Sydney University, Fish Market e cose banali. O forse no.

Ho deciso di fingermi una studentessa e varcare i cancelli della Sydney University. Secondo il principio che bisogna immergersi nella vita quotidiana di una città per conoscerla bene, infatti, una delle mie tappe preferite quando sono all’estero è l’università.

Sydney University

Glebe. Studenti e caffè.

Il cielo, tanto per cambiare, è nuvoloso mentre prendo l’autobus per Glebe, il quartiere universitario di Sydney. C’è traffico e si procede lentamente fino alla stazione centrale, poi le auto scompaiono come per magia e in un attimo il bus svolta in Glebe Point Road, una via costellata di terrace houses in stile vittoriano, alcune ristrutturate, altre decadenti, con le facciate dai colori pastello. Tra le abitazioni si trovano antiquari, locali vagamente hippie e, soprattutto, librerie, piccole, piene di volumi, affascinanti e semi deserte.

Mi fermo a osservare un parco-giochi deserto, per poi proseguire verso il campus universitario. La vita scorre lenta in questa zona, frequentata per lo più da studenti e giovani coppie che apprezzano l’atmosfera bohémien. Non ci sono turisti, né supermercati o catene di negozi; solo botteghe e caffè, alcuni con un delizioso cortile interno.

The Rocks - dettaglio cabina telefonica

Sydney University

In fondo alla via, attraversata Parramatta Road (la strada principale), si intravede l’università, circondata da un parco. L’architettura ricorda molto quella inglese di Oxford e Cambridge, in stile gotico anglosassone. E sembra davvero di essere finiti in Inghilterra, una volta varcata la porta d’ingresso, mentre si cammina nei chiostri dove gli studenti leggono e chiacchierano tra una lezione e l’altra, mentre si salgono scale e si attraversano corridoi sovrastati da archi a volta. Si respira un clima rilassato e tutt’altro che snob, ed è facile immaginare la vita quotidiana degli studenti (moltissimi sono asiatici): un appartamento in condivisione nel quartiere, le lezioni, le pause nei caffè. Li invidio.

Fish Market

Finito il nostalgico giro, prendiamo Bay Street, una via un po’ triste a dire il vero: niente casette vittoriane o librerie. Conduce verso un parco dove i ragazzini giocano a calcio, oltre il quale troviamo le indicazioni per il Fish Market. Abbiamo deciso di dirigerci al mercato dopo aver visto i nuvoloni sempre più grigi addensarsi sulla baia, nella speranza di trovare rifugio e con la curiosità di vedere questo luogo pittoresco.

E lo è davvero. Chiediamo indicazioni a un gentilissimo signore che ci ha condotto all’ingresso, che altrimenti non avremmo mai trovato impegnate a lottare contro le raffiche di vento. Così ci ritroviamo in un edificio azzurro sul mare, con le panche fuori. Qui famiglie cinesi, coreane, vietnamite, giapponesi, indonesiane pranzano indisturbate davanti a enormi panini con il tonno, bouquet di gamberi fritti e involtini di riso e calamari.

All’interno, una scia di salmastro invade le narici. Siamo tra le poche occidentali a muoverci tra i banchi di pesce, tra salmoni, scampi, barramundi, astici e tonni. Vaghiamo in un caos di gente che compra e che mangia, dove si mescolano odori e voci, finché non mi viene mal di testa. Usciamo stordite e, per fortuna, non sta piovendo.

The Rocks - Sydney

Darling Harbour

Darling Harbour

Attraversiamo la piazza del mercato e puntiamo verso Darling Harbor, passando per un quartiere che cattura la mia attenzione. Pyrmont Bay ospita il teatro lirico, il museo marittimo e diversi edifici moderni, eleganti, che ospitano uffici e – finalmente! – un supermercato. La gita al supermercato è obbligatoria, sempre per il principio che bisogna immergersi nella vita ordinaria dei cittadini. Ma non ora. Vogliamo attraversare il ponte mobile prima che ricominci a piovere, per goderci la vista su Darling Harbour. E merita davvero, con le navi sotto di noi e i grattacieli davanti, in un trionfo di bianco e color carta da zucchero.

A Darling Harbour, gli appassionati di acquari saranno deliziati dal percorso all’interno del Sydney Aquarium, dove si ammirano i pesci australiani e una sezione è dedicata alle meraviglie della Barriera Corallina. I meno appassionati preferiranno il Chinese Garden of Friendship, un giardino in perfetto stile cinese con tanto di pagode, stagni e sala da tè. Permette di sentirsi, come per magia, trasportati in Oriente. Dopo l’immersione asiatica al Fish Market, è fin troppo semplice fare questo salto di immaginazione.

