Canada dell’Ovest: da Calgary a Banff, alla scoperta delle Rocky Mountains

Benvenuti in Canada. Alla vostra destra, alberi. Alla vostra sinistra, ancora alberi. Alcuni sono più alti, altri più bassi. Davanti a voi, le montagne. I ghiacciai. I laghi. Alcuni più piccoli, altri più grandi. Da qualche parte, i grizzly. E i mufloni. Sapete cosa mangiano i mufloni? La guida, un canadese di origini svedese che ha visto tutto il mondo, parla sette lingue e porta i capelli lunghi e una camicia a scacchi, scherza sul suo ruolo. Invece di raccontare la storia di monumenti e città, deve parlarci delle abitudini degli orsi e dell’altezza dei larici. Per lui è tutto normale. Per noi è straordinario.

Calgary, la luce e il silenzio

In realtà la nostra avventura canadese comincia in città. A Calgary, precisamente, conosciuta per l’ecoturismo, gli sport invernali e la vicinanza alle Rocky Mountains. La città principale della provincia dell’Alberta è anche nota per la sua ricchezza, che deriva dall’industria petrolifera e dall’agricoltura. Ma non pensiamo a tutto questo quando usciamo dall’aeroporto e respiriamo, finalmente, l’aria fresca e pulita del Canada. Sembra di avere attraversato il confine con un altro mondo. Un mondo in cui la luce è diversa, le strade grandi, il caos inesistente. C’è qualcosa di unico, che si avverte subito ma che si svela pian piano, trascorrendo del tempo in questo Paese di spazi infiniti.

COSA VEDERE A CALGARY

Un paio d’ore bastano per visitare la città. Il lunedì mattina, dopo un acquazzone, splende il sole e il cielo è blu cobalto. I grattacieli si riflettono nelle pozzanghere. In giro c’è pochissima gente, meno ancora macchine. Eppure è un giorno lavorativo. Caffè e negozi sono semi deserti; non si sentono quasi rumori. Johnny (la guida svedese) ci indica tre tappe e noi, da bravi, lo ascoltiamo.

Calgary Stampede. Ogni anno, a luglio, la città ospita il festival che celebra il tradizionale rodeo e l’eredità agricola della zona. Pensate che il nome, Calgary, deriva dal gaelico Cala Gherraidh, con riferimento a una spiaggia di un’isola scozzese. Furono l’allevamento dei cavalli e le attività agricole a dare ricchezza al centro urbano, prima della scoperta dell’oro nero. Sempre qui, il grande stadio di hockey rende l’idea di quanto sia popolare questo sport tra i canadesi.

Calgary Tower. Dall’alto della torre, situata in centro, nelle belle giornate si scorgono i luoghi chiave della vita cittadina. Il City Hall, aperto nel 1911, un edificio a quattro piani il cui stile “old” spicca tra i modernissimi palazzi circostanti. L’Olympic Plaza, costruita per i giochi olimpici, dove d’inverno si può pattinare. Il Bow Building, l’edificio più alto in Canada fuori da Toronto, progettato da Norman Foster.

Stephen Avenue. Lungo questa storica via pedonale in Downtown Calgary si trovano caffè e negozi, ma anche fiori. Sì, perché d’estate i canadesi celebrano il bel tempo decorando le strade di fiori dai colori vivaci, che rendono tutto più allegro. Inutile dire che non c’è una briciola per terra. Certo, la vita qui è tranquilla. Bisogna abituarsi a un ritmo diverso, scoprire gli eventi e i festival cittadini. Calarsi in un’altra dimensione.

Calgary, Canada

Le Rocky Mountains, il cuore roccioso del West Canada

Per darci un’idea della vita nel Canada occidentale, Johnny ci porta in un negozio di articoli sportivi appena fuori città. È un posto incredibile. All’ingresso, un caminetto e due poltrone offrono conforto a chi non ama lo shopping. Disseminati per il negozio, gli animali canadesi (finti? Impagliati?) osservano i visitatori che si attrezzano per le escursioni in montagna e gli sport invernali. Chi non fa sport, qui, è tagliato fuori. Viene voglia di comprare scarponcini e giacca a vento nuovi e andare a fare trekking.

