e abbiamo percorso la strada costiera verso sud, fermandoci a Monterey e Santa Barbara. Arriviamo a Los Angeles dalla 405, la strada più trafficata della metropoli, che la collega alla San Fernando Valley. Automobili e mezzi pesanti sfilano pazientemente sulle corsie, mentre gli spazi verdi lasciano il posto a edifici, cantieri e case tutte uguali. Come ogni periferia, anche questa vive di note grigie e monotone.

Beverly Hills, Los Angeles

Los Angeles: una città o molte?

Los Angeles è un insieme di cittadine, ciascuna con il proprio sindaco, l’ufficio postale, il centro commerciale, le scuole, e soprattutto un’identità ben precisa che la distingue dalle città confinanti. Non esiste un “centro” ed è difficile appartenere all’intera metropoli. Si appartiene al quartiere, alla “città nella città”. E se abiti nell’entroterra, non è tanto semplice raggiungere le spiagge.

Così ci racconta un italo-americano che vive a Westwood, meta preferita di studenti e giovani professionisti. Per lui, che lavora nel mondo del turismo, il suo suburb è casa. Ha i suoi negozi e locali di riferimento, i suoi cinema, il suo parco, il suo caffè.

Bel Air e Westwood

Bel Air è il primo quartiere che attraversiamo, con le dimore delle star che si arrampicano sulla collina e quell’aria da “bello e impossibile” che si respira in California. Al confine con Westwood sorge il campus della UCLA, cinque isolati di edifici che ospitano le varie facoltà, circondati dai building delle confraternite spesso inquadrati nei film e nelle serie tv.

Osserviamo i passanti per conoscere la città: si incontrano studenti con lo zaino e le sneaker ai piedi, spesso asiatici, tutti giovani. Scherzando, gli americani sostengono che l’acronimo stia per University of California and Lost Asian. Poi locali, caffè, librerie, coloratissime e vivaci, accoglienti e alla mano, molto diverse da ciò che ci aspetta più in là.

Hollywood, California

Wilshire Boulevard

Lungo Wilshire Boulevard il panorama urbano cambia. Comincia la zona degli high-rising building, aparthotel in cui vivono i ricchi e famosi che passano la vita senza fare la fila in posta per pagare una bolletta, non hanno il problema di cercare il parcheggio o di fare la spesa – figuriamoci la lavatrice. Pensare a loro mi lascia una scia di inquietudine, come se fossero lontanissimi dalla realtà a cui siamo abituati. Si respira l’assenza di fatica, ma anche di calore umano.

La Santa Monica Boulevard, che dalle colline porta verso il mare, ci accompagna al confine con Beverly Hills. Il country club separa Wilshire dal puzzle di ville bizzarre e invidiatissime che sorgono all’ombra del Beverly Hilton, dove ogni anno è dato l’annuncio dei Golden Globe, e del Peninsula Hotel, il favorito delle star. Rodeo Drive, con le sue palme e i suoi negozi di lusso, è il cuore commerciale della città e il meno interessante: sembra di camminare in una versione adulta della Playmobil.

West Hollywood

Entriamo così a West Hollywood, la zona dei designer e degli artisti emergenti, i cui negozi si snodano su Robertson Boulevard. Bisogna fermarsi all’Ivy, il locale più delizioso della città, per un brunch all’ombra del verde e dei fiori che lo riparano dalla strada.

Salendo di qualche isolato troviamo invece Sunset Boulevard, dove costeggiamo il London Hotel per raggiungere il centro, con i suoi negozi e le locandine dei film in uscita, ma anche gli alberghi più esclusivi come il Mondrian, disegnato da Philip Stark, e lo Chateau Marmont. Alle spalle, la collina. Davanti, la vista sull’immensa distesa urbana.

Universal Studios, Los Angeles

Nel magico mondo del cinema

Seguono le sfilate di locali dedicati alla musica, che si trasformano negli studi cinematografici non appena si imbocca Gower Street. Svoltando in Melrose Avenue, ci si trova davanti il poco discreto – ma d’effetto – ingresso dei Paramount Studios.