Starbucks. Caffè che salvano.

E visto che nei viaggi bisogna sperimentare un po’ tutto, anche le cose banali, punto diritto verso Starbucks e i suoi divanetti con vista sul porto. La torta alle mele è fredda di frigorifero. Sapevo che sarebbe stata una delusione, ma Starbucks, come gli aeroporti, è una di quelle tappe inevitabili. Compare quando ne hai bisogno, quando non trovi un caffè carino nemmeno se preghi in cinese. Quando l’alternativa è il fast food con l’insegna fluorescente in cui non entreresti nemmeno per scampare al diluvio, oppure il bar fintamente italiano con dubbi croissant decongelati sul banco. Meglio il beverone caldo nel bicchiere con il logo verde e la torta refrigerata. E poi, diciamocelo, Starbucks è diventato un simbolo della vita ordinaria in un paese straniero, con i suoi divani consumati, le persone con gli auricolari alienate nel mondo virtuale e il nome scritto in modo errato sul bicchierone. Secondo me lo fanno di proposito, fa parte del gioco. Fa sentire stranamente a casa.

Darlinghurst

Sull’onda della banalità confortevole, decidiamo che la cena si terrà all’Hard Rock Café, la cui insegna familiare ci guarda oltre il ponte e il menu contempla le opzioni per i vegetariani. Prima, però, c’è tempo per una passeggiata verso Market Street e Hyde Park, in cerca di opossum, e oltre, lungo Oxford Street fino a Darlinghurst. Metà a piedi e metà in autobus, preso al volo lungo la via.

Tempo fa era un quartiere a luci rosse, ora Darlinghurst è ricco di gallerie, caffè, negozi vintage, boutique ricavate dalle vecchie case di tolleranza. Ci si imbatte in graffiti sui muri, ragazzi seduti sui gradini a mandare messaggi con il cellulare, giovani con una birra in mano o intenti a fumare davanti a una galleria d’arte. Le case a due piani con i balconi in ferro battuto, decorati, si alternano agli edifici in mattoni rossi e ai condomini moderni.

Tornando verso Circular Quay in autobus, quando ormai sta facendo buio, mi sento immersa nella pioggia, nelle strade bagnate, nel traffico, nel viavai della gente, nei colori delle case, nei negozi che stanno chiudendo, nei ristoranti che aprono, nella tazza di tè che mi attende e nei ponti che attraversano il mare. Mi sento parte della città. E voglio restarci.

Millers Point - Sydney

Millers Point - case

Sydney Fish Market


Il Sydney Fish Market si trova tra Wattle Street e Bridge Road. Conviene andare la mattina e fuggire all’ora di pranzo, per non trovarsi schiacciati come sardine tra famiglie intere che pranzano all’interno.

Glebe


Glebe è collegato a Darling Harbor dalla Light Rail (Glebe Point Road-Convention Center e viceversa, 18 minuti) e a Martin Place dal bus 431. Da Glebe si può proseguire anche per Balmain, un quartiere residenziale con villette immerse nel verde e pasticcerie dove fare merenda. Da Glebe Point Road si arriva con l’autobus 433, che porta a Balmain Wharf. Si può tornare in traghetto sul Parramatta River, fino a Circular Quay. Per i caffè di Glebe, leggete qui.

The Rocks


La cabina del telefono rossa, British style, si trova a The Rocks, il quartiere più antico di Sydney. È un intrico di stradine in salita e discesa e di case dell’epoca coloniale, tra cui si trovano cottage e angoli suggestivi. Qui un tempo gli edifici erano adibiti a magazzini per le merci in arrivo dal mare, come i docks londinesi; ora sono stati ristrutturati e ospitano musei e ristoranti. Consiglio un giro al Grand Hayatt, un hotel di lusso sul mare, anche solo per assaporarne l’atmosfera. Per cena, invece, conviene fermarsi in uno dei tanti pub: sono i più antichi della città.

Millers Point


Un giro attorno al promontorio di Millers Point, la mattina, permette di ammirare le case sull’acqua. Sono moderni appartamenti con posto barca che probabilmente hanno prezzi folli, ma che fanno desiderare di vivere lì. Sempre a Millers Point si trovano ristoranti con vista sul mare, molto scenografici. Contrariamente alle mie abitudini, ne ho provato uno italiano, Ventuno, e confesso di avere mangiato un risotto preparato con arte. L’atmosfera vale la cena.

Opera House

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