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La Plose: piste da sci, distese bianche e una panchina nella neve

Da Bressanone, dove ci siamo lasciati la volta scorsa, si raggiunge un luogo che ai miei occhi rappresenta la purezza, la bellezza della semplicità. Con un autobus oppure in macchina si raggiunge Sant’Andrea, un paesino raccolto intorno alla chiesa dal campanile appuntito e un gruppo di case. La strada si arrampica sulla montagna, tra curve e tornanti, offrendo panorami incantevoli. Superato il paese, si arriva alla funivia che porta sulla Plose. La stazione a monte più alta si trova a 2505 metri (la seggiovia Rossalm). L’aria cambia. Diventa cristallina, ha una sua luce. Un suo profumo. La neve che copre i prati, i pendii della montagna, le malghe, brilla sotto il sole.

In cima, il panorama toglie il fiato. Da una parte, le Dolomiti con le loro cime ineguali. Dall’altra, la catena alpina, maestosa e immutabile. Gli sciatori vengono qui per le piste, gli altri per il sentiero che conduce lungo il pendio, in cima al “panettone” e sulle distese bianche. Sembra di essere su un altro pianeta. La neve copre i sentieri, ma si può camminare senza mappa, seguendo la bellezza del paesaggio.

Una panchina solitaria nella neve

Scopri così che il silenzio ha la sua voce, e che è bello ascoltarla. Siamo talmente bombardati da messaggi, musica, voci, notifiche, parole, mail, che abbiamo perso l’abitudine di sentire. Sentire dentro di noi, sentire la natura. Il rumore tenue della neve che cade dagli aghi di pino. Lo scricchiolio del legno. Il nostro respiro. Il battito del cuore. Qui, in mezzo alla neve, mi guardo intorno e mi sento libera. Per pochi istanti, in completa solitudine. Qui, tra le montagne, penso che non serve molto agli esseri umani.

La bellezza è nei paesaggi. Il calore è nel fuoco. Il cibo è nella natura. Noi aggiungiamo i dettagli, alcuni indispensabili, altri inutili. Costruiamo troppo e contempliamo poco. Per questo, in cima alla Plose, c’è una panchina solitaria nella neve. Per ricordarci che bisogna fermarsi e guardare. Ascoltare. Pensare. Il mondo non crolla se rallentiamo. Continua a ruotare intorno al suo asse. E forse abbiamo qualcosa da imparare da questo moto circolare: la vita non è una rincorsa. È un cerchio, anzi, un insieme di cerchi che si intrecciano a formare una rete. O una mappa. 

In cima al Plose

le piccole cose

Nel silenzio, affiorano ricordi piccini, in apparenza slegati dal paesaggio che ho di fronte. Una caffettiera che borbotta sul fuoco. Mia zia che, indaffarata a cucinare, trova sempre il tempo di offrire un caffè. I pomeriggi d’inverno trascorsi a guardare Piccole Donne in tv. Una sala da tè addobbata d’oro e d’argento, una cioccolata calda. La neve che scende nel buio. Sono momenti che hanno in comune la lentezza. Lo sguardo. Le piccole cose che, anche quest’anno, bisogna andare a cercare per rendere piacevole la vita.

IN CIMA ALLA PLOSE

Non lontano dalla panchina solitaria si trovano le piste da sci. Se volete sciare, avete a disposizione 40 chilometri di piste da sci. Il centro per il noleggio di sci e slittini si trova presso la stazione a valle della funivia Plose. Per passeggiare, d’estate ci sono sentieri che attraversano i prati e portano alle baite. D’inverno, la neve li copre, ma è comunque possibile fare una passeggiata panoramica. Il comprensorio sciistico comprende anche quattro locali dove pranzare oppure prendere un caffè e uno strudel di mele o una torta di grano saraceno. Quando arrivate in cima con la cabinovia, una merenda con vista panoramica nel caffè accanto è una momento molto hygge, per usare la parola danese.

Panchina solitaria sul Plose, per ammirare le Alpi

D’INVERNO A BRESSANONE

Per sciare, o anche solo per passeggiare sulla neve o trascorrere un weekend lontano dalla pazza folla e dal caos cittadino, la Val Pusteria è la meta ideale. Proprio sotto la Plose si trova un albergo molto speciale, My Arbor, un hotel sugli alberi che promette un’immersione totale nella natura. Non l’ho ancora provato, per cui spero di poterne parlare dopo averlo visitato. Altrimenti, a Bressanone tanti sono gli alloggi in cui farsi coccolare.

