In Trentino lungo i sentieri delle fate

Sotto una coltre di nuvole basse, da cui affiorano le cime rocciose delle Dolomiti, il mondo è verde smeraldo. Anche l’aria, carica di umidità dopo tanti giorni di pioggia, ha una consistenza diversa, azzurrina, come la nebbia che sale dagli alberi. Le foreste di pini e larici ricoprono i fianchi delle montagne; lungo la strada, il profumo di sottobosco è inebriante. Sto camminando sotto la pioggia, in Trentino, e mi sembra di essere entrata in un mondo parallelo, una foresta magica in cui si incontrano le fate.

Passo sella sole

In Val di Fassa

Siamo arrivati in Val di Fassa, precisamente a Pozzo di Fassa, tre giorni fa, sotto un cielo che minacciava tempesta. Non c’era nessuno per le strade quando abbiamo lasciato macchina e borse all’Hotel Valacia. È una costruzione di legno in fondo al paese, calda e accogliente, con una splendida vista sulle montagne.

Costeggiando il torrente, ascoltando il suo canto, ci siamo ritrovati in centro, tra negozi chiusi nonostante fossero le cinque del pomeriggio. Poi, finalmente, una luce. Troviamo una bottega aperta e piena di cose buone, La Casa del Formaggio. In realtà ignoro – per il momento – il formaggio e compro una fetta di crostata Linzer (con le mandorle, la cannella e i mirtilli rossi) e uno yogurt del maso.

Mi siedo sulla panchina di legno sotto la tettoia, guardo il paesaggio nuvoloso e il sapore incredibile della torta mi strappa un sorriso. Non importa se il tempo è uggioso; ho trovato la protagonista delle mie merende in Trentino. E poi ditemi che il buon cibo non consola.

Un mondo verde

Mi abituo in fretta a questo mondo verde che sa di muschio, aghi di pino e terra bagnata. Il profumo dell’aria è diverso qui, invita a respirare a pieni polmoni. In città è impossibile farlo. La mattina seguente, approfittando di uno squarcio di azzurro tra le nubi, scegliamo una passeggiata tra quelle che si possono fare partendo dal paese e risaliamo un sentiero nel bosco, senza aspettarci niente di diverso dalla solita passeggiata nel verde. Invece no.

Il sentiero delle fate

Che Il sentiero delle fate sia speciale, si avverte subito. Il verde è più fitto, i tronchi sono bitorzoluti. Si sentono richiami di uccelli in alto, tra i rami, e un fruscio tra le foglie. La luce crea strani giochi nel verde, quando arriviamo all’improvviso di fronte a due statue di legno che raffigurano due donne. Una è giovane, bellissima e malinconica, l’altra è una strega gobba con un ghigno orribile in volto.

Accanto, la pagina di un libro di fiabe ci informa che un tempo viveva una fanciulla in queste valli, tramutata in una statua dalla megera del posto; si consolava perché davanti a sé aveva il grandioso spettacolo delle Dolomiti.

Leggende in Trentino

Proseguiamo scavalcando radici fino a incontrare le prossime sculture lignee, una ragazza con un pesante ciondolo al collo e un cavaliere triste che aspettano i pellegrini con la loro storia.

La collana era un dono del cavaliere alla sua amata, che, durante la sua lunga assenza, aveva accettato di sposare un altro uomo. Ma il regalo del cavaliere lontano rifiutava di essere tolto e così, spaventato dal prodigio, il futuro marito annullò le nozze. La fiducia e l’amore, ormai, erano spezzati e il cavaliere si isolò nei boschi e non tornò più, lasciando la ragazza sola con i suoi ricordi.

Selva Valgardena - Trentino

Il Passo Sella

Per scoprire le altre leggende, bisogna continuare lungo il sentiero, che sale e scende finché non si arriva a una malga con vista sulla vallata, da Vigo a Canazei. Di fronte, le cime delle Dolomiti.

Torniamo in paese dalla stessa strada, con la sensazione che il sentiero delle fate abbia lasciato una scia di magia. In cielo, infatti, le nuvole lasciano il posto a qualche frammento di blu e decidiamo di salire in macchina verso il Passo Sella, per scendere poi in Val Gardena.

I tornanti che portano in cima sono stretti, ma il panorama è straordinario. Quando si superano i 2000 metri, i boschi lasciano il posto a prati e roccia in cui si vedono ancora strisce di neve ghiacciata; l’aria è fredda, il silenzio rotto solo dal rumore del vento. E’ facile lasciar correre la fantasia in luoghi come questo, e immaginare di passare la notte nel rifugio ascoltando leggende e storie misteriose.

Ortisei

Proseguendo, la strada scende fino a Selva di Val Gardena, dove non ci fermiamo perché vogliamo proseguire in direzione di Ortisei. Qui parcheggiamo e, approfittando del tempo clemente e quasi caldo, visitiamo la cittadina famosa per la lavorazione del legno. In effetti, abbondano i negozi che vendono oggetti di artigianato, statuette, utensili da cucina, nelle vie del centro tra hotel e caffè. Ci fermiamo per una fetta di strudel e un tè caldo, ma il panificio che avevo adocchiato – la Butëiga dal Pan Hofer – è chiuso. Mi resta così il desiderio di provare quel pane ai semi da accompagnare a una marmellata locale ai frutti di bosco.

