Sudafrica, Zimbabwe e Botswana, tra cascate, canyon e safari

Dove eravamo rimasti:

Io e la mia amica, dopo i giorni spesi a visitare la costa sud, ci siamo imbarcate per un’avventura on the road che comincia in… aeroporto. E’ sera quando prendiamo l’aereo per Johannesburg e, all’atterraggio, le stelle brillano nel cielo australe. Ad accoglierci troviamo il fotoreporter francese che ci affitta una camera per la notte, un uomo affascinante e simpatico che ama chiacchierare.

VicFalls Hotel_pool

Itinerario da Capetown al Kruger Park

Mentre ci dirigiamo verso una casa fuori città, una sorta di villetta a schiera essenziale ma graziosa, racconta di trascorrere la maggior parte del tempo in giro per i parchi africani, a fotografare animali selvaggi: le foto appese in camera sono sue. La moglie non parla inglese e mi chiedo come passi le giornate in questo remoto quartiere di Johannesburg, circondato dal deserto. Ci comprendiamo a gesti, mentre ci porta con un sorriso un vassoio con un’ottima tazza di tè roiboos e biscotti di pastafrolla. Vista l’ora tarda, è la cena perfetta.

VicFalls Hotel_breakfast room

Victoria Falls

Il giorno dopo ci accompagna di nuovo in aeroporto dopo averci mostrato una parte della città, dove palazzi altissimi si stagliano contro il cielo blu e sembrano dominare la massa di case che parlano di polvere, fatica e caldo. Ci attende un altro volo, stavolta con destinazione Victoria Falls.

Atterriamo a mezzogiorno e perdiamo un’ora intera per ottenere il visto di ingresso nello Zimbabwe, in fila davanti a un ufficio di fortuna in mezzo a turisti con cappelli e zaini. Con il nostro timbro sul passaporto, finalmente saliamo in macchina; il viaggio verso il villaggio chiamato, appunto, Vic Falls è un’esperienza inedita.

Una strada in mezzo alla giungla, una linea giallo ocra in mezzo al verde. Il paese non è che un agglomerato di case dai muri scrostati, botteghe e uffici che sembrano appartenere a un’altra epoca. E la sensazione prosegue all’interno del Victoria Falls Hotel, nato nel 1904, quando fu costruita la prima ferrovia che attraversava l’Africa da nord fino al punto in cui lo Zambesi crea queste meravigliose cascate: una costruzione in stile coloniale, con un giardino affacciato sull’abisso.

Un ponte di ferro segna il confine tra Zimbabwe e Zambia. Un cartello e un ufficio ospitato in una caldissima, soffocante costruzione di muratura, con una fila interminabile di gente in coda allo sportello, sono la dogana: donne e uomini con ceste e borse attraversano il confine, presumibilmente per ragioni di scambio merce e vendita prodotti locali. La notte, il cielo australe un po’ mi delude: erano molte di più le stelle nel deserto in Arizona, la via lattea qui sembra quasi sbiadita. Ma il rumore delle cascate in lontananza e il vapore che si alza sono pura magia.

Victoria Falls, Zambia

Donne africane sul confine Zambia e Zimbabwe

Chobe Nat Park

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Africa elefanti

Chobe National Park

Dopo una colazione all’alba nello splendido ristorante all’aperto dell’hotel (chiamato Jungle Junction, perché così veniva definito questo luogo dai primi viaggiatori che vi arrivavano in treno), partiamo per il Botswana.

Un altro stato, un diverso paesaggio: rosso, oro, azzurro e verde sono i colori dominanti di questo lussureggiante paese che – si vede subito – è in condizioni socio politiche decisamente migliori dei confinanti. Gli uffici della dogana sono puliti, ordinati, la gente più sorridente e disponibile.