Per chi ama il lusso moderno, l’Hotel Pupp è un albergo raffinato, in stile minimal, situato all’ingresso del centro storico. Chi cerca lo stile tradizionale sarà invece affascinato dal Goldener Adler, dal Traubenwirt e dal Grüner Baum, situati nel centro storico. Se volete spendere un po’ meno senza rinunciare alla comodità, il Residence Isarcus è la soluzione ideale. All’arrivo vi sarà data la Brixen Card, una tessera che consente di accedere gratis o a prezzo agevolato ai musei, ai trasporti pubblici e alle funivie.

Per scoprire i ristoranti e i caffè di Bressanone, leggi anche: L’Alto Adige a Natale. Dove mangiare a Bressanone mentre fuori nevica e A Bressanone in cerca dello spirito del Natale.

  1. Oggi ho ricevuto la notifica di questo articolo ma ero al lavoro per cui sono riuscita appena a scorgere il titolo e a passare velocemente le foto. E mi ero convinta che si trattasse di un posto in Canada, perché l’idea che un luogo del genere potesse esistere in Italia non mi aveva nemmeno sfiorata. Silly me 😬
    E, a proposito di Canada, ti ho pensata nei giorni scorsi perché ho fatto indigestione di Tin Star, una serie di produzione inglese ambientata proprio in Canada in un paesino isolato in mezzo alle montagne. Penso che i paesaggi ti sarebbero piaciuti molto!

    • Blueberry Stories

      Eh eh, pensa che – a dispetto di tutto quello che si crede – secondo me le Alpi sono più suggestive dei monti canadesi. Mi è piaciuto molto il Canada, ma non al punto da dire che eclissa le nostre montagne. In realtà ogni luogo ha la sua bellezza speciale, che dipende molto anche dalle emozioni di chi guarda.
      Conosco bene Tin Star! Ne avevamo parlato, mi pare, in qualche commento. I paesaggi sono proprio così: inquietanti, solitari, sicuramente selvaggi. Quella storia mi ha intrigato moltissimo. Tu cosa ne pensi?

      • Infatti se penso al Monte Bianco, non ci sono parole…
        Vero, avevamo parlato di Tin Star! A me è piaciuto molto anche perché spesso mi faccio prendere tantissimo dall’ambientazione del telefilm (come avevo già fatto con Fortitude), poi questa era una storia molto cruda con personaggi che ho trovato molto umani. Chissà se ci sarà una seconda serie? Anche se a dire la verità in certi preferisco che non ci sia un sequel perché poi ho sempre delle aspettative altissime e ne rimango delusa 😩

        • Blueberry Stories

          Hai ragione, la delusione delle “stagioni successive” nelle serie Tv è sempre in agguato: però di solito accade dopo la terza, quindi possiamo ancora sperare che la seconda sia all’altezza della prima! Anche perché, con quel finale, mi aspetto di sapere cosa succederà dopo alla fanciulla arrabbiatissima con il padre 😀

  2. Che emozione il tuo post! Sei riuscita a colpire le mie corde più profonde, perché le tue riflessioni e le immagini da cui parti per ricrearle, sono qualcosa di unico e sensoriale. Tutto ciò a cui io stessa tengo, penso…ma che, nella frenesia di ogni giorno, nel trambusto della mia vita sul blog e sui social, sto sempre più perdendo 😥.
    Mentre leggevo le tue parole, mi sono ritrovata a piangere. Per le emozioni, prima di tutto. Per la consapevolezza di quanto ho sempre amato osservare, sentire, soffermarmi, di quanto ho sempre adorato le piccole cose. E di quanto stia perdendo tutto ciò, sempre di più. Mi sento male, Ilenia, ogni volta che ci penso, perché è arrivato il momento di fare un piccolo passo indietro, altrimenti perdo il meglio di questa vita.
    Grazie per il tuo post, grazie di cuore. Perché arriva in un momento in cui sento il bisogno di aprire bene gli occhi.
    Ti abbraccio,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Grazie a te, Claudia, che come sempre mi fai un grande regalo: mi dai la voglia di continuare a scrivere, anche se a volte mi chiedo se la gente si annoi leggendo, se qualcuno legga davvero, e tutte le ben note insicurezze di chi, per un motivo o per l’altro, è a contatto con i lettori. Sono felice che condividiamo questo pensiero. Non è facile sottrarsi alla frenesia e all’esposizione al chiasso e alle pressioni esterne. Ho impiegato anni (difficili) a imparare l’arte di rallentare i ritmi. Sarò old-style, ma io continuo a rimpiangere il mondo senza social. E questo mi aiuta a starmene in disparte. Ma credo che i momenti di stop, di stacco e di apparente immobilità facciano un gran bene a tutti. Ti auguro davvero di riuscire a soffermarti sulle piccole cose nel 2018, per goderti la lentezza! Un abbraccio

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