Quella sensazione di libertà in cima alla Plose, su una panchina nella neve

Le vacanze invernali sono un momento di bilanci, di pensieri, ma anche di nuovi inizi. È il momento dei pranzi in famiglia, dei film in cui nevica sempre, degli abeti a cui appendere le lucine, dei biscotti di zenzero. È il momento di rileggere Harry Potter e La bussola d’oro, di riascoltare John Lennon e di intrecciare ghirlande verdi. Finisce un anno e ne comincia un altro, un passaggio che in realtà non ha nulla di speciale. Perché i numeri, la scansione del tempo, sono invenzioni umane. Alla natura non importa delle date. Il sole sorge e tramonta il primo gennaio come ogni altro giorno. Un tempo ero suggestionata dai compleanni, dal Capodanno. Adesso li ignoro. Ciò che conta, per me, è trovare il modo di respirare aria nuova, pura, trasparente, come quella che soffia in cima al Plose. 

In cima alla Plose

Da Bressanone, dove ci siamo lasciati la volta scorsa, si raggiunge un luogo che ai miei occhi rappresenta la purezza, la bellezza della semplicità. Con un autobus oppure in macchina si raggiunge Sant’Andrea e, in breve tempo, la funivia che porta sulla Plose. La strada stessa offre splendide viste sulla valle e sulle montagne, man mano che si sale. L’aria cambia. Diventa cristallina, ha una sua luce. Un suo profumo. La neve che copre i prati, i pendii della montagna, le malghe, brilla sotto il sole.

In cima, il panorama toglie il fiato. Da una parte, le Dolomiti con le loro cime ineguali. Dall’altra, la catena alpina, maestosa e immutabile. Gli sciatori vengono qui per le piste, gli altri per il sentiero che conduce lungo il pendio, in cima al “panettone” e sulle distese bianche. Sembra di essere su un altro pianeta. 

Una panchina solitaria nella neve

Scopri così che il silenzio ha la sua voce, e che è bello ascoltarla. Siamo talmente bombardati da messaggi, musica, voci, notifiche, parole, mail, che abbiamo perso l’abitudine di sentire. Sentire dentro di noi, sentire la natura. Il rumore tenue della neve che cade dagli aghi di pino. Lo scricchiolio del legno. Il nostro respiro. Il battito del cuore. Qui, in mezzo alla neve, mi guardo intorno e mi sento libera. Per pochi istanti, in completa solitudine. Qui, tra le montagne, penso che non serve molto agli esseri umani.

In cima al Plose

La bellezza è nei paesaggi. Il calore è nel fuoco. Il cibo è nella natura. Noi aggiungiamo i dettagli, alcuni indispensabili, altri inutili. Costruiamo troppo e contempliamo poco. Per questo, in cima alla Plose, c’è una panchina solitaria nella neve. Per ricordarci che bisogna fermarsi e guardare. Ascoltare. Pensare. Il mondo non crolla se rallentiamo. Continua a ruotare intorno al suo asse. E forse abbiamo qualcosa da imparare da questo moto circolare: la vita non è una rincorsa. È un cerchio, anzi, un insieme di cerchi che si intrecciano a formare una rete. O una mappa. 

Panchina solitaria sul Plose, per ammirare le Alpi

le piccole cose

In questi giorni sono intrappolata in città, Milano è semi deserta. Triste come sa esserlo un luogo che vive soltanto di lavoro d’ufficio, routine, macchine e frenesia. Queste cose non mi appartengono, perciò io non appartengo a Milano. Prendo la caffettiera che borbotta sul fuoco, verso il caffè in una tazzina e il suo aroma risveglia, come sempre, tanti ricordi. Mia zia che, indaffarata a cucinare, trova sempre il tempo di offrire un caffè. I pomeriggi d’inverno trascorsi a guardare Piccole Donne in tv. Una sala da tè addobbata d’oro e d’argento, una cioccolata calda. La neve che scende nel buio. Sono momenti, come quello sulla panchina innevata, che hanno in comune la lentezza. Lo sguardo. Le piccole cose che, anche quest’anno, bisogna andare a cercare per rendere piacevole la vita.

