Sudafrica: itinerario da Sun City a Pretoria

Dove eravamo rimasti:

Siamo in Sudafrica, un viaggio on the road che sta regalando emozioni inattese. Partite da Cape Town, siamo volate nello Zimbabwe, alle Cascate Victoria, e ci siamo innamorate di questo luogo sospeso nel tempo. Dopo avere attraversato il confine fra tre stati e avere fatto due safari, nei parchi Chobe e Kruger, il viaggio continua su altre note.

Giraffa al Kruger National Park

Itinerario: dal Parco Kruger a Sun City

Da sole, con la nostra macchina ormai diventata parte integrante del viaggio, esploriamo la parte meridionale del parco Kruger. Qui notiamo una vegetazione più rigogliosa: alberi più fitti, corsi d’acqua, erba alta. Dopo una sosta a Lower Sabie, qualche simpatica giraffa, un rinoceronte e un gruppo di leoni in relax sotto gli alberi, lasciamo Kruger e riprendiamo la strada verso il Mozambico. Banane, palme, alberi da frutta, un tribudio di tropici e un colorito accampamento di gente in attesa per passare la dogana sgangherata. La via da qui a Sun City, a nord ovest di Johannesburg, è lunga, ma bellissima. Dalle suggestioni tropicali e quasi californiane delle altissime palme si passa alle montagne verdi, che degradano nelle colline e si appiattiscono nelle distese color ocra. 

Campi di banane in Sudafrica

AUTENTIQUE FRENCH GUESTHOUSE

Evitiamo Johannesburg con il suo strato fitto di smog che aleggia sui palazzi e ci dirigiamo verso Pretoria e poi Roestock, mentre cala la sera. Qui rischiamo di perderci in una strada sterrata in mezzo alla campagna. Siamo alla ricerca della “Autentique French Guesthouse” in cui vorremmo passare la notte. Ma non capiamo dove sia, il buio è completo e sono quasi certa che stiamo girando in tondo. Ridiamo per non piangere. Infine, non so come, la troviamo. Una serie di casette in stile provenzale arredate con gusto e gestite da una coppia di francesi giunti in Africa perché “c’è sempre il sole”. La mattina ci accolgono con una splendida colazione. Sembra quasi di essere in Provenza.

Giraffe nel parco Kruger

Sun City, la Las Vegas africana

Sun City è una Disneyland per adulti, una Las Vegas per bambini. Una città giocattolo, circondata da colline e fatta di alberghi lussuosi. Ci sono piscine, palme, animali, una spiaggia bianchissima e fintissima, uno splendido campo da golf, un lago, negozi, ristoranti e spettacoli musicali. La mattina visitiamo il “Ponte del Tempo”, la spiaggia e il Palazzo di Lost City, costruito con marmi italiani e adornato con sculture africane. Ha perfino le cascate in giardino e la versione africana della cupola di Michelangelo a Roma. La sala da tè ha un’aria British, tipicamente coloniale. 

Sun City - ingresso

Nel pomeriggio esploriamo gli altri hotel, nei cui giardini si trovano ponti di corda, stagni, voliere e piscine. Attraversiamo il campo da golf, strappando a un caddy un passaggio fino al lago.

Sun City, la piscina

Il fascino di Pretoria

Pretoria ci accoglie con una casa splendida situata a Brooklyn, uno dei quartieri “bene”che si dirama lungo le vie ombreggiate dagli alberi di sicomora. Il pane allo zenzero che si compra nella piazza principale vale da solo il giro della città. Ma Pretoria ha molto da offrire. Attraversandola in macchina, scopriamo i palazzi bassi e dalle linee semplici, l’aria ordinata. Raggiungiamo il Vortrekker Monument, una costruzione in stile “fascista” in onore dei Vortrekker, protagonisti di una diaspora verso quest’area alla ricerca dell’oro. Costruito su una collina, offre una splendida vista sulla città e sul territorio circostante. Interessanti arazzi intessuti da artisti locali rappresentano scene di vita quotidiana.

CHURCH SQUARE

Tornando in città, ci fermiamo all’antica abitazione di Paul Kruger, una casetta arredata pesantemente in stile inglese. Sembra più adatta ai rigidi climi del Nord che non al sole luminoso dell’Africa. Poco distante si trova Church Square, sulla quale si affacciano il Tribunale e l’antico Palazzo del Governo. La piazza è un variopinto insieme di bancarelle messe alla rinfusa, artisti di strada, passanti che sostano attorno alla statua centrale. Provo una strana sensazione mentre cammino attorno alla piazza. Io e la mia amica siamo le uniche bianche. Siamo noi, qui, le diverse.

