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I luoghi dei film: la Kyoto di Memorie di una Geisha

Il potere del cinema è quello di trasportarti in un mondo che, grazie alla combinazione di musica e immagini, a volte sembra più vero di quello che hai attorno. Ci sono dei film che mi restano in mente per i luoghi, oltre che per la storia. Soprattutto se sono ambientati in posti ricchi di fascino ai miei occhi, posti che sento affini e che mi stregano per il loro passato e la loro cultura. Il Giappone, per esempio. Memorie di una Geisha, il film di Rob Marshall tratto dal libro di Arthur Golden, racconta una storia intensa e drammatica e riesce a trasportare in un Giappone d’altri tempi, prima che la modernizzazione post bellica trasformasse radicalmente il paese.

Una via di Gion, il quartiere delle Geishe di Kyoto.

Il mondo di Memorie di una Geisha

La protagonista è Chiyo Sakamoto, la figlia di un pescatore venduta a una casa per geishe. Il film mostra la sua formazione, la rivalità con la capricciosa geisha Hatsumomo, l’amicizia con l’elegante Mameha che trasforma Chiyo in Sayuri, la geisha più ricercata di Kyoto. La seconda guerra mondiale irrompe in questo mondo fragile e misterioso, fatto di gesti eleganti, regole non scritte, danze, cerimonie del tè, kimono ma anche povertà e disciplina ferrea. E poi c’è la linea romantica. Da ragazzina, Chiyo incontra un uomo affascinante e gentile, il Direttore Generale di una grande industria di Osaka, e decide di diventare una geisha per entrare nel suo mondo. Il suo è un amore solido e paziente, impossibile come tutti gli amori più romantici dell’universo, ma che trova alla fine un modo per sbocciare.

Case tradizionali a Kyoto, Giappone.

Gion, il cuore antico di Kyoto

All’inizio del film, vediamo un paese di pescatori lungo la costa, durante una tempesta. Le misere condizioni in cui vive la famiglia di Chiyo riflette quelle di molti giapponesi del passato, che lavoravano sulle barche o nei campi e dovevano vendere i figli alle case di geishe perché non erano in grado di mantenerli. La storia si sposta così a Kyoto e, in particolare, a Gion, il quartiere più antico. Chi l’ha visto, sa che Gion ha un fascino tutto suo. Nel reticolo di viuzze che si estende tra il maestoso santuario shintoista di Yasaka, il Kodaiji Park e il fiume Kamo, si respira un’aria particolare, che riporta indietro nel tempo. Anche se in gran parte ricostruite, le case in stile tradizionale ricordano quelle mostrate in Memorie di una Geisha. Le ochaya (case da tè) erano i luoghi in cui si esibivano le geishe, artiste raffinate oltre che abili conversatrici.

I torii del santuario di Fushimi Inari, dove la protagonista di Memorie di una Geisha esprime il suo desiderio.

Shirakawa

Piccoli templi e santuari spuntano ovunque, protetti dagli alberi e introdotti da statue e porte di pietra. E lungo il canale di Shirakawa, tra salici, aceri, ciliegi e case di legno, sembra di vedere Chyio che guarda il canale dal ponte e parla per la prima volta con il Direttore Generale. In Memorie di una Geisha, vediamo il susseguirsi di stagioni. La fioritura dei ciliegi, il vento e la pioggia, la neve che imbianca i tetti e le strade. Vediamo i cambiamenti causati dall’arrivo degli americani, chiassosi e irruenti, la violazione dei misteri del mondo nascosto delle geishe e l’avviarsi al tramonto di un’intera epoca.

Le lanterne di pietra del santuario di Fushimi Inari.

Fushimi Inari, il santuario delle volpi

Quando Chyio incontra l’uomo che amerà per sempre, corre in una lunga galleria di torii e offre le monete ricevute in dono, con cui avrebbe potuto comprarsi il riso per settimane, in cambio di un desiderio. Il luogo è uno dei più suggestivi del Giappone, situato alle porte di Kyoto: il Fushimi Inari. Questo santuario shintoista immerso nel verde del monte Inari è meta di pellegrini e turisti, che sfilano sotto i molteplici torii e si fermano a contemplare le volpi, o kitsune, i messaggeri di pietra presenti nel santuario e venerati dai giapponesi. Si credeva che le volpi fossero dotate di grande intelligenza e di poteri sovrannaturali, ed erano legate alla dea del riso, Inari.

Kinkaku-ji, una delle meraviglie di Kyoto.

Giardini d’autunno

La scena finale, invece, ci conduce in un giardino giapponese, con le foglie gialle e rosse degli alberi che volteggiano nell’aria e si posano dolcemente sul laghetto. Sayuri cammina sul sentiero di pietre che conduce sotto un padiglione, circondato dall’acqua. Vediamo una lanterna di pietra e l’erba curata. Ricorda i giardini del Kinkaku-ji e del Ginkaku-ji, i templi zen che in origine furono concepiti come residenze dello shogun. Luoghi magici, sospesi, dove si respira l’aria di mistero che circonda il Giappone e che, si spera, non svanirà mai.


Non si può dire al sole: più sole! O alla pioggia: meno pioggia! Per un uomo la Geisha può essere solo una moglie a metà, siamo le mogli del crepuscolo. Eppure apprendere la gentilezza dopo tanta poca gentilezza, capire che una bambina con più coraggio di quanto creda, trovi le sue preghiere esaudite, non può chiamarsi felicità? Dopotutto, queste non sono le memorie di una imperatrice, né di una regina… sono memorie di un altro tipo.

Dal film Memorie di una Geisha, di Rob Marshall, 2005


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