Nel magico mondo degli Hengdian Studios, la Hollywood cinese

Ho letto tanti post sulla Cina, ma ancora nessuno sugli Hengdian Studios. Questa cittadina non lontana da Shanghai passa spesso inosservata ai turisti occidentali in Cina, forse perché attira soltanto chi ama il cinema. Qui sono stati girati molti film che uniscono ispirazione e location cinesi e l’impianto hollywoodiano, come i capolavori di Zhang Yimou. Ditemi che lo conoscete. Lanterne Rosse, La foresta dei pugnali volanti, Hero… Se non avete mai visto questi film, correte a cercarli. Combattimenti come danze, colonne sonore splendide, paesaggi malinconici e un senso di fragilità della vita compensata però dalla fede in un ideale. Le storie rispecchiano la cultura di un popolo, anche se filtrata attraverso una produzione internazionale.

Hengdian Studios

Hengdian Studios

Dopo la lezione all’università di Hangzhou ero curiosa di visitare gli Hengdian Studios, o “Chinawood” come viene chiamata la Hollywood cinese, nella provincia dello Zhejiang. 13 location storiche, dalla Canton del XIX secolo alla Città Proibita, distribuite tra laghi, pianure, colline, villaggi e pagode.

La costruzione cominciò negli anni Novanta, trasformando una zona di campagna nel più esteso studio cinematografico del mondo. In una pagoda è conservata l’immagine di Buddha più grande della Cina, con petali colorati che galleggiano in ciotole d’acqua e bastoncini d’incenso lasciati dai visitatori. Dall’alto della pagoda si gode di una splendida vista sul parco, un mosaico di laghi, boschi, edifici e strade accarezzati dalla luce soffusa del pomeriggio.

Nel villaggio fantasma

Un antico villaggio è stato completamente ricostruito per ospitare le riprese dei film; varcata la soglia, mi sono sentita in un paese fantasma. Avete presente la scena de La città incantata di Myiazaki, quando si entra nel villaggio abitato solo da spiriti al calar della sera? Ecco, mi è venuta in mente subito. E ho camminato con circospezione tra botteghe vuote e pagode silenziose. C’erano tre gatti oltre a noi, e parlo di gatti veri.

Il Palazzo Imperiale della dinastia Qin

Naturalmente, questa solitudine ha un che di affascinante. E quando entriamo nel palazzo dove fu girato Hero, mi sento dentro a un film. L’atmosfera è molto diversa rispetto a quella che trovate a Los Angeles, dove gli Universal Studios sono un vero e proprio parco divertimenti. Negli Hengdian Studios si resta incantati dall’estensione, dalla maestosità degli edifici, ricostruiti con dovizia di particolare e attenzione per i dettagli.

Il percorso all’interno del palazzo imperiale consente di vedere le armi, i vestiti, gli oggetti usati nella storia dello straniero Senza Nome interpretato da Jet Li. Dopo avere ucciso i più abili assassini del regno, il guerriero risparmia il suo ultimo nemico, il sovrano, in nome della pace, e accetta il suo destino.

Nella finta Città Proibita

Poi ci portano a Pechino. Senza nemmeno prendere un treno, o un aereo. Una macchina elettrica che ci lascia di fronte all’ingresso della Città Proibita, imponente e silenziosa. All’interno, le statue della tartaruga cinese, della gru, e di altri animali simbolici sorvegliano il cuore dell’Impero. Le scale verso il palazzo delle dinastie Ming e Qing sembrano infinite. Non è l’originale, eppure chi è stato nella vera Pechino resta a bocca aperta, perché la somiglianza è incredibile. Ci muoviamo quasi senza parlare, stupiti di essere – anche qui – praticamente soli. Le foto rendono l’idea della ressa che c’era.

Angoli di Cina

Da Pechino a Hong Kong. Entrare in Hong Street significa catapultarsi nella città vittoriana del diciannovesimo secolo, tra edifici in stile europeo che rivelano la prosperità dell’epoca. Diverso il clima di Guangzhou Street, che riproduce invece Guangzhou, conosciuta anche come Canton, negli anni Quaranta dell’Ottocento.