Ripartiamo alla volta delle Montagne Rocciose, fermandoci a Barrier Lake, una diga che rappresenta solo un assaggio dei laghi che vedremo in seguito. Si passa in fretta dalle praterie dove un tempo erano stanziati i Piedi Neri ai massicci stagliati contro il cielo. La nostra prima tappa è Boundary Ranch, dove si allevano cavalli e si preparano hamburger di bisonte (con un’alternativa ai legumi per i vegetariani). Gli amanti del cinema provano un brivido, qui, perché siamo nella zona in cui fu girato Brokeback Mountain, il film di Ang Lee. Riconosco i paesaggi selvaggi, i bellissimi cavalli, le tradizioni dei cowboy. La città sembra già lontanissima.

Mufloni e foreste

Eccoli, i laghi che tante volte avevo ammirato sulle pagine delle riviste di viaggio. Lasciato il ranch, ci fermiamo ad ammirare Two Jack Lake e Minnewanka Lake, ognuno con le sue sfumature di verde e di azzurro. Respiro il profumo dei pini, più intenso qui, dove non ci sono industrie né case, e sulla strada – la Transcanadese – si incontrano meno macchine che animali. In effetti, ecco spuntare tra gli alberi una famiglia di mufloni. Ci guardano per un istante, poi proseguono indisturbati, costeggiando il lago per spostarsi in un’altra parte del bosco. Oggi sono loro i protagonisti. Quando ripartiamo, Johnny ci indica un ponte di legno sotto cui passiamo: i canadesi costruiscono recinzioni e ponti apposta per gli animali, per evitare incidenti.

Cerco di capire cosa distingua questo paesaggio dalle montagne a cui siamo abituati in Italia. In entrambi i casi, in origine i picchi rocciosi affiorarono dai ghiacciai, spinti dall’oceano. Non c’è dubbio che in Canada la foresta sia più estesa, più fitta. Non è consentito intervenire nella vita del bosco, perciò, quando gli alberi bruciano a causa degli incendi, si lascia fare alla natura. Una filosofia che permea il territorio, rendendolo meno addomesticato del nostro. Mancano le baite che da noi punteggiano le valli, i villaggi con i campanili aguzzi delle chiese. E mi ritrovo a pensare a quanto siano belle le differenze, a quanto rendano il mondo interessante.

Two Jack Lake, Canada

Minnewanka Lake, Canada

Sul Bow River, tra i vecchi saggi

Non vedremo centri abitati fino a Banff, che ci accoglie con le sue case di montagna, i fiori in ogni angolo e un vivace viavai di gente. La sua esistenza è legata al parco naturale di cui fa parte e nel quale, nel 1883, furono scoperte le sorgenti calde della Sulphur Mountain. La costruzione della ferrovia, la Canadian Pacific Railway, erano finiti, e lo scozzese Lord Stevens decise di chiamare la cittadina in onore di Banffshire, in Scozia. A Banff vivono soltanto coloro che ci lavorano e l’attività principale, naturalmente, è il turismo. Giapponesi, cinesi, coreani, americani, francesi, inglesi e italiani percorrono la via principale, lungo la quale sfilano negozi e hotel. Qui le tasse sono meno elevante che nel British Columbia e molti ne approfittano per fare acquisti.

Prima di unirci al flusso di gente che si gode l’aria frizzante e la luce dorata dal tramonto, diamo un’occhiata curiosa al Fairmont Banff Springs, un hotel-castello che si fa notare per il suo aspetto principesco. Personalmente, preferisco dimore più sobrie. Un acquazzone improvviso ci costringe a fermarci. L’aria si riempie del profumo della pioggia, del sottobosco, degli aghi di pino. Non si vedono animali tra gli alberi. Poi, ecco il sereno. La luce è così magica che decidiamo di anticipare un’attività in programma, la gita sui gommoni lungo il Bow River che inizia ai piedi di  Bow Falls.

