Passeggiare per Saint Jean fa sentire felici.

A Cap Ferrat ho ritrovato Sydney, tra le scogliere e il mare

Poco più in là di Villa Ephrussi, di cui ho parlato nel precedente articolo, c’è un paesino che si chiama Saint Jean Cap Ferrat. Case dai colori pastello, una via pedonale in leggera pendenza sulla quale si affacciano negozi, agenzie immobiliari e boulangerie. Una terrazza panoramica, con archi fioriti, aiuole e panchine, offre una splendida vista sul porto turistico e sulla baia, dove il mare scintilla nel sole del pomeriggio.

La spiaggia di Beaulieu è deserta e silenziosa in primavera.

È un paese minuscolo, Saint Jean, che incanta e seduce con il fascino discreto della Provenza. Fuori stagione, le ville che si nascondono tra la vegetazione mediterranea e tropicale del capo sono ancora chiuse. Mi piace immaginare il volto e la vita dei proprietari, che adesso chissà, forse sono a Parigi, Londra o New York, tra impegni mondani e lavoro, viaggi e problemi quotidiani da cui nemmeno loro saranno immuni. Con una casa così in cui rifugiarsi d’estate, però, le fatiche appaiono subito meno erculee.

C’è una boulangerie lungo la strada principale, in cui mi fermo a prendere una fetta di torta alle noci e caramello da gustare adesso, su una panchina di fronte all’azzurro del mare. Una delizia a prova di golosi, che restituisce le energie dopo la lunga passeggiata che da Beaulieu porta qui, a Saint Jean Cap Ferrat.

Nei giardini di Cap Ferrat

Oltrepassato il paese, superato un castello privato nascosto da un muro di cinta, ci si trova in un punto in cui il capo si restringe e si vede un golfo chiamato Anses de Fossettes. Qui comincia un parco naturale che occupa la penisola tra Paloma beach, Pointe du Combier e Pointe de Saint-Hospice, una meraviglia che scopro quasi per caso, come spesso accade con le cose più belle. Il sentiero che la costeggia si snoda tra la vegetazione e gli scogli contro cui si infrangono le onde del Mediterraneo.

Non è l’oceano, eppure il primo posto a cui penso, la prima immagine che mi attraversa la mente, è quella di Sydney e la sua baia. Il rumore delle onde, la roccia nuda modellata dal vento, la vegetazione del bush, la solitudine, mi riportano all’estate scorsa, alla passeggiata tra Coogee e Bondi Beach. E quasi con sorpresa mi rendo conto che spesso non è necessario andare lontanissimo, per trovare la bellezza selvaggia che associamo alla libertà.

Può sembrare strano paragonare la Francia all’Australia, ma penso che il mondo sia fatto di luoghi che si rispecchiano, pur mantenendo la loro unicità. La zona di Cannes, per esempio, mi ha sempre ricordato la California. Certo, manca l’estensione di Los Angeles e delle sue spiagge, ma la sensazione è quella di trovarsi in un luogo che unisce fascino, cinema e clima rilassato, con il borgo antico al posto del parco divertimenti.

Le scogliere di Cap Ferrat mi ricordano Sydney.

Sul far della sera

Il sole tramonta lungo il sentiero, tingendo il cielo d’oro e di viola. C’è l’indicazione di un sentiero che abbandona le scogliere e porta alla cappella di Saint Hospice, ma non vorremmo trovarci nel bosco sul far della sera e così rinunciamo a cercarla. Bisogna sempre lasciare qualcosa da rivedere, un pretesto per ritornare. Anche se non ho bisogno di pretesti per venire qui, nel luogo che sento un po’ come casa. E che, in fondo, lo è davvero.

Dopo un’ultima curva rivediamo la baia di Beaulieu, con la sua spiaggia e il profilo di Villa Kerilos, in stile ellenico, sulla punta del promontorio. Davanti a noi, Paloma Beach, una mezzaluna di ghiaia e rocce dove un gruppetto di ragazzi beve una birra guardando il mare. Credo che ci sia sempre un denominatore comune tra i luoghi che amiamo, un fil rouge che ci conduce dove vogliamo trovarci, dove esiste un “posto gemello” in cui ci sentiamo in equilibrio. A volte dobbiamo attraversare l’oceano per trovarlo, altre volte è dietro l’angolo. L’importante è saperlo riconoscere e farlo nostro.

E voi? Vi capita mai di trovarvi in un posto che ve ne ricorda un altro, magari in un’altra nazione? Raccontatemelo nei commenti!

La sera è dorata sul mare della Costa Azzurra.

La luce del tramonto rende suggestiva la baia di Cap Ferrat.

  1. Mi stai facendo scoprire un lato della Provenza che proprio non conoscevo.
    Cap Ferrat è deliziosa, in tutti i sensi. La torta noci e caramello è da acquolina in bocca.
    Fin’ora non mi è capitato che un luogo me ne ricordi spiccatamente un altro.. ma mai dire mai 🙂

    • Blueberry Stories

      Grazie davvero, sono contenta se riesco a fare scoprire posti nuovi! Adoro la Provenza (mi sa che si nota…) perché, pur essendo così vicina, è un mondo a sé. Basta allontanarsi dai luoghi più noti, come Nizza o Saint Tropez. Sì, la torta era qualcosa di notevole 😀

  2. A casa ho una cartolina ad acquarello di Cap Ferrat, e da sempre mi sembra un luogo da sogno. E le tue parole non fanno che confermare questa idea.
    A me capita in continuazione di associare un posto a un altro: per esempio c’è una via nel minuscolo paese della periferia piemontese in cui vivo dove c’è un palazzo ad angolo che mi fa sempre tornare in mente New York. Oppure, il campeggio in montagna dove ogni anno passo qualche giorno in estate mi ricorda l’Irlanda. Mi fa piacere scoprire di non essere l’unica a fare queste associazioni: forse è proprio un modo di sentirsi sempre in viaggio 😉

    • Blueberry Stories

      Hai proprio ragione, è così: amare il viaggio significa amare posti diversi, in fondo, quindi nella mente si crea come una rete di immagini e sensazioni che colleghiamo… ed è bellissimo, secondo me. Ed è fantastico che un angolo di un piccolo paese ricordi New York! Il lontano può essere vicinissimo 🙂

  3. Sembra il classico paesino dove perdersi in contemplazione, tra il silenzio e il sciabordio delle onde. Me ne sono innamorato leggendo il tuo racconto 🙂

    • Blueberry Stories

      Grazie, Marco! sì, è come dici: il rumore del mare è l’unico che si sente. D’estate sicuramente sarà molto più movimentato e preso d’assalto dai turisti, ma fuori stagione è una delizia…

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