Un villaggio bianco, dolci alla mandorla e una cartolina da Siviglia

Attirata dai Paesi anglosassoni, non ho mai guardato molto in direzione della Spagna. Non riuscivo a trovare una sintonia con la sua cultura, le sue abitudini, la sua lingua. Quando però mia sorella ha trascorso un anno a Siviglia e siamo andati a trovarla, ho scoperto luoghi affascinanti e inaspettati. Mi sono ritrovata a guardare il paesaggio che scorreva e cambiava fuori dal finestrino, le albe e i tramonti infuocati, mentre in auto attraversavamo la Liguria, la Francia, Barcellona, e poi su fino a Siviglia, nel cuore dell’Andalusia. E sono rimasta affascinata dai villaggi bianchi, dai palazzi e dai cortili nascosti. Dai giardini rigogliosi, dal cielo blu e dalle stradine che si inerpicano tra le rocce. Mi sono rimaste impresse alcune immagini, cartoline che fissano i ricordi.

Dettaglio delle strade di Arcos, Andalusia

ARCOS DE LA FRONTERA, UN PAESE DI SCALE

La prima “cartolina” è Arcos de la Frontera, nella provincia di Cadice, un gioiello architettonico in cima a uno sperone. Un dedalo di viuzze attraversa la cittadina, che tutt’intorno ha le mura del Castillo, la fortezza araba costruita in pietra arenaria; si cammina tra i muri candidi lungo i quali sono appesi vasi di fiori, con lo sguardo verso torri, campanili ed edifici con decorazioni in ferro battuto.

Arcos de la Frontera

Sembra di procedere sempre in salita e, quando si raggiunge il belvedere, si capisce perché: da qui si gode una vista a perdita d’occhio sulle colline ondulate, sui campi e le rocce aspre. Siamo in Plaza de Cabildo, il cuore del paese, da cui ci si muove per visitare la Chiesa di Santa Maria e il castello dei Duchi, ma bisogna percorrere Callejón de las Monjas per trovare, dentro ad archi e portoni, i tapas bar dove ordinare le specialità locali. Meglio ancora, ci si infila in una panetteria per rifornirsi di amaretti, ciambelle e biscotti con lo zucchero, da gustare con un caffè.

cortile di Siviglia

SIVIGLIA LA SPLENDIDA

La seconda cartolina, invece, viene da Siviglia. Era la Semana Santa, ovvero il momento in cui interminabili processioni sfilano per le strade della città. La gente indossa pesanti manti scuri, porta fiaccole, recita litanie. I carri trasportano statue, nella tradizione religiosa barocca. Capitare a Siviglia in questo periodo è una fortuna, secondo alcuni, perché si assiste alla celebrazione più sentita e famosa della regione. Non nego che l’insieme sia suggestivo. Però significa anche correre da una parte all’altra per evitare il caos, le transenne, gli sbarramenti, in un gioco di ricerca di vie laterali e vicoli ignoti, senza capire dove si sta andando. Così Siviglia resta un puzzle nella mia mente, colorato e bellissimo, con alcune tessere che spiccano sulle altre.

Cattedrale di Siviglia
Porta dell'Alcazar di Siviglia

ALCÁZAR, O LE MILLE E UNA NOTTE 

L’Alcázar, per esempio. Il palazzo, patrimonio dell’UNESCO, un tempo fu la residenza dei califfi e risale al decimo secolo. Rispecchia stili diversi, orchestrati in modo armonico intorno a due cortili: Las Doncellas, dove si svolgeva la vita ufficiale, e Las Muñecas, il fulcro della vita privata. Varcata la soglia, si entra in un mondo a parte, fatto di piante, archi, porte, mosaici, vasche e decorazioni. Un luogo delle meraviglie che sembra uscito dalla Lampada di Aladino.

Meridiana, Siviglia

Dalla Sala de Justicia, dove si ammirano gli stucchi in stile mudéjar, si arriva nel Patio del Yeso attraverso la Puerta del Leon, in stile arabo. Poi, ecco il palazzo di don Pedro, costruito nel 1360 dagli stessi artisti dell’Alhambra, il gioiello di Granada. E infine i giardini dell’Alcázar, dove è facile sentirsi in una fiaba delle Mille e una Notte.

Dettaglio della cattedrale di Siviglia

patio all'interno dell'Alcazar

TORRI, CASE E LEGGENDE

Ma Siviglia non è solo l’Alcázar. La sua storia si legge anche nella Torre della Giralda, a sua volta patrimonio dell’UNESCO. Fu costruita dagli Arabi come minareto della moschea che oggi non esiste più, sostituita dalla cattedrale. E si ritrova nella casa de Pilatos, un edificio pittoresco del quindicesimo secolo, dove il patio ha 24 arcate e le sculture riportano all’antica Roma. Anche il nome richiama la storia di Ponzio Pilato. Sembra infatti che il marchese, proprietario della casa, si fosse accorto di una strana coincidenza. La distanza tra l’abitazione e la chiesa fuori dalle mura era identica a quella tra la residenza di Pilato e il luogo della Crocifissione.

Porta - Alcazar

L’ARCHIVIO DELLE INDIE

Tra una processione e l’altra, siamo riusciti a vedere il Palazzo Comunale affacciato sull’ariosa e rilassante Plaza Nueva, dove è facile incontrare un gruppo di artisti che suonano per strada. E l’Archivio delle Indie, che conserva i documenti relativi alla scoperta del Nuovo Mondo, un viaggio affascinante nel passato, tra esploratori e conquistatori, re e missionari. Invece di chiudersi nel Museo delle Belle Arti, abbiamo passeggiato nello splendido parco e lungo il fiume Guadalquivir, dove i ragazzini sfrecciano sui pattini.

Fontana nell'Alcazar, Siviglia

ELOGIO DELLA LENTEZZA

Qui, su una panchina in compagnia di un sacchetto di polvorones, è facile capire perché questa città sia tanto amata. Il suo ritmo lento, incoraggiato dal clima, spinge a godersi l’alba e il tramonto, le lunghe sere, la vita all’aperto. Ma anche le piazze, i giardini, i tapas bar in ogni via e, quando scende il buio, gli spettacoli di flamenco nei locali, spesso nascosti oltre i portoni nei vicoli stretti. Niente stress, nessuna fretta, nemmeno per chi vive e lavora qui. È questa, credo, la sua magia.

5 DELIZIE ANDALUSE

1. Alfajor, un dolce di origine araba fatto con mandorle, miele e noci
2. Polvorones, dolcetti a base di frolla, zucchero, latte e frutta secca (in breve, una friabile delizia)
3. Il gazpacho, la zuppa fredda di pomodoro
4. La tortillas (frittata) di gamberi, baccalà oppure, per i vegetariani, di patate
5. Le marmellate del Monasterio de Santa Paula, prodotte dalle suore di clausura (Calle Santa-Paula 1, Sevilla)

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