A remare è un baldo giovane canadese, che ci conduce in un regno d’acqua e di alberi immerso in un incantesimo. Nessuno osa fiatare. Si sente soltanto lo sciabordino dell’acqua. Il fiume scorre tranquillo, costeggiando la foresta e, in certi tratti, pareti rocciose modellate dagli elementi. Non è un paesaggio che travolge o lascia senza fiato. Trasmette calma, distacco quasi, e mi viene da pensare che gli alberi siano vecchi saggi che la sanno lunga sul mondo. Gli alberi sono miei amici. Forse per questo mi sento così, senza scossoni, come in famiglia, tra di loro.

Bow River, Banff, Canada

  1. La magia. Una gran voglia di partire mi si è insinuata nella mente, durante la lettura. Già basterebbe la meraviglia dei paesaggi da te descritti, di quei colori che spaziano da i primari all’infinito…ma se questo non fosse sufficiente, anche l’idea di visitare cittadine così civilmente accoglienti, oppure piccoli centri da sogno, va a fare perno sul mio desiderio di vedere il Canada. Un sogno che spero di poter realizzare.
    Ad un certo punto, ho provato la sensazione di sentire quei profumi, il rumore della natura, lo scrosciare della pioggia che pulisce il cielo. E non riesco ad immaginare l’emozione di guardare certi panorami, senza limiti imposti dall’uomo. Anche io amo notare e appuntarmi mentalmente le differenze. Soprattutto come ricordo e paragone, non come metro di valutazione: hai ragione, le differenze rendono il mondo molto più interessante. E forse spingono noi viaggiatori verso la prossima meta, proprio per cercare qualcosa di nuovo da vedere, scoprire, imparare.
    A presto,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Grazie Claudia per il tuo commento e per la tua riflessione, che condivido pienamente.
      Sono le differenze che ci spingono a viaggiare e a scoprire cose nuove. Il mio timore è che, quando si scrivono questi articoli al ritorno dai viaggi, emerga un ritratto edulcorato del paese. In realtà anche il Canada ha i suoi difetti e non credo sia facile viverci, ma è sicuramente un posto in cui cercare il contatto con la natura, con la semplicità delle cose. Va anche detto che, se avessi visto quei paesaggi sotto la pioggia, la sensazione sarebbe stata diversa 😀
      Un abbraccio!

  2. Non sono mai stata in Canada ma so per certo che è uno di quei posti che mi piacerebbe. Mi innamorerei proprio di un posto con quel cielo color piombo, le montagne verdi e grigie e il profumo di pioggia e pini. Quando sono stata a Seattle ero a meno di 100 km dal Canada e non ho avuto tempo di passare oltre il confine: è una delle cose che rimpiango maggiormente, perché ero davvero vicina. E il paesaggio era molto simile. Ma prima o poi realizzerò il mio sogno.

    • Blueberry Stories

      Silvia, ti capisco benissimo perché a me è successa la stessa cosa, ma al contrario: volevo andare a Seattle, era a due ore di macchina da Vancouver ma non sono riuscita a organizzare. E mi è rimasta una voglia di vederla…

  3. Quanta natura spettacolare, da rimanere senza parole!
    Credo che il Canada sia un paese magico da Est ad Ovest, ha così tanto da offrire e non vedo l’ora di poterlo scoprire di persona. Intanto mi perdo nelle tue parole e nei tuoi scatti! <3

    • Blueberry Stories

      Pensa che avevo in testa il Canada fin da bambina, quando leggevo Anna dai capelli rossi e sognavo di vedere Avonlea. In realtà ancora i paesaggi dell’Est non li ho visti, ma ho ritrovato anche nell’Ovest quella sensazione di libertà, di comunione con la natura che apprezzo sempre di più e cerco quando viaggio. Il Canada è un paese strano, con i suoi pregi e i suoi difetti, come tutti, d’altra parte. Però secondo me si adatta perfettamente a chi cerca la natura, il verde, la tranquillità. Un bacione cara!

Rispondi