Chi, come me, ama il cinema, avrà l’impressione di camminare in un mondo protetto, dove la fantasia detta le sue regole e trova le sue ragioni. Una dimensione parallela, ma chi può dimostrare che non sia reale? Attraverso la scrittura e l’arte, si comprende più a fondo l’universo.

Korea Town e Hancock Park

Il paesaggio cambia di nuovo – e in modo pittoresco – entrando in Korea Town, popolata dagli immigrati coreani che hanno aperto le loro botteghe lasciando le insegne nella loro lingua. Si percorre la Western Road con la consapevolezza che qui la gente vive nel mondo reale, meno scintillante di quello che ci siamo lasciati alle spalle a Beverly Hills, ma molto più interessante. Svoltiamo sulla 6th e, da un semaforo all’altro, la città si trasforma ancora.

Scopriamo così Hancock Park, l’area più elegante di Los Angeles, un rifugio segreto dei ricchi di una volta, con le case discrete e bellissime tra cui si nasconde quella del sindaco.

Santa Monica, Los Angeles

Marina del Rey

Santa Monica

Imboccando l’autostrada numero 10 (la stessa che porta a Phoenix, in Arizona) ci si lascia alle spalle la parte collinare per raggiungere l’oceano. Qui i quartieri si appoggiano dolcemente sulla lunga spiaggia dorata: Santa Monica, Venice Beach, Marina del Rey.

Conosco qualcuno che abita in questo quartiere, una ragazza italiana venuta a Los Angeles per studiare cinema. Ha frequentato i corsi della UCLA ed è diventata una sceneggiatrice, come sognava da bambina. Pensando a lei, ho l’impressione che incarni un mio desiderio, la strada che avrei voluto percorrere ma che non ho avuto il coraggio di imboccare.

Nel susseguirsi di allegri caffè, negozi hippie, Starbucks, Coffee Bean, negozi di prodotti organic e vegan, brulicanti di vita, riesco a immaginare la mia vita parallela a Los Angeles. Mi manca ciò che avrebbe potuto essere, e non è. Forse Los Angeles è anche questo, la città dei sogni non realizzati. La spiaggia è orlata di palme altissime, il vento accarezza i capelli, le barche oscillano placide nel porto. E il tramonto dipinge l’orizzonte di viola e arancione.

Universal Studios entrance

E GLI ALTRI GIORNI?

Se restate a Los Angeles per qualche giorno, non potete perdervi i parchi a tema. Una giornata va dedicata agli Universal Studios, dove si possono visitare i set dei film hollywoodiani, salire sulle varie attrazioni e divertirsi come bambini. La novità è The Wizarding World of Harry Potter, con il castello di Hogwarts, i negozi di Hogsmeade e uno spettacolo serale di luci. Sul sito troverete tutti i dettagli sui biglietti, orari e indicazioni stradali.

Un altro giorno è da dedicare a Disneyland Park, che si trova ad Anahaeim (Orange County) e che fu inaugurato nel 1955. Intorno al castello della Bella Addormentata si dipanano le attrazioni che incantano grandi e piccini, dalla città di Mickey Mouse alle imbarcazioni dei Pirati dei Caraibi di New Orleans Square, fino a Tomorrowland, dedicata ai cartoon più recenti. Per godervi il parco, potete dormire al Disneyland Hotel e comprare un biglietto valido due giorni. Non dimenticate il fast pass per saltare le code.

  1. Pingback: Monterey e dintorni: luci e ombre della California – Blueberry Stories

  2. Non so perché ma Los Angeles non mi ha mai convinta: nel senso che ci sono andata vicina tante volte ma poi ho sempre scelto altri posti. Forse è colpa dei tanti telefilm visti da ragazzina che hanno contribuito a costuire nella mia mente l’immagine di una città “finta”. Allo stesso tempo però sono curiosa di vedere con i miei occhi, di verificare se l’impressione è quella giusta o meno.

    • Silvia, hai ragione. Trasmette proprio quell’impressione, soprattutto nella zona di Hollywood che a me, per esempio, non piace affatto. Una città che non si può girare a piedi è strana, alienante… eppure ci sono aspetti di LA che mi affascinano. Santa Monica è la mia zona preferita, anche se in realtà è una cittadina, non un quartiere. E lo confesso: i parchi a tema valgono da soli il viaggio!

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