Una guida locale ci porta in fuoristrada fino al Lodge sul Chobe River, un fiume che attraversa il Chobe National Park e confluisce nel delta dell’Okawango. Siamo in un villaggio turistico eco-sostenibile, immerso nella natura, silenzioso, pulito. Insieme ai nostri compagni di viaggio, due fratelli sud coreani figli di un diplomatico, partiamo per una gita in barca sul fiume, accompagnata da tè e biscotti. Vediamo coccodrilli, elefanti che camminano lungo la sponda, kudu, impala e ippopotami, mentre il vento scompiglia i capelli e il sole fa risplendere l’acqua di pagliuzze d’argento. Sotto un albero troviamo distese due leonesse, mentre tantissimi elefanti sono scesi al fiume per bere. Torniamo al Vic Falls Hotel nel tardo pomeriggio, e rimaniamo a guardare le cascate nel buio…

Africa Pilgrim's rest

Drive to Pilgrims’ Rest

Tornate a Johannesburg, ritiriamo la macchina e ci dirigiamo verso nord est, attraverso distese arancioni completamente deserte, se non per qualche fabbrica che riversa fumo nero dalle ciminiere.

Arriviamo col buio sulle montagne del Blyde River Canyon, nella regione denominata Mpumalanga, in un paesino sperduto ma pittoresco chiamato Pilgrims’ Rest: case di legno dal tetto a punta, drogherie, una panetteria, una chiesa e un albergo delizioso, nel quale ci fermiamo per la notte. Era un villaggio di gold digger, un tempo, cercatori d’oro, che scavavano nelle montagne per trovare il prezioso metallo. Rimane traccia di questo passato nella miniera abbandonata, appena fuori dal villaggio.

Blyde River Canyon

Fiori rossi nei canyon africani

Blyde River Canyon

Blyde River Canyon

Da qui si sale verso la valle del fiume Blyde, lungo una strada che per trecento chilometri offre viste spettacolari sui canyon. God’s View e Three Sisters sono gli affascinanti nomi dei punti panoramici, dove fiori rossi che in Europa non ho mai visto si stagliano contro la vallata verde e il cielo blu terso. Le tre sorelle altro non sono che tre panettoni di roccia che il vento ha eroso nel tempo, e che mi riportano alla mente il paesaggio delle Blue Mountains australiane, alle spalle di Sydney. Anche là lo stesso nome… e una leggenda, di tre sorelle che trepidano per l’arrivo dei futuri mariti e vengono pietrificate nell’attesa.

Il silenzio è meraviglioso: solo il fruscio del vento tra gli alberi è udibile, e i pini dal tronco sottile e aghi lunghissimi ricoprono il dorso del canyon. Le uniche presenze umane siamo noi turisti e pochi locali che vendono souvenir alle bancarelle ai bordi della strada, sculture in legno e gioielli fatti a mano.

Tornando verso sud, lungo la “Panorama Route” si arriva a Sabie, altro villaggio tra i monti, dove torrenti formano numerose cascate che si possono ammirare da lontano. Infine prendiamo la direzione est verso il Kruger National Park, mentre i pini lasciano il posto ad alberi in fiore e coltivazioni di banane, fino alla savana che caratterizza la zona del parco.

Giraffa a Kruger Park

Kruger lodge

Kruger park

Safari nel Kruger Park

Entriamo poco prima che chiudano i cancelli e incontriamo un rinoceronte e una giraffa, che ci osserva curiosa e per nulla spaventata. Qui le stelle sembrano vicinissime, e pulsano nell’abbraccio vellutato del firmamento.

La sveglia suona all’alba, quando ancora è buio, e partiamo per un safari di cui ricorderò l’aria gelida, gli ululati nel buio e la iena sulla strada, che annusa le gomme del fuoristrada. Quando il sole sorge, rosso e accecante, troviamo tre leoni maschi distesi sull’asfalto, che pigramente si alzano e si allontanano, disturbati dal nostro arrivo. Un gruppo di elefanti attraversa la strada, una giraffa mastica foglie a pochi metri da noi mentre un ghepardo, un rinoceronte, bufali e porcospini, perfino un gufo, ci salutano da lontano.

IL VIAGGIO CONTINUA QUI

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  2. Sogno l’Africa da quand’ero bambina, e non mi decido mai. Ma il vostro è un viaggio stupendo!

    • Grazie mille! E’ vero, è stata un’esperienza incredibile, soprattutto perché abbiamo organizzato tutto da sole, decidendo di volta in volta dove andare. Ammetto che il Sudafrica è il luogo che mi ha colpito più di ogni altro, regalandomi mille emozioni diverse. La teoria del “mal d’Africa” è vera!

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