  1. Oggi ho ricevuto la notifica di questo articolo ma ero al lavoro per cui sono riuscita appena a scorgere il titolo e a passare velocemente le foto. E mi ero convinta che si trattasse di un posto in Canada, perché l’idea che un luogo del genere potesse esistere in Italia non mi aveva nemmeno sfiorata. Silly me 😬
    E, a proposito di Canada, ti ho pensata nei giorni scorsi perché ho fatto indigestione di Tin Star, una serie di produzione inglese ambientata proprio in Canada in un paesino isolato in mezzo alle montagne. Penso che i paesaggi ti sarebbero piaciuti molto!

    • Blueberry Stories

      Eh eh, pensa che – a dispetto di tutto quello che si crede – secondo me le Alpi sono più suggestive dei monti canadesi. Mi è piaciuto molto il Canada, ma non al punto da dire che eclissa le nostre montagne. In realtà ogni luogo ha la sua bellezza speciale, che dipende molto anche dalle emozioni di chi guarda.
      Conosco bene Tin Star! Ne avevamo parlato, mi pare, in qualche commento. I paesaggi sono proprio così: inquietanti, solitari, sicuramente selvaggi. Quella storia mi ha intrigato moltissimo. Tu cosa ne pensi?

      • Infatti se penso al Monte Bianco, non ci sono parole…
        Vero, avevamo parlato di Tin Star! A me è piaciuto molto anche perché spesso mi faccio prendere tantissimo dall’ambientazione del telefilm (come avevo già fatto con Fortitude), poi questa era una storia molto cruda con personaggi che ho trovato molto umani. Chissà se ci sarà una seconda serie? Anche se a dire la verità in certi preferisco che non ci sia un sequel perché poi ho sempre delle aspettative altissime e ne rimango delusa 😩

        • Blueberry Stories

          Hai ragione, la delusione delle “stagioni successive” nelle serie Tv è sempre in agguato: però di solito accade dopo la terza, quindi possiamo ancora sperare che la seconda sia all’altezza della prima! Anche perché, con quel finale, mi aspetto di sapere cosa succederà dopo alla fanciulla arrabbiatissima con il padre 😀

  2. Che emozione il tuo post! Sei riuscita a colpire le mie corde più profonde, perché le tue riflessioni e le immagini da cui parti per ricrearle, sono qualcosa di unico e sensoriale. Tutto ciò a cui io stessa tengo, penso…ma che, nella frenesia di ogni giorno, nel trambusto della mia vita sul blog e sui social, sto sempre più perdendo 😥.
    Mentre leggevo le tue parole, mi sono ritrovata a piangere. Per le emozioni, prima di tutto. Per la consapevolezza di quanto ho sempre amato osservare, sentire, soffermarmi, di quanto ho sempre adorato le piccole cose. E di quanto stia perdendo tutto ciò, sempre di più. Mi sento male, Ilenia, ogni volta che ci penso, perché è arrivato il momento di fare un piccolo passo indietro, altrimenti perdo il meglio di questa vita.
    Grazie per il tuo post, grazie di cuore. Perché arriva in un momento in cui sento il bisogno di aprire bene gli occhi.
    Ti abbraccio,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Grazie a te, Claudia, che come sempre mi fai un grande regalo: mi dai la voglia di continuare a scrivere, anche se a volte mi chiedo se la gente si annoi leggendo, se qualcuno legga davvero, e tutte le ben note insicurezze di chi, per un motivo o per l’altro, è a contatto con i lettori. Sono felice che condividiamo questo pensiero. Non è facile sottrarsi alla frenesia e all’esposizione al chiasso e alle pressioni esterne. Ho impiegato anni (difficili) a imparare l’arte di rallentare i ritmi. Sarò old-style, ma io continuo a rimpiangere il mondo senza social. E questo mi aiuta a starmene in disparte. Ma credo che i momenti di stop, di stacco e di apparente immobilità facciano un gran bene a tutti. Ti auguro davvero di riuscire a soffermarti sulle piccole cose nel 2018, per goderti la lentezza! Un abbraccio

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