Dieci ricordi di Manhattan tra film, realtà e luoghi curiosi

I miei articoli su New York finiscono sempre per essere nostalgici. Forse perché, a dispetto della frenesia, dei grattacieli e dell’arte moderna, Manhattan conserva una vena malinconica che scorre tra le sue strade celebrate da tanti film. Dopo la pausa dovuta ai lavori sul blog, volevo riprendere con lei, la Grande Mela, da cui tutto è cominciato e che in questi giorni occupa la mia mente. Una mia amica, infatti, è proprio là, in un viaggio singolare alla fine del quale si sposerà ad Antigua. E allora lasciamo spazio ai ricordi, per oggi: vi porto con me in un viaggio attraverso 10 luoghi speciali di New York.

Al tramonto, gli edifici si tingono di rosa.

A New York convivono il vecchio e il nuovo

1. Avenue of the Americas/Canal Street

La 6th Avenue non è una via particolarmente suggestiva, né tantomeno lo è Canal Street. Ma se si ha la fortuna di salire in cima a uno dei grattacieli che sorgono lungo la 6th a sud di Canal, si gode di una delle viste migliori di Manhattan. Solo qui si nota la simmetria perfetta dei grattacieli, che formano quasi il tetto di un gigantesco tempio. Dalla parte opposta, verso il mare, si vede la Statua della Libertà, oltre la punta dell’isola di Manhattan.

Da un ufficio in cima a un grattacielo guardavo il cielo cambiare colore e la simmetria dei palazzi, la forma dell’isola, gli incastri delle strade. A pranzo ci si riuniva nella cucina con vista panoramica, si chiacchierava di Italia e di America, ognuno con il cibo portato da casa o cucinato al momento. Lasagne vegetariane, riso in bianco, curry di cavolfiore e lenticchie, bagel con salmone e l’onnipresente cream cheese. E piatti pronti orientali, perché eravamo sul confine con Chinatown e l’odore di verza e di fritto riempiva le strade.

2. Village

Per andare al lavoro attraversavo il Village, con la sua atmosfera tranquilla, i marciapiedi rivestiti di foglie verdi e arancioni, i negozi e le pasticcerie, i caffè nello stile di Friends. Ma esisteva anche un’altra serie tv ambientata in queste strade: Felicity, firmata da JJ Abrams. Chi l’ha seguita, ricorderà che la protagonista prendeva la metropolitana alla fermata di Bleecker Street e lavorava in un caffè, Dean & De Luca.

Proprio in Bleecker Street ho scoperto un locale chiamato John’s Pizza, diventato “il posto della domenica sera”: spartano, simpatico, buono. Al sabato mattina, invece, è associata nella mia mente Magnolia Bakery. Non conoscevo ancora la fama di quella pasticceria, in cui sono passata per caso mentre due amiche portavano il bucato in una lavanderia. Vita ordinaria in una città straordinaria. Voi la conoscerete per i cupcake, ma io non amo questi dolcetti colorati e così mi sono lanciata sui cookie con le gocce di cioccolato, oppure con avena e uvetta. Il profumo di burro e zucchero caramellato, per me, è il profumo del Village.

3. Upper West Side

Oltre il Lincoln Center e la celebre Juilliard School, lungo Amsterdam e Columbus Avenue, si snoda il quartiere che ospita il maggior numero di professionisti della cultura e dell’arte. Di certo è un’area tranquilla, piacevole, residenziale, lontana dal caos del “centro”. Qui è ambientato il film You’ve Got Mail, con Meg Ryan e Tom Hanks: è uno dei film che mi hanno fatto amare la città, perciò non potevo non cercare il parco e il caffè in cui si incontrano i protagonisti, il Café Lalo. Passeggiare nelle strade dell’Upper West Side è come scoprire una Manhattan diversa, più raccolta ed europea, più simile agli scenari che ho sempre associato al New England.

Riuscivo a immaginare una vita qui, in una bella casa, vicino al parco, vicino al mare. Eppure mi sembrava tutto così impossibile. In quegli appartamenti abitavano persone diverse da me, più sicure, con le idee chiare sul futuro e senza le mille paure che mi impedivano di sentirmi davvero parte di quell’America tanto sognata. Era come guardare il set di un film e la malinconia arriva anche da lì.

Il Chrysler è il più elegante di tutti i grattacieli di Manhattan

4. Gramercy Park

Nei pressi di Union Square, nel cuore dell’isola, c’è un parco privato che incanta con la sua eleganza. Un angolo silenzioso riservato ai residenti: se avete la fortuna di passare mentre qualcuno apre il cancello, potete sbirciare i vialetti curati e le aiuole fiorite. Un tempo entravano anche le inquiline (tra cui la sottoscritta) del Evangeline Residence, dalle finestre del quale si vedeva il Chrysler. Ora è chiuso, ma sono certa che i suoi muri conservano i nostri ricordi.

