Una solitaria giornata d’inverno, tra l’oceano e Woollahra

Il cielo è nuvoloso, la spiaggia deserta, le lampade accese illuminano le stanze oltre le finestre delle villette a schiera di Bondi e, più in là, di Woollahra. Il mare è di un azzurro strano, a volte striato d’argento, altre più simile al verde acqua. Eppure ho visto la luce calda del tardo pomeriggio accarezzare l’orizzonte sulle spiagge di Sydney, ammorbidire i contorni delle rocce, far risplendere d’oro e argento l’oceano e tingere le nuvole d’indaco e rosa.

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Sono scesa dal bus 373 in cima alla spiaggia di Bondi e ho camminato verso North Bondi, lungo la spiaggia di cui tanto avevo sentito parlare. Ho aspettato, seduta sulla sabbia umida, che in cielo spuntassero le stelle del Sud. Ho ballato in uno dei locali del quartiere, ho mangiato una pizza all’aperto. Ho percorso sotto il sole e con il vento la strada che, lungo la costa, porta a Clovelly Bay e Coogee. Oggi, però, quei luoghi sono immersi nella quiete incerta che segue il temporale.

Non fa freddo; l’aria ha quel profumo pungente, di alghe, di sale e di foglie, che associo all’inverno tiepido della città australiana. Sono seduta in un caffè di Bondi, il Porch and Parlour di Ramsgate Avenue, dopo una lunga passeggiata che è stata, in realtà, un’avventura inattesa.

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Coogee

Stamattina, salita sull’autobus per Coogee, ho guardato i quartieri scorrere uno dopo l’altro fuori dal finestrino, mentre si addensavano le nuvole. A un tratto, il diluvio. Fiumi d’acqua lungo le strade, i passanti che si riparavano invano sotto gli ombrelli. Forse a Londra ho trovato una pioggia simile, una volta, mentre camminavo lungo la strada che costeggia Hyde Park. Non avevo idea di come potessimo scendere dall’autobus, una volta arrivati a destinazione. Coogee è una graziosa spiaggia a mezzaluna in una zona tranquilla, residenziale, piena di caffè e negozietti: una meta improponibile con questo uragano. E detesto l’idea di tornare indietro per colpa del meteo.

Lungo l’oceano

Per qualche miracolosa coincidenza, però, quando il bus arriva al capolinea, davanti alla spiaggia, non piove più. L’aria è umida, ma non fredda. Gocce trasparenti scivolano giù dai lunghi aghi dei pini che orlano la spiaggia. Respiro, sollevata. Possiamo prendere la strada a sinistra della baia e cominciare la nostra passeggiata verso Bronte Beach, costeggiando quello che, per me, rimane uno dei luoghi più belli della città.

Clovelly Bay

Il sentiero si arrampica e scende tra scogliere e boschetti, offrendo viste incredibili sull’oceano. Superato il primo promontorio, una lingua di roccia e sassi dove una barca rotta è abbandonata al suo destino, e ancora scogli, si arriva a Clovelly Bay, un’insenatura sabbiosa che al momento è deserta. L’acqua scintilla sotto un timido raggio di sole, e la piscina ricavata nella pietra è tutta per noi. Vado a curiosare tra le case affacciate sulla minuscola baia. Desidero intensamente di abitare qui, con questa vista, con questo profumo di pino e di sale, con il rumore del mare in sottofondo.

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Resterei qui all’infinito; invece mi costringo, a malincuore, a riprendere il cammino e mi spingo fino alle scogliere contro cui s’infrangono le onde, blu, bianche, smeraldo. Le raffiche di vento sembrano volerci portare via, mentre attraversiamo un tratto erboso, senza protezione, dove una coppia anziana passeggia a braccetto. L’immagine della serenità.

Bronte

Un cimitero affacciato sul mare e attraversato da un sentiero stretto, poi un altro promontorio da superare e, infine, Bronte. Un’altra spiaggia solitaria, dove qualche temerario prova a fare surf. È il luogo perfetto per un picnic, nella bella stagione o nelle giornate di sole, per un barbecue o per una partita di volley, come in passato, quando ho trascorso qui un pomeriggio indimenticabile. Ma questa è un’altra storia.

Bondi Beach

Volendo, si può esplorare il quartiere, abitato soprattutto da famiglie; io preferisco proseguire fino a Bondi Beach, oltre l’ennesima scogliera. Altri panorami che si fatica a lasciarsi alle spalle, altre case dove si vorrebbe abitare. La mezzaluna di Bondi è molto più ampia delle sue sorelle, e senza folla né surfisti sembra grandissima. La sabbia è color senape, il vento costante.

Costeggiamo il muro che la delimita, forse per proteggere le case, e ammiriamo i graffiti che abbelliscono la pietra. Mi viene voglia di togliermi le scarpe e correre a pieni nudi sul bagnasciuga, e sto quasi per farlo quando ricomincia a piovere. Non la pioggerellina leggera che si può ignorare, ma uno scroscio in piena regola, che ci costringe a risalire verso Campbell Parade e cercare riparo.

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North Bondi

Conosco il quartiere di Bondi, dove lungo le vie leggermente in salita si trovano case più shabby che eleganti, caffè e librerie indipendenti, negozi di designer (Hall Street), farmers market e gallerie d’arte (Curlewis Street), perfino pizzerie e gelaterie. È amato dagli spiriti artistici e un po’ controcorrente perché è eclettico, festaiolo quanto basta, con quell’aria un po’ hippie e un po’ modaiola che si nota entrando nelle case e nei caffè. Come il Porch and Parlour, appunto, con le panche di legno e il menu eclettico. Una ragazza accanto a me sta disegnando su un album. Una donna beve una tisana che profuma di cacao.

Bondi Junction

Più tardi, prendo davanti al locale il bus 333 e scendo a Bondi Junction, una zona a me cara. Un vivace mercato all’aperto dove si comprano frutta, verdura, formaggio, sciarpe, fiori e prodotti per la casa attira i giovani che si muovono in gruppo, affollando la via. Le famiglie preferiscono Westfield, il grande centro commerciale. All’interno si trovano negozi, caffè e un supermercato, Woolworths.

Perdo un’ora all’interno, incantata dall’atmosfera pacifica (e dal negozio Ugg). Attraversata Grafton Street si entra invece nella municipalità di Woollahra, una delle mie zone preferite. Le villette dai cancelli e balconi in ferro battuto si susseguono lungo le vie all’ombra di alberi dai fiori rosa e rossi, tra atelier e designer, e le fermate degli autobus sono casette di legno dall’aria civettuola.

Woollahra

Abitare a Woollahra significa passeggiare indisturbati, soprattutto quando scende il sole e la luce diventa dorata. Dalle ristrutturazioni e dai cambiamenti fatti nel tempo, però, ho la sensazione che i prezzi si siano alzati e che non sia facile permettersi una casa qui. Eppure sento che è il “mio” posto. Tutti ne abbiamo uno, e non imposta se è possibile o impossibile. Mentre in cielo compare la luna al contrario, torno sui miei passi e prendo il bus che percorre la trafficata Oxford Street, dove si accendono i lampioni e si aprono gli ombrelli. Ha ricominciato a piovere.

Casa a Woollahra

 

  1. ciao ilenia
    ok prendo nota allora che l indirizzo blog cambia:)
    bacione a te
    daniela

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