Come i Finlandesi hanno imparato a mangiare sano + le zone blu del mondo

Avevo anticipato nello scorso articolo che i Finlandesi, qualche tempo fa, hanno cambiato la loro alimentazione, imparando a mangiare sano. Il dato è rilevante perché riporta a una storia curiosa, un esperimento di cui parla il giornalista Dan Buettner nel libro “The Blue Zones Solution“, edito da National Geographic. È una lettura interessante per gli appassionati di cibo e di viaggi e, tra l’altro, contiene anche delle ricette sfiziose. Dan Buettner se n’è andato in giro per il mondo alla scoperta delle cosiddette “zone blu”, luoghi in cui si vive meglio e più a lungo. Volete sapere quali sono? Ve lo svelo dopo. Per ora concentriamoci sulla Finlandia, anzi, sulla Carelia.

La Carelia, dove i Finlandesi hanno imparato a mangiare sano

La Carelia, terra di confine

Immaginate una regione punteggiata di laghi cristallini che rispecchiano il cielo. Diverse centinaia di villaggi abitati da gente taciturna, che lavora la terra. La maggior parte discende dagli allevatori di renne; gli uomini sono taglialegna, cacciatori, pescatori. Portano a casa selvaggina e pesce che le mogli cucinano per pranzo e cena. Una vita semplice e faticosa, soprattutto nei lunghi inverni. Questa era la Carelia prima della Seconda Guerra Mondiale. Una regione al confine con la Russia, basata sulla pesca, la caccia, l’agricoltura. Nel dopoguerra si cominciò a registrare un aumento esponenziale dei casi di infarto e si scoprì che la causa era l’alimentazione. Negli anni bui, la gente si era nutrita di segale, patate e carne. E, come scrive Buettner, “prendete una popolazione che muore di fame con un debole per i cibi grassi, datele molti maiali e mucche da latte e avrete la ricetta di un disastro”. 

La scoperta dei frutti di bosco e le regole per mangiare sano

Gli studi che seguirono, alla ricerca di soluzioni, portarono a una vera e propria rivoluzione nel modo di cucinare dei finlandesi. Sensibilizzando la comunità, i medici, i produttori, i coltivatori, nella Carelia cominciarono a diffondersi nuovi prodotti. L’olio iniziò a sostituire l’onnipresente burro. Arrivarono verdure prima sconosciute. Finalmente si imparò a sfruttare il tesoro della Finlandia, i frutti di bosco. Soprattutto gli squisiti mirtilli e lingonberry. Diminuì il consumo della carne a favore del pesce, dei cereali e della verdura. La gente apprese le regole per mangiare sano non per costrizione, ma in modo naturale, perché il cambiamento riguardava ogni aspetto della società. Oggi, chi visita Joensuu, la maggiore città della Carelia settentrionale, trova mercati che vendono ortaggi e frutti di bosco, funghi e mele, pane integrale e pesce fresco. 

Le zone blu del mondo

L’esperimento della Carelia si inserisce nelle ricerche che hanno condotto alla scoperta delle zone blu, aree del mondo in cui la popolazione è più sana. Daniel Buettner le esplora tutte e cinque, spiegandoci il loro segreto. Ikaria, un’isola greca. Okinawa, in Giappone. Loma Linda, una comunità Avventista californiana. Nicoya Peninsula, in Costa Rica. E la regione dell’Ogliastra, in Sardegna. Tre isole e due posti isolati, tutti bellissimi, con un rapporto sereno con la natura e molte caratteristiche in comune. Gli abitanti delle zone blu non vivono per lavorare. Il loro obiettivo nella vita va oltre il successo e la carriera. Hanno un forte senso di comunità e mettono al primo posto la famiglia. Infine, sanno mangiare sano e lo fanno per tradizione, non per moda o fissazioni salutiste.

Un weekend nelle zone blu

Vogliamo fare un paio di giorni tra i sapori delle zone blu? Ci alziamo la mattina a Loma Linda e facciamo colazione con granola, yogurt e tè. Oltre la finestra si vedono “gli aranceti, e le colline color marrone fumo che innalzano fino alle cime innevate delle San Jacinto Mountains”. Qui vive la longeva comunità che segue una dieta “pesco-vegetarian“, basata su legumi, salmone, frutta secca e cereali integrali. Ci preparano un fantastico sandwich salmone e avocado prima di partire. A pranzo arriviamo in Sardegna: circondati dal profumo di erbe aromatiche, cuciniamo hummus di ceci oppure pasta al pomodoro e insalata di fave e menta.  Mentre il sole scende viaggiamo verso Okinawa, per assaporare la pace del tramonto e noodles con verdure, o una crema di patate dolci. Il giorno dopo ci ritroviamo sul mare azzurro di Ikaria e gustare una frittata con le verdure, ma anche yogurt greco, fichi e miele.. E la sera, in Costa Rica, proviamo le tortillas e lo stufato di lenticchie tropicale. What else? (Un dolce finlandese con burro e cannella, magari.)

Il libro

The Blue Zones Solution di Daniel Buettner, National Geographic. Esiste una versione italiana intitolata Le zone blu.

  1. Non conoscevo la storia di questa regione e nemmeno il libro, che ho messo nel carrello di Amazon sperando che mi arrivi in tempo per il weekend!
    Complimenti come sempre per le foto bellissime ❤️

    • Sai che rileggendo il libro pensavo proprio a te? Mi sa che ti piacerebbe. Fammi sapere se lo leggi! Buona giornata e grazie davvero del complimento, tengo molto alle foto e spero di specializzarmi in fotografia prima o poi 🙂

  2. Questa relazione tra alimentazione e malattie cardiovascolari da sempre mi appassiona e appena posso approfondisco. Aggiungo questo libro alla già lunga colonna di volumi che si sta pericolosamente innalzando sul mio comodino e ti ringrazio per la dritta. Un weekend nelle zone blu sarebbe uno spettacolo di natura e cibo buono💟

    • Blueberry Stories

      Adoro libri come questo, che non parlano di viaggi zaino in spalla ma approfondiscono temi attuali, inserendoli in belle descrizioni e… ricette 🙂 Grazie a te! E pensare che due delle zone blu sono vicinissime a noi, quindi bisogna proprio vederle.

  3. Che fantastico giro del mondo finale, dopo un post su cui riflettere attentamente. Praticamente un viaggio attraverso paesaggi, civiltà, cultura gastronomica.
    Penso che tu abbia espresso i due concetti fondamentali: vivere non per lavorare o per raggiungere il successo; nutrirsi bene per abitudine, non per inseguire una moda. Perché spesso questi due punti, sono il preludio al disastro.
    Lo vediamo nella frenetica vita di tutti i giorni, quando spesso ci affidiamo a regimi alimentari improvvisati, magari perché ne abbiamo sentito parlare attraverso il passaparola.
    Qualità dei prodotti, semplicità di preparazione, sono due ingredienti sinonimo di salute. E serenità, possibilmente… Da quando ho cambiato le mie abitudini alimentari, trovando anche una profonda pace interiore, è tutto nettamente migliorato.
    Un abbraccio,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Che bello quello che scrivi. Io sono profondamente convinta che un cambiamento, ragionato e sensato ovviamente, nel proprio stile di vita porti spesso a vedere il mondo da un punto di vista diverso. Quando riesco a cucinare con prodotti buoni e locali, mi accorgo che il gusto dei cibi veri è completamente diverso e regala un sorriso (di sorpresa, di piacere). E ti confesso che vorrei fare il lavoro dell’autore del libro!

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