Allora ogni posto nuovo mi sembrava straordinario, e così ero incantata da Max Brenner, 841 Broadway, il regno del cioccolato; dal Morgan Library & Museum, una di quelle biblioteche che fanno venire voglia di entrare, sedersi accanto alla finestra e dimenticare il resto del mondo; e da Bryant Park con la sua pista di pattinaggio. Una sera, mentre scivolavamo sul ghiaccio, una ragazza spagnola mi ha detto: “se resisti a New York, puoi vivere ovunque”. E non è facile resistere a Manhattan, nonostante il mito. Un conto è fare il turista per qualche giorno o settimana, un altro è viverci. I difetti, come sempre, si scoprono solo con il tempo.

5. Upper East Side

Il Metropolitan Museum resta il mio preferito a New York. Passeggiare tra templi, piramidi e cortili in stile moresco lascia la sensazione di essersi lasciati la confusione e la modernità alle spalle per viaggiare nel tempo e nello spazio, alla ricerca del passato. Credo di avere trascorso un’ora nell’ala dedicata all’arte orientale, meravigliandomi della pace che un museo sa trasmettere, aspettandomi quasi di imbattermi in un portale magico in grado di collegare luoghi lontani nello spazio e nel tempo.

Ma l’Upper East è anche il quartiere di Alice’s Teacup, la sala da tè più bizzarra della città. È dedicata ad Alice nel Paese delle Meraviglie, tutta color ciliegia. Ricordo bene quando io e le mie colleghe abbiamo deciso di dedicare una domenica pomeriggio al nostro passatempo preferito: provare i caffè più graziosi di Manhattan. Soffiava un vento gelido, tanto da non riuscire a percorrere più di quel tratto a piedi che separava l’uscita della metropolitana dal locale. Poi, all’interno, il calore della fiaba.

Vita a New York

NYC colors

6. Soho

D’accordo, le gallerie d’arte che si affacciano sulle strade di Soho sono imperdibili. Ma fare tappa da Anthropologie lo è altrettanto. È uno dei miei negozi preferiti, la mecca delle tentazioni, il posto in cui comprerei tutto  -e senza ritegno. Le tazze decorate, da collezionare, sembrano saltare dalle mensole nella mia borsa. E i quaderni vintage, gli oggetti per la casa, le sciarpe e gli accessori? Devono trascinarmi via con una corda legata ai polsi.

Mentre tornavo dal lavoro, spesso mi fermavo a fare merenda: dopo un iniziale, e classico – forse inevitabile – innamoramento per Starbucks, ho deciso di andare a cercare posti più sfiziosi. Come  Maman, un caffè di sapore francese, dove si può ordinare un café au lait con pain au chocolat e leggere un libro, cullati dall’atmosfera calda e rilassante.

7. Central Park

Quanti film hanno scene ambientate a Central Park? A me torna in mente Il Diavolo veste Prada, quando Andy partecipa al photo shooting nel parco. Serve una giornata intera per esplorarlo, possibilmente una domenica da spendere nel verde, senza fretta. Con un pranzo da Le Pain Quotidien che si trova tra la 7th Avenue e la 58th St West. Una mattina di dicembre, entrando nel parco, ho trovato una pista ghiacciata dove i papà pattinavano con i figli. Sono rimasta a guardarli a lungo, immaginando la vita normale delle famiglie di Manhattan. Perché mi sembrano così diverse, solo perché abitano qui?

Manhattan

Nel Metropolitan si cammina tra diverse culture

8.  Madison Square Garden

Mi ero fissata di provare un ristorante orientale, Hangawi (12 E 32nd St). Coreano, per la precisione, in cui ci si siede sui cuscini e si mangia nei recipienti di terracotta. Ci tenevo perché quel locale, diverso da quelli che conoscevo in Italia (allora Milano non era costellata di ristoranti etnici seri…), rappresentava la NY chic che guardavo con timore reverenziale ogni sera, mentre tornavo al residence e passavo accanto ai ristoranti con le luci soffuse, popolati da giovani eleganti e raffinati. Mi dicono fonti fidate che è sempre ottimo, sempre bello e sempre caro. Ovviamente.

Ma questa zona mi è cara per un altro motivo. Qui sono andata a vedere, in un nevoso pomeriggio invernale, il film The Holiday con Jude Law, Kate Winslet e Cameron Diaz, che mi ha commosso e incantato. Ci siamo incontrate, quattro ragazze italiane che altrimenti non si sarebbero mai conosciute, davanti al cinema. Una di loro era eccitata per un nuovo acquisto, un’altra sentiva nostalgia di casa. Chissà perché, associo quel momento alla felicità.

