Tre giorni a Mentone e dintorni, tra borghi e giardini tropicali

Sono convinta che anche i posti di mare siano più belli fuori stagione, quando le spiagge sono deserte e l’aria è fresca, il sole piacevole. Eppure l’estate ha il suo fascino. Profuma di sale, di crema al cocco, di pesce cotto alla brace e di pizza con i pomodori freschi. È bello passeggiare sulla spiaggia quando è buio, cenare all’aperto, ascoltare il frinire delle cicale. Il mare ha una magia speciale. Rasserena gli animi, dona bellezza al mondo. Il mare sa essere anche crudele. Nel suo muoversi incurante degli uomini, ricorda che non siamo noi i padroni dell’universo. Il mare è un dono prezioso, e la Costa Azzurra è uno dei posti in cui mi piace incontrarlo.

Mentone, Provenza

Mentone, tra Francia e Italia

Mi sveglio a Mentone, a casa di una mia amica, un appartamento piccolo e delizioso con una terrazza da cui si vede, in fondo alla via, il mare. Mi piace il silenzio della mattina, la città che prende lentamente vita. Il sole è luminoso e sulla terrazza soffia una brezza leggera, mentre mangiamo le brioche fresche e si diffonde il profumo del tè provenzale, verde con lavanda, fiori e vaniglia. Mentone è una città a cavallo tra Francia e Italia, quasi bilingue, con un nucleo antico che riporta al passato e i moderni residence che invitano alle vacanze. Molti la scelgono come base per esplorare la Costa Azzurra, perché gli hotel sono meno cari rispetto ad altre località e i trasporti pubblici funzionano bene. Inoltre, Mentone è deliziosa, con le sue case colorate, il lungomare, il profumo di limoni che si diffonde dai negozi di prodotti locali e dai giardini.

Gli scalini di Roquebrune

Dopo un breve giro della città, ci incamminiamo verso la stazione alle nostre spalle. Approfittiamo della giornata ventosa per visitare una località vicina, Roquebrune. Qui ci lasciamo il mare alle spalle per salire la lunghissima scala di pietra che porta al villaggio, il nucleo antico della cittadina, un tempo protetto dai pirati da una rocca a picco sul mare. La salita, la mattina presto, è all’ombra. Nonostante la fatica e la mia assoluta mancanza di esercizio, riusciamo ad arrampicarci in cima, sudate ma felici.

Roquebrune, Provenza

Roquebrune, tavolo blu

Casa provenzale con porta blu a Roquebrune

IL VILLAGGIO ANTICO

Il villaggio è formato da vie strette, in pendenza, su cui si affacciano le case sui cui muri si arrampicano edera e buganvillea, e dalla chiesa di Sainte-Marguerite. Percorrendo Rue Moncollet si cammina tra portici e gradini ricavati dalla roccia, senza quasi incontrare negozi. I tavolini con le tovaglie azzurre sistemati davanti alla porta di casa, il profumo di caffè che qualche signora sta preparando nella cucina con la finestra aperta, i vasi di basilico sui davanzali, ogni dettaglio contribuisce a formare un quadro perfetto.

Roquebrune, centro storico

Un olivo millenario

Superata una piazza, seguendo le indicazioni, si arriva davanti all’Olivier millénaire, uno dei più antichi ulivi al mondo, forse addirittura millenario. Incoraggiate dal vento che asciuga la pelle, saliamo fino al castello, una fortezza medievale che si visita seguendo un percorso tra le cucine, le celle, le torri e le stanze in cui gli uomini trascorrevano lunghi mesi in solitudine, difendendo il villaggio e scrutando l’orizzonte. Questa era zona di corsari, un tempo. Dall’anfiteatro, la vista sulla baia è spettacolare. Il mare brilla di infinite pagliuzze d’argento, punteggiato di barche bianche. Cipressi e pini marittimi ondeggiano dolcemente, mossi dal vento, nascondendo le ville costruite nel verde.

Vista da Roquebrune antica

Non è difficile capire perché gli inglesi si siano innamorati di questi luoghi, perché i pittori abbiano passato la vita a dipingerli, perché i poeti si siano fermati lungo la costa a cercare ispirazione. Roquebrune è anche legata al nome dell’architetto Le Corbusier, a cui è dedicata la lunga (e bellissima) passeggiata verso Nizza. A mezzogiorno, il caldo si fa sentire. Scendiamo verso la stazione e torniamo in treno a Mentone, dove passiamo dal mercato a fare la spesa. Baguette, olive, pomodori, mandorle, caprino, albicocche. Le signore francesi chiacchierano davanti ai banchi.