BURGER PARK

I musei sono raccolti intorno allo splendido Burger Park, che attraversiamo incantate. Palme enormi, piante tropicali, fiori dai colori brillanti e un unico bar con le grate alla finestra. Guardiamo gli imponenti musei dall’esterno, affascinate. Dedichiamo invece una visita a Melrose House, una deliziosa abitazione vittoriana appartenuta a una famiglia inglese e ora museo cittadino.

In giro per la città

Cerco di immaginarmi la vita delle ragazze che hanno abitato queste stanze dai mobili da bambola, tra feste e gite in carrozza verso Prospect Hill, con le sue ville, il Palazzo del Governo, i giardini terrazzati e i famosi alberi di sicomora. Arriviamo in tempo per il tramonto, che inonda di luce la città sotto di noi. La sera, sfidiamo i moniti di stare chiuse in casa e “non camminare” e andiamo a cena a Heathfield, sobborgo universitario. Nel giro di pochi metri quadrati si concentrano locali, ristoranti, bar e studenti. Sinceramente, non ci sentiamo per nulla in pericolo.

Di nuovo a Johannesburg 

Ed eccoci di nuovo a Johannesburg, con i suoi palazzi abbandonati a causa dell’alto tasso di criminalità. La nostra guida, un ragazzotto simpatico, ci mostra la città. Ci racconta che, dopo essere cresciuta come un alveare quando tutti accorrevano qui in cerca dell’oro, è ora lasciata allo sbando. Vediamo uno stranissimo negozio di magia nera, incastrato tra botteghe che portano ancora le scritte “non-white only”. È un ricordo dei tempi dell’apartheid, argomento di cui leggiamo fiumi di notizie nel museo appena fuori Jo’burg, nel quartiere chiamato “Golden City”.

MUSEO DELL’APARTHEID

Il museo raccoglie testimonianze della storia del Sud Africa. L’arrivo dei coloni olandesi e britannici sconvolse il mondo dei “bushmen” africani. Si crearono fattorie in mano ai bianchi, dove i neri erano costretti a lavorare come schiavi. L’emancipazione coincideva con il trasferimento in città. Quando i bianchi ritennero che troppi erano i neri urbanizzati, però, provvidero a segregarli nei ghetti che oggi si raccolgono sotto il nome di Soweto, South-West-Townships.

Soweto

Nel pomeriggio, la guida ci porta a Soweto e ci mostra la casa dove è cresciuto Mandela, abbandonata soltanto quando venne eletto presidente. Visitiamo la chiesa, una struttura moderna in cui sono ancora evidenti i buchi lasciati dai proiettili delle sparatorie avvenute negli anni passati. Attraversiamo le strade dove bambini in uniforme scolastica e adolescenti si radunano a chiacchierare con gli amici, come in qualsiasi città del mondo.

Anche qui ci sono le case dei “ricchi” di Soweto. Sono i neri che, raggiunta una buona posizione economica dopo la fine dell’apartheid, non hanno lasciato la township. Accanto, le case dei poverissimi, fatte di cartone e lamiera assemblati in cui intere famiglie dormono in un solo letto. Approfittano dei turisti per assaltarli, letteralmente. Non fanno mistero del fatto che noi viaggiatori europei, americani, asiastici e australiani siamo la loro maggior fonte di redditoE, all’improvviso, mi sento un’intrusa.

Ritorno a Capetown

Capetown mi manca ed è bello vederla apparire dal cielo, mentre l’aereo vira sull’oceano prima di atterrare. Siamo svegliate dall’ululato del vento e dal fragore delle onde che sbattono sugli scogli. Una giornata di pioggia torrenziale mi saluta prima della partenza, ricordandomi le infinite contraddizioni di questo mondo che ho imparato ad amare.

La parte migliore del Sudafrica si scopre percorrendo le sue strade, fermandosi nei paesini e guardando i suoi tramonti. Vale la pena di trascorrere qualche giorno sulla costa per visitare Cape Point e Cape of Good Hope. Proseguite fino a Pringle Bay oppure, se avete più tempo a disposizione, fino a Port Elizabeth.

A nord-ovest di Capetown la costa è altrettanto bella. Si visita il West Coast National Park e si arriva fino a Saldanha. In questa riserva naturale si susseguono spiagge, fari e speroni rocciosi. All’interno, il giro raccontato qui e negli articoli precedenti permette di assaporare i colori, i ritmi, le bellezze naturali di questo Paese. Si passa attraverso scenari diversi, tutti affascinanti.

Scrivetemi se volete consigli o informazioni su un itinerario in Sudafrica.
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