Tre giorni a Shanghai tra Bund e giardini, cucina e cultura

Shanghai è una delle poche città, finora, che mi hanno lasciato a bocca aperta. Dopo essere rimasta affascinata da Hangzhou e sorpresa da Hengdian, ero curiosa di scoprire la metropoli di cui tanto avevo sentito parlare e che non sapevo immaginarmi. Avevamo in programma una giornata all’università, tra lezioni e conferenze, e altre due a spasso per la città, tra soste culinarie e culturali. Tre giorni bastano per vedere Shanghai? Io dico di sì. Per quanto estesa, Shanghai non conserva molte tracce del passato, come ho avuto modo di scoprire durante il viaggio.

Arrivo a Shanghai

Arriviamo a Shanghai dall’autostrada, dopo avere attraversato la campagna cinese. Il sole è calato all’orizzonte e si accendono le prime luci. Data la stagione, il buio arriva in fretta e quando entriamo in città siamo travolti dalle mille luci delle strade e dei grattacieli, che danno l’impressione di avere varcato la soglia di un altro mondo. Davvero siamo ancora in Cina?

I villaggi, le case con i panni stesi nel cortile, gli edifici dai muri scrostati hanno lasciato il posto a palazzi sempre più alti e moderni, inseriti in un labirinto di autostrade su più livelli. Il nostro hotel (The Bund Hotel Shanghai) è splendido, un grattacielo nel cuore del Bund con diversi ristoranti situati su vari piani. Affamati, optiamo per il giapponese, tanto per variare. E non restiamo delusi. Approfittando della bella serata, usciamo subito e ci dirigiamo verso il fiume.

The Bund: il confine tra prima e dopo

È qui che resto a bocca aperta. Nel Bund, l’area pedonale che corre lungo la sponda occidentale del fiume Huangpu, sembra di trovarsi in un film di fantascienza. Tutto è gigantesco e abbagliante, una giostra di rossi, oro e blu che non si ferma mai. In realtà, questa zona un tempo era coperta di fango e ospitava le barche. Dopo la guerra dell’Oppio del 1842, le potenze straniere cominciarono a costruirvi banche e aziende, cambiando il volto di Shanghai.

E negli anni Venti e Trenta, ecco il boom: Shanghai diventò il centro finanziario e commerciale della nuova Cina. Lungo il fiume spuntarono eleganti edifici coloniali (il Consolato Britannico, la Dogana, the Peace Hotel) e, più di recente, grattacieli sempre più arditi. Impossibile non essere affascinati dallo skyline quando arriva la sera.

La Concessione Francese

Ancora travolta dallo spettacolo architettonico lungo il fiume, il giorno seguente azzardo una colazione salata. Non disdegno pancake e salmone nei paesi nordici, ma qui, in Cina, in questo hotel di lusso, prendo il riso fritto, la frittata di tofu, i ravioli. Subito dopo, però, mi rendo conto che mi mancano il porridge, lo yogurt greco e il miele. Sono più legata alle mie abitudini di quanto pensassi.

Ci attende una visita molto interessante, oggi, un viaggio attraverso la Concessione francese. Entriamo così in un quartiere di grandi viali alberati, lungo i quali sfilano gli edifici del periodo coloniale. Una ragazza del gruppo ne è conquistata. L’atmosfera rilassata, le influenze occidentali nel contesto mandarino, i platani maestosi hanno un fascino particolare. Qui si trovano anche ristoranti occidentali, Starbucks e negozi di lusso.

Il parco Guangqi, Xu e Matteo Ricci

Nel weekend assistiamo a una messa cattolica in cinese. Vi assicuro che è una di quelle esperienze di viaggio che restano impresse. La cattedrale cattolica di Saint Ignatius è una costruzione piacevole immersa nel verde, nella zona commerciale di Nandan Road. I cinesi cattolici sono vestiti a festa e pregano nella loro lingua, seguendo il rito che conosciamo. La chiesa è inondata di luce e di canti, ma ovviamente non capisco una parola.