La sera, lungo il fiume si accendono le lanterne. La zona detta “Riverside Scene” ricostruisce un dipinto storico di Zhang Zeduan, riportandoci indietro di cent’anni. Case, ponti, moli, banche e archi sotto cui camminare, immaginando la vita quotidiana in una Cina ormai scomparsa.

Un tè sui campi da golf

Ci spostiamo dagli Hengdian Studios per raggiungere i vicini campi da golf, un’oasi di lusso discreto tra le colline. Da un caffè sulla cima si ammira un tramonto d’oro sulle montagne. Una tazza di tè, una (molto occidentale) fetta di torta e una stufa accesa riscaldano a dovere. Serve proprio, dopo la gita a bordo di caddy lanciate a gran velocità su e giù per la collina, mentre gli autisti ci fanno domande gridando per farsi sentire. Il vento è gelido, le raffiche rendono difficile curvare senza avere l’impressione di schiantarsi. La guida cinese non è la più sicura al mondo, nemmeno sui campi da golf.

Mentre raggiungiamo il ristorante dove ci aspettano per cena, penso all’atteggiamento dei cinesi che sto riscontrando in ogni tappa del viaggio. Nella corsa verso la modernità, all’improvviso i tempi antichi sono diventati un peso. Millenni di tradizioni, abitudini, stili, storie, credenze sono stati messi da parte. Si avverte nelle parole degli studenti cinesi che vogliono emigrare, che scimmiottano lo stile occidentale. Non vogliono parlarci del loro Paese, vogliono soltanto sapere del nostro. Spazziamo via l’antico, tanto ci sono i set che ricostruiscono palazzi e villaggi. Questo pensiero mi spaventa, ma è ciò che vedo.

In cucina: alghe, ravioli, riso e…

Mentre si fa buio e in cielo compare la luna, ci inerpichiamo lungo una strada di montagna, nel verde umido dopo la pioggia. Il ristorante è semi nascosto tra gli alberi, una costruzione di legno in cui le cameriere si muovono con passo leggero. Ci fanno accomodare in una saletta intorno a tavoli rotondi. Hanno acceso le candele perché, ci avvisano, ogni tanto l’elettricità salta. E così accade. Il riso è servito in grossi recipienti di terracotta, aromatizzato con erbe e carne arrostita.

La cucina non c’entra niente con quella che si trova nei ristoranti cinesi disseminati per l’Italia. Capita di trovare un piatto di alghe dal sapore magnifico condite con una crema di cocco e ravioli ripieni di verdure. Oppure bon bon dolci con un ripieno morbido (serviti assieme al salato, sì) e pesce bianco cucinato intero. La nostra accompagnatrice locale prende una pentola fumante in cui galleggia qualcosa di non meglio identificato, che prende a mangiare con gusto. Non capisce perché la guardiamo scettici: sono zampe di gallina, una vera delizia. Nessuno osa fiatare, né assaggiare la suddetta delizia.

Hong Kong street at Hengdian

Film & altri dettagli:

Lanterne Rosse di Zhang Yimou. È un capolavoro che esplora la vita matrimoniale in Cina degli anni Venti, scandita dalle lanterne rosse che vengono accese accanto alla stanza della prescelta per la notte.
Hero e La foresta dei pugnali volanti di Zhang Yimou: se cliccate sul link, trovate un articolo su questi bellissimi film.
La tigre e il dragone di Ang Lee. Qualcuno l’ha definito la versione asiatica di “Ragione e Sentimento”, ambientata in un Medioevo sospeso tra storia e leggenda. Tratto dal romanzo “Crouching Tiger, Hidden Dragon” di Wang Du Lu, racconta una storia di amore e vendetta, di grandi ideali e atmosfere fiabesche. “Come la verità è nel silenzio, la forza è nella quiete. Non c’è lotta senza pace interiore, ricordalo”.

Trasporti: Non ci sono treni o bus diretti da Shanghai a Hengdian. Se vi muovete da soli, senza macchina, la soluzione migliore è prendere un bus da Shanghai (vicino alla stazione ferroviaria) a Dongyang. Il tragitto dura 4 ore, ma da lì un comodo shuttle parte ogni 15 minuti per Hengdian Sudios.

Noi siamo arrivati a Shanghai da Hengdian, quattro ore di pullman attraverso la campagna cinese. Ma questa è una storia da raccontare in un altro post.

Hengdian

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