Terzani, un Indovino e il senso del Viaggio

Un indovino mi disse, tra tutti i romanzi di Tiziano Terzani, è quello che amo di più. Mi ha aperto gli occhi, mi ha indicato una strada. È diventato un talismano grazie al quale ho imparato a guardare la realtà in modo diverso, più sfumato. Lo sguardo del giornalista. Lo sguardo dello scrittore che non si accontenta di ciò che appare, ma cerca ciò che è nascosto.

Il Giappone di Terzani

Un indovino gli disse

Le storie hanno il potere di far pensare, di mostrare la realtà da un punto di vista nuovo e diverso. Era il 1993 e Tiziano viveva in Thailandia, a Bangkok, quando decise di vivere per un anno senza prendere gli aerei. La profezia di un indovino di Hong Kong su un pericolo che avrebbe corso se avesse osato volare lo colpì suo malgrado, spingendolo a prenderla – per una volta – sul serio. E la “maledizione” si è trasformata in un’occasione incredibile. L’occasione di viaggiare sul serio, attraversando i confini e vivendo sulla sua pelle il mutare delle culture e dei paesaggi. Intanto le navi, i treni e gli autobus lo portavano da un paese all’altro, dall’Asia all’Europa.

Viaggiare secondo Terzani

Un libro di viaggio che diventa anche una riflessione sull’animo umano, sulla politica e sulla storia, scritto con uno stile ironico, brillante, profondo. Lo stile di Terzani, che insegna a non porre dei limiti alla conoscenza. Invita a essere curiosi, a desiderare di scoprire il mondo, la gente, le abitudini e i cibi stranieri. Insegna a guardare la realtà da una prospettiva diversa, a salire in vetta a una montagna e osservare il paesaggio, per capire quanto siamo piccoli di fronte alla natura e quanto le siamo legati.

…e sua moglie

Dietro ogni grande scrittore, c’è una grande donna. Ma Angela Terzani non è soltanto la moglie di Tiziano, la compagna di una vita e di tanti viaggi ed esperienze. È una scrittrice, che in Giorni Cinesi e Giorni Giapponesi è riuscita a descrivere un mondo diverso, la società orientale vista attraverso gli occhi di un’occidentale e con la sensibilità femminile.

Le pagine di Angela rappresentano uno straordinario percorso di conoscenza.

Impariamo come sia difficile entrare nella vita quotidiana di popoli così distanti da noi, geograficamente e culturalmente, e come sia possibile arricchirsi nel confronto e nella condivisione. Ma non si nascondono le difficoltà, i dubbi, i momenti di crisi, in cui lo “straordinario” risulta estraneo e la nostalgia dell’ordinario fa sentire il suo richiamo. Al Salone del Libro di Torino parla del marito, l’uomo e il giornalista, che ha saputo più di ogni altro raccontarci l’Oriente e riflettere su ciò che ci unisce e ci divide.

Siamo parte di ciò che ci circonda.

Siamo il silenzio, il rumore, il vento e la pioggia. E poi siamo esseri umani, con la capacità di interagire con l’ambiente e cambiarlo. Come l’ambiente cambia noi. Abbiamo paura dell’irrazionale, anche quando dichiariamo di non crederci. Abbiamo accantonato la magia, eppure continuiamo a temere ciò che non sappiamo spiegare. In realtà, la nostra vita è una ricerca, un passo avanti per scoprire e uno indietro per sentire, come quando siamo in mezzo al nulla e, semplicemente, guardiamo. Allora non ci chiediamo “perché”. Viviamo a basta.

“Ogni posto è una miniera.

“Basta lasciarcisi andare, darsi tempo, stare seduti in una casa da tè ad osservare la gente che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico di una persona che si è appena incontrata e il posto più scialbo, più insignificante della terra diventa uno specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro di umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare senza più il bisogno di andare altrove. La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.”

Un indovino mi disse

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