Dopo tanto, tanto tempo, torniamo a rivedere l’esterno. Ci aspetta una passeggiata nel vicinissimo parco Guangqi, dedicato a un personaggio assai noto in città: Xu Guangqi. Scienziato, astronomo, matematico vissuto tra Cinque e Seicento, Xu fu collega e amico di Matteo Ricci, il missionario italiano che portò il cattolicesimo in Cina. Tradussero i classici in cinese, lavorarono a mappe e documenti volti a diffondere conoscenza nel popolo.

Una volta ritiratosi dall’esercizio pubblico, Xu si dedicò all’agricoltura, piantando patate dolci e cotone e coltivando numerose piante. Resta così il suo bel giardino, che ospita la tomba e il Memorial Hall in cui sono conservati testi, mappe, strumenti dell’epoca. Un viaggio meraviglioso nell’epoca dei grandi viaggi in Oriente.

Quel che resta di antico: Nanshi e Yu Garden

Un esperto di cucina locale ci porta in un ristorante di sua conoscenza, il Din Tai Fung (New World Plaza), specializzato in dumpling. Ne ordiniamo diversi, tutti deliziosi. A piedi raggiungiamo quella che viene considerata la parte vecchia di Shanghai, Nanshi, a sud-ovest del Bund. Vecchie case, botteghe e costruzioni disordinate, protette dalle mura, attirano i visitatori ma finiscono per deludermi. C’è un’aria strana, quasi di autentico forzato, oltre che di sporcizia. Mia sorella, che è stata anche a Pechino, mi ha assicurato che il vero “vecchio” cinese è un’altra cosa.

Molto più interessante è lo Yu Garden (che dà il nome alla fermata della metropolitana, linea 10). Bisogna entrare presto, perché alle 5:30 pm chiude i battenti. E bisogna percorrerlo in senso antiorario per non perdersi nel labirinto dei piccoli giardini, tra ponti, pagode, stagni e rocce. Un piccolo mondo verde nel cuore di una città futuristica.

Lezioni di cinema e cena con vista

Come ormai sapete, in Cina sono andata per conoscere il cinema cinese. Perciò il lunedì ci attende una bellissima lezione all’università, dove ci accompagna la nostra fedele guida, una ragazza che proprio qui ha studiato. è tanto carina che, dopo un mio commento sul pom pom rosa attaccato al suo cellulare, me ne compra uno. La adoro.

Il campus di Shanghai è completamente diverso da quello iper tecnologico di Hangzhou. Si respira aria di libri, di carta, gli studenti vanno e vengono e le aule sono molto “vissute”. Incontriamo lo sceneggiatore Ni Zhen (Lanterne Rosse) e la regista e scrittrice Xiao Lu Xue. Due persone che ci conquistano subito, senza indugi. Lei è minuta, grintosa. Parla in modo trascinante. Scopriamo che i nuovi, giovani registi cinesi non credono più nel romanticismo, che le ragazze sognano di fare carriera e di vivere come le eroine di Sex & The City.

La sera le vedo, quelle ragazze, tirate ed eleganti, con i capelli setosi e il rossetto, sedute ai tavoli di M On the Bund, ristorante chic al settimo piano del Nissin Shipping Building. La sala è piena, sono tutti giovani e hanno in mano un cocktail mentre guardano lo skyline sul fiume.

La mia amica decide di trasferirsi qui (e lo farà). Io non sento affinità con questo paese enorme, ma sono contenta di esserci stata. Di essere entrata nelle loro università e avere partecipato, per un paio di settimane, alla loro vita di tutti i giorni.

Bund Hotel, Shanghai

  1. Come sempre anche questo diario cinese ha la capacità di trasportarmi direttamente nei posti: immagino i sapori, gli odori e le atmosfere. Grazie per questo viaggio virtuale 🙂

    • Blueberry Stories

      Grazie Silvia! Tu mi dai sempre soddisfazione. Anch’io ho rifatto il viaggio scrivendo… è uno dei motivi, forse il principale, per cui mi piace tenere il blog. Buon weekend!

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