Visitiamo la chiesa di San Udalrico, ammiriamo lo storico Hotel Adler e riprendiamo la via di casa, felici di dover rivedere il Passo Sella che, con la luce del pomeriggio, mi ricorda certi paesaggi del Signore degli Anelli.

Passo Sella - Dolomiti

La cucina sudtirolese

Ci fermiamo a Canazei, il cui centro offre case storiche nel tipico stile trentino (diverso dal tirolese), lungo il torrente. Le decorazioni dei balconi e delle finestre, in Trentino, sembrano ricami. Motivi floreali, colori pastello, bellissimi intarsi.

Di ritorno a Pozza, scegliamo il ristorante per la sera: El Filò, un locale piccolo e silenzioso in cui il servizio è squisito, come anche la cucina. I primi sono a base di pasta biologica, il pane è fatto in casa, i dolci sono rivisitazioni delle classiche torte trentine (strudel e zelten, a base di frutta secca e miele).

Altrettanto buono è il ristorante Le Giare, dall’altra parte del torrente, il cui interno tutto di legno assomiglia a una baita tirolese. Piatti del Trentino con ingredienti locali, ricotta fresca di capra, gnocchi ripieni, e perfino la pizza con farina biologica. Mangiare in Trentino è uno dei piaceri più intensi, quasi come ammirare le Dolomiti.

Stile di vita

Parlare con la gente del posto, che si dedica alla mungitura delle mucche, alla lavorazione dei formaggi, alla produzione del miele, permette di capire perché i prodotti, qui, siano così buoni. Anche chi non vuole la carne e lo speck, non può non apprezzare la freschezza del latte, il sapore della pasta e dei canederli, e immergersi nella cultura locale.

Canazei

Moena

Poco più a sud di Pozza, Moena è una piacevole cittadina attraversata dal torrente, con le case colorate che si affacciano sulla piazza, la chiesa gotica di San Vigilio e i sentieri che portano ai masi e ai rifugi, attraversando prati e boschi. Intorno, il gruppo del Catinaccio, dei Monzoni e del Latemar.

Voglio esplorare i dintorni, perciò da Moena prendiamo la strada che porta al Passo San Pellegrino, luogo che conserva numerose testimonianze della prima guerra mondiale. Un sentiero conduce fino al rifugio Fuciade, nel Gruppo del Costabella, una baita classica che d’inverno è abbracciata dalla neve e d’estate dal verde dei prati. Purtroppo in questi giorni è chiuso, e in ogni caso la pioggia che comincia a scendere ci costringe a tornare in fretta alla macchina.

Tra i Ladini

Una tappa a Vigo di Fassa ci permette di visitare la chiesa di San Giovanni, in stile gotico, e di vedere la funicolare che porta al Ciampedie. Da qui, d’estate non si può rinunciare alla passeggiata che, in un’ora e mezza, permette di raggiungere il rifugio Vajolet, in mezzo alle rocce.

I misteriosi Salvans

Non stupisce che i Ladini abbiano popolato le loro montagne di creature fiabesche. Nei lunghi inverni, le famiglie trascorrevano molto tempo in casa davanti al focolare. Mentre le donne filavano la lana e gli uomini intagliavano il legno, si raccontavano storie di orchi, nani e fanciulle bellissime, come la figlia della luna, sposata con il principe del regno. Poiché le mancava la sua terra, la ragazza strinse un patto con i Salvans, che conoscevano i segreti dalla natura. In cambio di un rifugio sicuro tra le montagne, i Salvans tessero una rete di fili d’argento, per dare al paesaggio un colore lunare. Da allora, le Dolomiti sono chiamate i Monti Pallidi.

Moena

Food Guide


Casa del formaggio / L Malghèr, Piaza del Malghèr, 1, Pozza di Fassa – per comprare yogurt, formaggi, biscotti e, soprattutto, la crostata Linzer
El Filò, Strada Dolomites, 103, Pozza di Fassa
Le Giare, Piaza del Malghèr 20, Pozza di Fassa
Pasticceria Reinhard, Strada Neva 20, Vigo di Fassa; Via Garber 5, Moena

Il viaggio continua in Alto Adige

  1. Il tuo racconto sembra una fiaba e le tue parole fanno sognare 😍

  2. bella il posticino delle fate:)
    la crostata linzer mi ha fatto venir una fame!!!!
    poi ortisei m ha riportato alla mente il nonno Sante che andava spesso lì a passare qualche gg in estate… amava quei luoghi…
    ti mando un abbraccio e come sempre complimenti per il bellissimo post

    • Guarda, la Linzer è una droga… non smetterei mai di mangiarla… Grazie mille dei complimenti (e sono contenta di averti riportato alla mente ricordi del nonno!) <3

  3. Pingback: Bolzano e quel lago color smeraldo – Blueberry Stories

  4. Io già a “crostata Linzer” ho avuto un ritorno di tutte le emozioni collegate al cibo trentino… troppo buono! e quella torta è davvero magnifica. Non ho fatto queste passeggiate e devo assolutamente tornare per farle tutte… mamma mia se mi mancano le Dolomiti!

    • Blueberry Stories

      La crostata Linzer mi ha salvato l’umore… è stato un vero e proprio comfort food! Direi che urge un ritorno in quei luoghi per entrambi!

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