9. Harlem

Eravamo, io e la mia amica, le uniche bianche in una chiesa di Harlem, stregate dalle note dei gospel. Il prete ci ha invitato ad alzarci in piedi e presentarci, e siamo state circondate da volti sorridenti. Harlem è la zona dei grandi murales, delle chiese e dei locali in cui si ritrovano i latini e gli afroamericani, che predominano nel quartiere. Qui si vanno a cercare l’Apollo Theater e l’Abyssinian Baptist Church, in stile neogotico, dove si ascoltano i cori più belli. Una breve visita al quartiere la domenica mattina permette di conoscere un’altra faccia di Manhattan, con i suoi colori e la sua personalità.

10. Il porto e Ground Zero

Camminare nel luogo in cui un tempo sorgevano le Torri Gemelle invita al silenzio. Non si può commentare, solo provare. È un percorso nella memoria, per non dimenticare e non giustificare. Il nome del progetto che ha vinto il concorso del 2003 mi è rimasto impresso nella mente: Reflecting Absence. Si respira l’assenza nelle vasche che occupano lo spazio delle torri cadute. E gli alberi, che rappresentano la vita, sembrano custodire uno spazio sacro.

Nella parte sud est dell’isola, nel vecchio porto, si trovano i velieri e le barche che sonnecchiano lungo i moli. Il South Street Seaport era un vivace luogo di scambi, perché qui arrivavano le navi provenienti dall’Europa nel 1800. Taverne, magazzini, case di mattoni popolavano la zona, che oggi attira i turisti con il Pier 17, costellato di negozi e ristoranti. Ma per fare un tuffo nel passato basta entrare nel South Street Seaport Museum, in cui sono conservati oggetti e testimonianze della storia marittima di New York. Vagando nella zona e percorrendo Fulton Street mi sono imbattuta nei caseggiati in mattoni rossi di Schermerhorn Row, un tempo magazzini, oggi centro commerciale. Sono gli edifici di pietra più antichi di Manhattan e conservano un fascino tutto loro.

Mi piace quest’angolo di Manhattan, che mi ricorda lo sbarco dei superstiti del Titanic e mi fa pensare a una città di case con le scale antincendio, porto di speranze, progetti e sogni di tanti immigrati. Sogni che, forse, sono anche miei.

NYC bridge

NYC harbour

  1. Andrea Marchetti

    Bellissimo pezzo: mi ha regalato per qualche minuto la sensazione di passeggiare per Manhattan. Quanta nostalgia!

    • Blueberry Stories

      Grazie mille, Andrea. Complimenti per Sanguigna, tra l’altro, te lo dico qui perché mi sono persa (per le strade di New York – almeno!) in queste settimane ma ho letto tutto. A presto con gli aggiornamenti!

  2. Magnifico questo articolo. Riesci a dare consigli utili, dritte preziose e curiosità pur dando un taglio personale e intimo che io adoro. E complimenti per il nuovo blog. Bellissimo.

    • Blueberry Stories

      Grazie di cuore, Alessia. Mi fa piacere che il nuovo design ti piaccia e, soprattutto, le tue parole mi incoraggiano a proseguire. Un grande abbraccio!

  3. Nostalgia canaglia…. quanto mi manca questa città! a volte tanto da farmi salire quel bruciore agli occhi….mi ha regalato attimi di felicità, confusione, dolore…tante cose insieme dovute anche al momento che stavo vivendo, ma rimane una città speciale nel mio cuore! <3

    ps. complimenti davvero per la nuova veste del blog!!!! 😀

    • Blueberry Stories

      Grazie cara! Lo so, New York si insinua nel nostro cuore e ci rimane… Non smetterà mai di mancarmi. La cosa strana è che non so se ci vivrei, mi sembra una città che rischia di “ingoiarti”… ma è unica anche per questo.

  4. A maggio festeggio un compleanno “importante” e nel momento in cui dovevo decidere la destinazione del viaggio che mi sarei regalata, le opzioni erano due. Tornare a New York o andare a Mosca per la prima volta? Ho scelto la seconda, tanto a NYC ci sono stata tante volte. Eh niente, dopo aver letto questo articolo non sono più così sicura della mia scelta 😉

    • Blueberry Stories

      ahahah, ti ho messa in crisi!!! Lo so, New York ha questo potere: fa venire voglia di tornare anche se la si conosce bene. Però hai fatto una scelta giusta, secondo me: Mosca deve essere una città davvero interessante e non vedo l’ora di leggere i tuoi racconti, quando ci andrai!

  5. New York ha un’aria familiare, pur non avendola mai visitata.
    Village deve essere speciale come zona <3

    Ma che bello il blog nuovo!!

    • Blueberry Stories

      Grazie mille Roberta! 😀 Sai, credo che l’aria familiare di NY dipenda dal fatto che è sempre sul grande schermo: alla fine sembra di conoscerla come se fosse dietro l’angolo…

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