Giorni giapponesi, un libro che fa pensare

Quando ho letto Giorni giapoonesi di Angela Terzani, tanti anni fa, ero già incuriosita dal Paese del Sol Levante, che conoscevo solo attraverso i cartoni animati. Il racconto della sua esperienza di vita a Tokyo, così diretto e per nulla edulcorato, mi aveva spalancato la porta di una cultura forse impossibile da afferrare, e per questo ancora più affascinante. Ho riletto il libro di recente e di nuovo mi sono soffermata sulle parole dell’autrice, con maggiore consapevolezza dopo tanti libri letti e studi fatti sul popolo giapponese. Vorrei cominciare dalla fine, perché nelle ultime pagine si trova una frase che riassume molto bene il nucleo delle mie riflessioni.

Un tempio a Tokyo.

“Il Giappone che delizia il viaggiatore con i suoi piccoli segreti, che lo affascina con la perfezione di tanti dettagli, confonde invece chi ci vive a lungo.”

ORDINE E DISCIPLINA

Chi va in Giappone da turista, di solito ne resta folgorato. Tutto funziona a meraviglia, ovunque regnano ordine e pulizia, la gente sorride ed è gentile, si mangia bene, i templi spuntano tra le case moderne, le geishe girano per Kyoto. La perfezione, il senso del bello, il rispetto dei riti, è il modo con cui i giapponesi combattono la tristezza e l’angoscia per la fine di tutte le cose. Ma non solo. Sono frutto di una disciplina che rischia di annullare la volontà individuale, di cancellare lo spirito di indipendenza e di ribellione insito nell’animo umano.

Un torii a Tokyo.

“È un popolo senza grande esperienza del mondo che diligentemente fa quel che gli si dice di fare”, scrive Angela Terzani. Era la fine degli anni Ottanta e molte, troppe cose sono cambiate da allora. Non so se lei abbia ragione, ma di certo, perché tutto funzioni, bisogna rispettare le regole. A Tokyo, sulle scale mobili, dei cartelli con i disegnini mostrano dove stare e come stare sui gradini. In aeroporto, il personale di terra ti accompagna al check-in e ti dice dove andare, prima e dopo. Non sei mai lasciato a te stesso, nel bene e nel male. Purché ti comporti come viene richiesto.

Colori autunnali a Tokyo.
UN PAESE IN ISOLAMENTO VOLONTARIO

Tre aspetti ritornano spesso nel libro. Il primo è l’isolamento del Giappone, che ha alimentato un senso di superiorità più o meno celato. Geograficamente, il Giappone è un’isola. Storicamente, i suoi abitanti non si sono mai spostati molto, fino alla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante la vita dura, i giapponesi non andarono mai a scoprire e conquistare nuove terre. I giovani, però, non sembrano più abbracciare l’etica pura del samurai devoto al Paese. Si legge spesso nel libro che esiste un individualismo marcato nelle nuove generazioni, accompagnato però da un senso di angoscia, mancanza di entusiasmo e obiettivi, chiusura alle emozioni. Di questo si parla spesso anche oggi, come testimonia un saggio in The Passenger. Giappone, di cui ho già parlato.

Ginza, Tokyo.
LA FRAGILE BELLEZZA DEI FIORI DI CILIEGIO

Il secondo aspetto che ricorre è il rapporto con la natura. Da un lato sentiamo il dolore per la gli spazi verdi fagocitati dal cemento, dalle autostrade che si intrecciano nella pancia delle metropoli e le costruzioni monocrome che si allargano tra il mare e le montagne. E il senso di distruzione presente nelle pagine di Angela sembra presagire il disastro di Fukushima, di cui non si parla più ma che di cui stiamo di sicuro pagando ancora le conseguenze.

Roppongi, Tokyo, descritto in Giorni Giapponesi

Dall’altro canto, però, ci sono i fiori di ciliegio, gli aceri rossi, i templi e i giardini. Per i giapponesi, il senso del bello è legato al sentimento dell’effimero. Tutto passa, niente dura in eterno. La malinconia, la consapevolezza del passare del tempo e della fugacità della vita si concentra nella contemplazione dei ciliegi in primavera. In Giappone, la religione non ruota intorno all’idea dell’anima, della vita eterna, della morale. Lo shintoismo è legato alla natura: i templi sorgono per onorare lo spirito del luogo, il kami.

Chyoda, Tokyo.

“Non c’è mai una casa sulla collina: in questo sta la ‘giapponesità’ del paesaggio. Dal buio dei boschi occhieggia sempre un torii, un arco onorifico shintoista che indica la presenza dello spirito del luogo. I boschi sono pieni di volpi, le emissarie misteriose e poco amate della dea del Riso.”

Una strada di Tokyo, con i fili della luce intrecciati.
NON LASCIARE NULLA AL CASO

Infine, Angela parla del desiderio di fare tutto bene. I treni e gli autobus devono essere puntuali, non un minuto di anticipo, non un minuto di ritardo. I piatti devono essere composti con cura. Le strade devono essere pulite, le file ordinate. Gli studenti devono avere voti alti. L’idea di lasciare tutto al caso, dare spazio al disordine ed essere approssimativi o chiassosi non appartiene al Giappone.

Il palazzo imperiale a Tokyo, descritto in Giorni Giapponesi
LA TERZA ECONOMIA MONDIALE

Nel libro si ricorda come il governo Mejii abbia spazzato via il passato per rendere il Giappone una potenza mondiale. Il prezzo da pagare, però, è stato altissimo. La guerra, la bomba atomica, il massacro. Il mortale confronto con l’Occidente non ha fermato il Giappone, anzi. Angela Terzani, come suo marito, guarda con tristezza alla trasformazione di un Paese chiuso e misterioso in una superpotenza economica. Le gigantesche ambizioni nipponiche hanno cancellato l’anima, il mistero e la spiritualità di un popolo antico? La moglie di Tiziano dà la sua risposta, condivisibile o meno. Di certo, stimola a riflettere e osservare la realtà con spirito critico, a porsi domande e indagare a fondo, prima di giudicare.


Angela Terzani Staude, Giorni Giapponesi, TEA 2014

Per approfondire, leggi anche: Terzani, un Indovino e il senso del viaggio
Quaderni giapponesi e il sogno di una città incantata
The Passenger, Giappone. Siamo tutti dei passeggeri.


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