Travel Books: se una finlandese ci porta in Giappone…

…finisce che ci innamoriamo di questo Paese e della sua cultura, con i suoi pregi e i suoi difetti.

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Mi è successo quando, frugando come sempre negli scaffali più nascosti delle librerie, sezione viaggio, ho trovato il libro di Mia Kankimäki, Asioita jotka saavat sydämen lyömään nopeammin ovvero Cose che fanno battere più forte il cuore, un diario in prima persona del suo “anno sabbatico” nel Paese del Sol Levante sulla scia di una passione personale e una ricerca culturale, alla scoperta di una poetessa e cortigiana di tanto tempo fa.

Cercare un bel libro è diventata un’impresa eroica, un’avventura a caccia del Sacro Graal, ma quando il tesoro emerge tra le paludi, ecco che scatta il miracolo. Ho sentito un’affinità immediata con questa scrittrice finlandese, editor in una casa editrice, stanca del suo lavoro e appassionata di Giappone, ironica e seria quando serve, acuta osservatrice, intelligente, spiritosa, originale. Non si tratta di un acquisto recente; risale a qualche tempo fa e, puntualmente, rileggo il libro ogni anno, per viaggiare con la mente.

L’autrice descrive una Finlandia molto simile alla realtà che conosco anch’io. Sarà anche Helsinki invece di Milano, eppure le sue sensazioni sono condivisibili da chi abita in città, è annoiato dalla routine e sente che è tempo di trovare strade nuove. Alla soglia dei quarant’anni, Mia si trova a riflettere sul fatto che una zitella, a un certo punto della sua vita, deve pur far qualcosa per dare un senso alla sua vita, in un momento in cui la maggior parte delle donne si trova sposata, con figli o con una carriera al culmine. E questo “qualcosa” è partire.

Prende un anno di aspettativa e un biglietto per Kyoto, prenota una stanza in un residence e invia richieste di borse di studio a tutti gli enti che le vengono in mente, per farsi finanziare una ricerca sulla misteriosa Sei Shonagon, dama e poetessa giapponese vissuta mille anni fa.

Circondata da studenti che provengono da nazioni diverse, Mia trova molte scomodità e altrettante sorprese, come la piccola panetteria finlandese in città, la magia dei fiori di ciliegio, la pace dei templi, gli spostamenti in bicicletta, la cerimonia del tè, gli udon mangiati per strada. Ricostruisce la storia di Sei gradualmente, portandoci a scoprire un mondo di segreti, abitudini antiche, tradizioni e tabù che, in fondo, costituiscono parte del fascino di quel Paese.

Quando parla dei ciliegi in fiore, dei templi di Kyoto, dello street food, delle cerimonie del tè e degli inquilini, sembra di essere lì con lei e di esplorare la città, si vedono i colori, si sentono i profumi. Si trova in Giappone quando lo tsunami causa l’esplosione alla centrale nucleare di Fukushima e trascorre un periodo in Thailandia, in attesa di tornare nella sua adorata Kyoto. Così ci trasporta nel mondo Thai, descrivendo un microcosmo sul mare con lo sguardo lucido di un’ottima osservatrice.

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Molti sono i segreti di Sei Shonagon, ma un particolare che colpisce è l’abitudine di compilare delle liste: le cose che di notte sembrano più belle, le cose lontane che appaiono vicine, le cose fastidiose, le cose deprimenti, le cose che si notano durante i viaggi… e le cose che fanno battere più forte il cuore. E’ un gioco che ho cominciato a fare e che mi diverte, perciò ho deciso di adottarlo, di tanto in tanto, nel corso dei miei articoli.

Cose che mi fanno battere forte il cuore

Arrivare in un posto che ho sempre sognato di visitare.
Restare in casa con il camino acceso, una tazza di tè e una fetta di torta mentre fuori soffia il vento del nord.
Atterrare a Londra per la centesima volta e sentire di amarla ancora, sempre.
Guardare il sole che scompare nel mare.
Passeggiare sotto la neve.
Camminare su una spiaggia lontana, con i piedi nell’oceano, e accorgermi che questo attimo è unico, irripetibile, e che la bellezza può essere troppa.

Parlando di bellezza, avete mai provato quella strana sensazione, di fronte a un paesaggio maestoso, di incredibile tristezza e felicità allo stesso tempo? Accade quando si guarda qualcosa di così bello che – letteralmente – toglie il fiato.

Leggendo il libro della Kankimäki, ho scoperto che i giapponesi hanno un’espressione per questo sentimento: Mono no aware, che a quanto pare non ha una vera e propria traduzione Si riferisce alla tristezza infinita generata dalla consapevolezza che niente dura per sempre, soprattutto la bellezza. Ci sono cose che devono essere viste e vissute, e non possono essere descritte a parole. Appartengono solo a noi. Ma ciò non significa che non dovremmo provare a condividerle.


Mia Kankimäki, Cose che fanno battere più forte il cuore, ed. Piemme


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