Le tre cose da non perdere a Pitigliano, in Toscana

Non conoscevo Pitigliano. Sapevo soltanto che era chiamato “la piccola Gerusalemme” perché, dalla metà del 1600, ha ospitato una nutrita comunità di ebrei. Ma non immaginavo che questo borgo maremmano fosse così bello. Dopo avere visitato Sorano, ero pronta a scoprire un’altra meraviglia nascosta. In realtà le guide ne parlano, ma se pensate alla fama di cui godono San Gimignano, Pienza e Montalcino, Pitigliano resta quasi sullo sfondo. E forse questo è parte del suo (grande) fascino.

Tradizioni ebraiche a Pitigliano

Emerge dal tufo, con le sue case costruite su strati e strati di roccia vulcanica. Mentre risalgo, sotto il sole di mezzogiorno, la via che porta all’ingresso principale della cittadina, scopro la sua storia. Bisogna tornare al sedicesimo secolo per capire come mai tanti ebrei si siano rifugiati qui. A quel tempo, il borgo era in mano al Conte Niccolò Orsini IV che, a differenza di molti suoi contemporanei, non aveva pregiudizi nei confronti degli ebrei. Anzi. L’economia della città era stagnante e, per darle una spinta, il Conte pensò di invitare banchieri e artigiani di origini ebraiche, che fuggirono dai luoghi in cui non erano ben visti.

Si sistemarono a Pitigliano e, come previsto dal Conte, la fecero rifiorire. I cristiani li accolsero senza problemi e, per diverso tempo, la convivenza fu pacifica. Quando al governo subentrarono i Medici, però, all’inizio del diciassettesimo secolo, le cose cambiarono. Gli ebrei furono confinati nell’attuale ghetto, costretti a vivere separati dal resto della popolazione. Le loro botteghe e abitazioni si concentrarono intorno alla sinagoga, nel cui cortile si trova una targa commemorativa in ricordo degli ebrei di Pitigliano morti nei campi nazisti.

Anche se la comunità ebraica ormai conta pochissimi membri, le tradizioni sono ancora vive. Accanto alla sinagoga si trova un panificio che sforna dolci kosher, il Forno del Ghetto. Qui si comprano gli “sfratti”, biscotti a forma di bastone con un ripieno di noci, miele e spezie. Il nome viene proprio da “sfratto”, con riferimento al periodo in cui gli ebrei erano costretti dalle guardie armate di bastoni a trasferirsi nel ghetto. I dolci sono deliziosi: la pasta sottile si sposa alla perfezione con il ripieno ricco e nutriente.

Il ghetto ebraico di Pitigliano

Camminando nella Piccola Gerusalemme

Il forno, così come il macello e le altre botteghe, è situato in un edificio scavato nel tufo. Per visitare il ghetto si scendono e salgono scalini di pietra, ripidi e scivolosi. Per secoli le famiglie hanno sfornato torte, biscotti e pane per la Pasqua ebraica, e possiamo solo immaginare il profumo che riempiva le vie strette.

Imbocco uno dei tanti vicoletti, affascinata dagli scalini su cui sono disposti vasi di fiori ben curati. Arrivo in uno dei moltissimi punti panoramici della cittadina. Le dolci colline si srotolano di fronte a me, coperte di castagneti e uliveti. Le nuvole viaggiano nel cielo blu. Soffia una brezza costante, che rende sopportabile il caldo di agosto. L’ansia e lo stress della grande città sembrano molto, molto lontani mentre osservo il panorama e ascolto il silenzio.

Torno sulla via principale, che forma un ovale stretto intorno al borgo, ed entro in una chiesa che profuma d’incenso. È il Duomo di Pitigliano, in stile prevalentemente barocco. Il contrasto tra la fresca penombra dell’interno e la luce accecante dell’esterno costringe a socchiudere gli occhi. Entro in uno dei tanti negozi che vendono prodotti locali e compro due vasi di miele. La produzione di miele ha origini antiche, risale a quando gli etruschi popolavano questa zona e l’allevamento delle api era diffuso tra i popoli mediterranei. Consiglio di provare il miele d’erica e di castagno, se piace il lieve retrogusto amarognolo. Non mi sono fermata a pranzo o cena, ma so che esiste un ristorante delizioso, il Tufo Allegro. Si trova vicino alla sinagoga e propone piatti tipici toscani, ma con un tocco moderno.

Una delle viuzze di Pitigliano, in Toscana

Le tre cose da non perdere a Pitigliano

Ed eccoci tornati al titolo. Se dovessi scegliere, quali sono le tre cose che vi direi di non tralasciare passando da Pitigliano?

1. La prima è sicuramente una visita del ghetto. Le sue stradine, la sua storia, il silenzio che conserva tante storie del passato. La storia ebraica mi appassiona particolarmente, ma credo che nessuno possa restare immune al fascino malinconico di questo borgo. Ci sono luoghi in cui il passato si respira ancora. Pitigliano è uno di questi.

2. Gli sfratti. Assaggiateli. Il Forno del Ghetto vende anche altri prodotti che vale la pena di provare, dalla focaccia al pane, dai biscotti secchi alle crostatine di more.

3. Il panorama. Dalla terrazza all’ingresso del borgo (nella foto sotto) si vede bene come Pitigliano sia stato costruito sulla roccia. Fa impressione guardare le case che sembrano “cadere” nel vuoto (la seconda foto dall’alto). Ci sono pochi turisti seduti ai tavolini dei caffè che si affacciano sulla piazza. Gli anziani del luogo bevono un bicchiere di vino su una panchina all’ombra e sorridono. Pitigliano è così: autentica, bellissima. Quasi un miraggio che appare sotto il sole, in un caldo giorno di agosto.

  1. Affascinante Pitigliano! Sono stata di passaggio tanto tempo fa e sapevo poco della sua storia. Devo tornare per assaggiare gli sfratti. Mi hai fatto venire voglia…slurp…Ciao cara!!

    • Blueberry Stories

      Sono buonissimi. Sarà che io amo la combinazione miele+frutta secca, ma ti assicuro che mi sono pentita di non averne comprati di più: sono finiti troppo in fretta. Un bacio!

  2. Hai proprio ragione sai? Pitigliano è così, ha una sua autenticità, un fascino immobile. Per quanto è bella, anche io immaginavo di trovarla piena di turisti. Invece mi sono praticamente ritrovata col borgo a mia disposizione!
    Non me ne lamento, perché ho considerato un onore gustarmi scorci ed atmosfere, senza una folla urlante, ma ho provato anche un po’ di dispiacere. Perché è come se il turismo dovesse sempre seguire uno schema, che attira verso le grandi città più conosciute.
    E dire che la Maremma, è un gioiello! I suoi borghi sono delle opere d’arte, che regalano veramente sensazioni uniche.
    Ti abbraccio,
    Claudia B.

    • Blueberry Stories

      Bisognerebbe organizzare degli itinerari turistici “fuori dagli itinerari turistici”. Davvero, sempre di più noto che tutti vanno negli stessi posti… e ci sta, per carità, ma così saltano dei posti meravigliosi. Ecco perché mi piace tornare più e più volte negli stessi paesi: c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire ed è come se si andasse un po’ più a fondo. Un abbraccio a te!

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