La meraviglia di Beaulieu-sur-Mer

Verso le tre riprendiamo il treno, questa volta dirette a Beaulieu. La cittadina, con il suo passato di perla della Belle Époque, è oggi una località pacifica, con hotel di lusso e yatch ancorati al porto. Le palme sfilano davanti alla spiaggia a mezzaluna. Sul mare si affacciano le dimore storiche, come Villa Kerylos, in stile greco, fatta costruire dall’archeologo Theodore Reinach agli inizi del Novecento. Statue, colonne, gallerie, ogni dettaglio richiama la Grecia classica. Dalla terrazza, a ridosso del mare, si vede la penisola di Cap Ferrat. È qui che ci dirigiamo a piedi, lungo la strada pedonale che, partendo dalla spiaggia di Beaulieu, costeggia il capo. A sinistra, il mare azzurro si infrange sugli scogli. A destra, la vegetazione mediterranea nasconde le ville in stile provenzale. Il paesaggio è immerso nella quiete del pomeriggio.

finestra a Roquebrune

Cap Ferrat

Si arriva così al caratteristico villaggio di Saint-Jean Cap Ferrat, costruito intorno al porticciolo. Un tempo era il regno dei pescatori, oggi degli yatch. Dal paese risaliamo verso la splendida Villa Ephrussi de Rothschild, uno dei luoghi più belli che abbia mai visto. Di questa dimora da favola parlerò in un articolo a parte. Per ora, basti dire che la casa domina il mare, immersa in un parco che raccoglie i giardini di tutti i continenti. Trascorriamo ore nella villa, godendoci le stanze, la storia di Beatrice e i colori che cambiano al tramonto. Impossibile non innamorarsene. Cap Ferrat diventa in fretta uno dei miei posti del cuore, dove tornare con la mente quando ho bisogno di evadere dalla realtà quotidiana.

Giardini e lavanda

Il giorno seguente, l’ultimo prima di tornare in Italia, ci dedichiamo a Mentone. Abbandoniamo la spiaggia per visitare la collezione di agrumi del Palais de Carnolès, un bellissimo spazio verde vicino al mare che circonda l’antica residenza dei principi di Monaco. Lungo i vialetti si trovano alberi di limoni, cedri, aranci, mandarini, kumquat, bergamotto, che fanno ombra a statue di artisti contemporanei. Sono stati gli aristocratici inglesi innamorati della Riviera e proprietari di molte delle ville qui in zona a fare arrivare le piante dai paesi caldi di tutto il mondo.

Vista sul golfo di Mentone

Scopriamo così che esistono altri giardini in città da visitare. Come quelli di Val Rahmeh (Avenue Saint-Jacques), voluti da Lord Percy Radcliffe nel 1905. Si entra nel regno delle piante da frutto tropicali, come banane, avocado e kiwi, e di fiori esotici come l’ibisco. Poi il giardino di Villa di Maria Serena, vicino al confine italiano, e ancora Fontana Rosa, di ispirazione spagnola e persiana. E Serre de la Madone, in collina, progettato da Lawrence Johnston che viaggiò in tutto il mondo per trovare le piante da trasferire sulla costa francese.

Cap ferrat, Provenza

Miele e ravioli

Così scende la sera. Ci troviamo a vagare per le strade della vecchia Mentone, tra negozi, caffè e mercatini. Le vie strette che scendono verso il mare hanno nomi evocativi, spesso legati ai… pirati. Sbirciamo all’interno della Basilica di San Michele Arcangelo. Con il suo campanile, forma un bel quadro barocco che ricorda certe architetture italiane. Ci divertiamo a studiare i diversi tipi di miele esposti in una bottega e finiamo per comprare quello al limone. In effetti, Mentone è la città dei limoni. La cucina risente dell’influenza ligure e si mangia benissimo. Una specialità del posto sono i barbajuans, ravioli fritti ripieni di verdure e formaggio che fanno parte della tradizione monegasca.

La luna splende sul mare, gruppi di ragazzi suonano la chitarra e cantano sulla spiaggia. Si vedono le luci della baia e delle navi all’orizzonte.

Questa è l’estate che mi piace.